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Arezzo

La giustizia smascherata, libro di Ricci Albergotti su diritto, politica, magistratura ed errori nei grandi processi

L'avvocato affronta i temi del momento e vicende come caso Palamara, Open Arms, Salis e Garlasco

Alessandro Cherubini

01 Aprile 2026, 08:06

Ricci Albergotti

Gian Franco Ricci Albergotti e il libro

Sarà in libreria per i primi giorni di aprile edito della Casa Editrice Meltemi, il libro di Gian Franco Ricci Albergotti, La giustizia smascherata (Tutto quello che gli italiani dovrebbero sapere). Gian Franco Ricci Albergotti, noto avvocato di Arezzo, già Professore Ordinario nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Bologna, nella quale ha diretto la Cattedra di Diritto processuale civile e quella di Diritto processuale generale, deve ai suoi lunghi studi e pubblicazioni, una profonda conoscenza del diritto in tutti i suoi aspetti, sia civile che penale, che gli ha permesso di esaminare a fondo i più reconditi aspetti della giustizia.

“Smascherare” la giustizia rappresenta un'assoluta novità. Significa portare alla luce realtà giudiziarie per troppo tempo nascoste; o dimostrare l'infondatezza di dogmi ritenuti intoccabili di cui la giustizia si ammanta. È il caso quest'ultimo del libero convincimento del giudice, da sempre ritenuto il simbolo del potere giudiziale, mentre l'autore dimostra che è un potere che non esiste e che anzi è contraddetto dagli stessi codici; o il diritto del cittadino di criticare le sentenze ritenute erronee, anche se non riguardano un suo caso personale, asserendo che le sentenze si impugnano ma non si criticano. Mentre invece, nel libro è dimostrata l'esistenza di un diritto incondizionato del cittadino di controllare in ogni momento la bontà o meno dell'operato di chi, in nome suo, amministra la giustizia e di criticarlo se necessario.

Ma “smascherare” la giustizia, significa anche squarciare il velo su aspetti drammatici e oscuri, quali emergono dalla vicenda Palamara, della quale vengono evidenziate tutte le conseguenze e implicazioni, anche quelle meno note. O indagare sul reale rapporto fra i giudici e la politica, su cui tanto si discute, ma del quale molte cose si ignorano. O infine esaminare a fondo le relazioni fra magistratura e avvocatura, relazioni che vanno sempre più deteriorandosi. Due capitoli sono dedicati al Progetto Meloni/Nordio sulla separazione delle carriere di giudice e pubblico ministero, rispetto al quale l'autore rivisita totalmente il problema con un raffronto fra gli altri Paesi europei e soprattutto con gli Stati Uniti, giungendo a conclusioni mai pensate che sembrano superare lo stesso progetto ministeriale.

Ma soprattutto emergono i più gravi errori giudiziari degli ultimi tempi. In primis l'incriminazione del Ministro Salvini per sequestro di persona e omissione di atti d'ufficio nell'affare Open Arms, smentita dal Tribunale di Palermo e rispetto alla quale l'autore aveva dimostrato l'innocenza del Ministro ancor prima della sentenza. E che dire della totale infondatezza delle 104 denunce presentate dal Codacons contro il Generale Vannacci per incitamento all'odio razziale? E di quelle che vedono dovunque lo spettro del fascismo, che mettono in moto processi giudiziari a vuoto, come nel caso dei fatti di Acca Larenzia e del Sacrario di Affile.

Il libro fa poi piazza pulita dell'accusa contro Arianna Meloni. O di quella contro Francesco Gazzoni, professore ordinario all'Università di Roma, accusato di sessismo per l'ultima edizione del suo libro di diritto privato. O ricostruisce, nei minimi particolari, la realtà effettiva della vicenda dell'ex Ministro Sangiuliano e di Maria Rosaria Boccia. O infine affronta la questione di Ilaria Salis per addebito di occupazione abusiva di immobili. È trattato a fondo poi il caso Garlasco. Un cumulo di errori nelle indagini portati alla luce dall'autore attraverso l'esame capillare della sentenza di condanna di Stasi effettuata pagina per pagina.

Gran parte dell'opera è poi dedicata al braccio di ferro fra politica e magistratura nei due più scottanti casi degli ultimi giorni. Il primo è quello dei migranti inviati a Gjader, a seguito del diniego governativo del diritto di asilo quando provengono da paesi ritenuti sicuri. Sono giusti o sbagliati i provvedimenti dei magistrati di sindacare se il Paese di provenienza è sicuro o meno e di annullare il provvedimento di diniego? Il secondo è quello dell'arresto di Almasri andato in fumo.

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