Arezzo
Il vescovo Andrea Migliavacca
“Vorrei, come messaggio, dare importanza al desiderio. Il desiderio, in senso molto ampio, di pace. Il desiderio che la pace ci sia, dove oggi c'è la guerra”.
Così il vescovo di Arezzo Cortona Sansepolcro, Andrea Migliavacca, nel suo messaggio alla diocesi in occasione della Santa Pasqua.
Lo incontriamo nel palazzo vescovile di Arezzo.
“Abbiamo di fronte quell'immagine che Papa Leone ci consegna di una pace disarmata e disarmante - prosegue Migliavacca - è il disgusto e lo sdegno di fronte alla violenza, contro le morti innocenti che la guerra provoca e a questa ideologia delle armi che non ci porta da nessuna parte e certo non alla pace. Quindi credo che sia da valorizzare, da riconoscere, nel cuore della gente, in mezzo a noi, il desiderio di questa pace”.
Un pace non solo nelle terre martoriate dai conflitti, ma anche nelle famiglie, nelle relazioni di tutti i giorni.
“Il desiderio di pace che io immagino è nelle varie relazioni - prosegue il vescovo - in famiglia, nel mondo della scuola, nell'incontrare la gente per la strada, nel progettare il proprio futuro. C'è bisogno di pace per guardare al futuro, per poter costruire una speranza”.
Un pensiero anche al mondo del lavoro, a quella operosità del territorio aretino, che in questi mesi di difficile situazione internazionale, è messa a dura prova.
“Colgo un desiderio di pace, che oggi tocca anche il mondo del lavoro, in una situazione dove dei segnali critici delle aziende, delle prospettive future, della realtà economico amministrative si colgono - ha detto Migliavacca - e allora questo crea destabilizzazione, preoccupazione e quindi anche qui il desiderio della pace, che vuol dire lavoro, sviluppo, sicurezza, prospettive di garanzia, sostenibilità. La Pasqua vuole essere un dono, un dono per il cuore di ciascuno di noi perché ci sia pace”. Al territorio aretino l'augurio di avere “capacità di accoglienza, di fraternità con tutti, di sviluppo nel lavoro, nelle prospettive future”.
“Auguro spazio di vita - ha proseguito il vescovo - di espressione per i giovani che sanno regalarci tanti valori che noi più adulti abbiamo perso e loro, forse, ci possono aiutare”.
E a proposito di fratellanza e dialogo, in questo caso fra le religioni, il Vescovo risponde agli attacchi, in alcuni casi feroci, ricevuti dopo il suo saluto agli islamici in occasione della fine del Ramadan.
“Sono molto contento di essere stato a portare il mio saluto alla fine del Ramadan - ha detto il vescovo - è stato un momento bello, su invito loro, ma di fraternità, di incontro, di rispetto reciproco, di valorizzazione dei valori che sono custoditi nelle religioni. Quindi nessuna confusione, ma un gesto di amicizia, di fratellanza e credo che siano gesti tra di noi e tra realtà religiose, quindi io mi ci metto. Gesti da moltiplicare”.
E poi la chiusura del dormitorio Caritas (proprio a partire dal primo aprile ndr) e la questione delle panchine, definite “anti-clochard” ai giardini del Porcinai.
“Sono situazioni che mettono in luce alcune emergenze del territorio e non solo della nostra realtà territoriale, sono emergenze comuni e questo fa cogliere anche come ci sia bisogno della partecipazione di tutti per rispondere ai bisogni di chi è emarginato di chi è più povero, di chi è in difficoltà - ha detto il vescovo Andrea Migliavacca - la Caritas stessa ha bisogno di risorse, energie, personale, impegno per poter rispondere a tutti e vedere come a volte la risposta che diamo è insufficiente ci stimola ancora di più a cercare soluzioni, a impegnarci. Quindi io credo che da una parte vada realisticamente visto il problema dall'altra cogliere lo stimolo, l'impegno a un coinvolgimento maggiore”.
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