Arezzo
Alessandro Ghinelli
«Al netto delle buche, il segno è positivo, Arezzo è sulla cresta dell’onda», dice il sindaco Alessandro Ghinelli nel “bilancio-day 2020-2026” ma che in realtà parte dal 2015. «Oggi la gente è più orgogliosa di essere aretina rispetto ad allora», rimarca il concetto.
A fianco nella Sala Rosa tutti gli assessori uscenti, per i quali non fa pagelle ed elogia in blocco.
«Le due giunte che ho avuto l’onore di guidare hanno cambiato la città» scandisce Ghinelli con il volto sereno di chi tira un sospiro tra orgoglio e sollievo, convinto di aver fatto la sua parte fino in fondo insieme agli altri.
«Al di là degli 88 milioni spesi nelle opere pubbliche, il vero cambiamento di Arezzo lo si vede da altro: è una città più europea, riconosciuta fuori dalle proprie mura e apprezzata a livello culturale e turistico. Passi da gigante ne abbiamo fatti anche per ambiente e rifiuti: il polo tecnologico di Aisa Impianti è un gioiello invidiato da mezza Italia».
Dall’uovo di Pasqua municipale escono numeri a non finire, snocciolati da tutti gli assessori. Tante cose belle. E quelle meno belle.
Le buche, si sa, sono come i furti, non finiscono mai, si vorrebbero far sparire per sempre, invece non è così. «Ci sono, dispiace che ci siano», ammette Ghinelli che invita ad avere un giudizio più ampio. E a proposito di sicurezza: «Ad Arezzo si muove una massa di denaro imponente per le aziende del distretto orafo, siamo nell’occhio del ciclone, in realtà questa non è una città insicura, se guardiamo i numeri, però la percezione di sicurezza non è quella che i cittadini vorrebbero».
«Occorre dedicare se non più risorse, programmi diversi a questo tema. La Polizia municipale potrà dare un contributo importante, il 20 aprile entra il nuovo comandante (Ameglio Menguzzo ndr) che viene dalla Questura». Intanto le assunzioni nel Corpo ci sono state, anche se l’obiettivo quota 100 agenti non è stato raggiunto.
Sintetizzare tutto di questa era Ghinelli che volge all’epilogo è impresa improba. Cultura e catrame, sostegni sociali e cantieri: quelli giunti al taglio del nastro e quelli infiniti. Tributi contenuti, sociale, digitalizzazione, sport, animali, case. Di tutto e di più.
Mantiene equilibrio, il sindaco Ghinelli che a fine maggio cede la fascia tricolore e che qualcuno, anche nel suo centrodestra, ha criticato per gli ultimi cinque anni non a tutto gas: «Abbiamo lavorato tanto e abbiamo lavorato bene» - pausa - «le cose fatte non ci sono venute tutte bene». È normale. «Però è stato un lavoro importante, di squadra, corale, prezioso, perseguendo lo stesso disegno di città. E non è facile mantenere unita una maggioranza per undici anni. Noi lo abbiamo fatto.» I numeri - prosegue mostrando il dossier patinato - confermano la solidità dell’azione amministrativa, ma ancora più significativo è il clima che oggi si respira in città. Abbiamo affrontato una fase estremamente complessa, segnata dalla pandemia da Covid e Arezzo ne è uscita in modo efficace, forse prima e meglio di altri.
Come chi si accinge a lasciare al successore, il sindaco ringrazia il segretario generale Alfonso Pisacane e il presidente del Consiglio comunale Luca Stella. Ma esprime gratitudine anche per l’intero Consiglio «che ha sempre svolto il proprio ruolo con serietà e spirito costruttivo, anche nei momenti di confronto più acceso».
Incalzato, risponde così: «Se qualche pecca c’è stata, è stata nel sistema di atterraggio delle risorse che il Comune è riuscito a ottenere a livello europeo e regionale su opere pubbliche e manutenzione». Ma non ne fa un demerito degli assessori che se ne sono occupati, c’è stato un freno generale, più complesso, legato a tempi e risorse del Pnrr (32 milioni). Certo, avesse avuto più tempo, il sindaco Ghinelli non nasconde che avrebbe voluto scorporare tutta la manutenzione su una società, Atam, così da superare lacci e rallentamenti e agire in modo spedito e puntuale.
Difende le fondazioni, Ghinelli: «Chiunque sarà il prossimo sindaco, sarebbe poco efficace se le azzerasse. Hanno funzionato sia sul fronte culturale, che in quello turistico e in quello sociale. Forse sono da oliare, ma sono il miglior modo per togliere dal Comune un gravame di non poco conto».
Ghinelli conclude con un dolce graffio: «Lasciamo una città in buona salute, con una macchina politico-amministrativa solida, efficiente e ben organizzata. Spero che chi verrà dopo di noi possa proseguire su questa strada, mantenendo e migliorando quanto costruito in questi anni, nell’interesse della comunità aretina.»
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