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LA STORIA

Arezzo, il gatto Simba torna a casa dopo un anno. Era scappato da Pieve al Toppo, ritrovato a San Leo

Investito da un'auto, il guidatore è sceso per prestargli soccorso

Francesca Muzzi

07 Aprile 2026, 04:06

Il gatto Simba

Il gatto Simba

C’è chi gli animali li investe e poi scappa e chi invece dopo averli investiti si ferma a soccorrerli. Questa è la storia di Simba e sembra uscita da un libro. Il gatto che ha percorso oltre dieci chilometri - da Pieve al Toppo fino a San Leo di Arezzo - poi è stato investito e salvato. Una storia che si srotola in un anno di attese, appelli e tante domande su dove Simba fosse andato a finire. La sua padrona, Donatella, in questo anno non ha fatto altro che chiamarlo invano e mai avrebbe pensato ad un finale così a sorpresa.

Simba, come la maggior parte dei gatti, è un trovatello che comincia ad affezionarsi alla casa di Donatella, a Pieve al Toppo. “È il re del focolare”, racconta. A Simba bastano cibo e carezze e lui ricambia con tante fusa. Ma sappiamo che i gatti non sono cani e che il loro spirito di libertà è tale che un giorno sì e l’altro pure sono sempre in cerca di avventura. Stavolta però Simba l’avventura se l’è andata a cercare un po’ distante da quella casa di Pieve al Toppo.

A maggio dello scorso anno è cominciato il suo viaggio. Nonostante gli appelli, i volantini e quanto altro, il gatto sembra scomparso. “Ogni sera lo chiamavo - dice Donatella - e speravo di vederlo arrivare, ma niente”. Passano i mesi, la speranza non si spegne, mentre Simba ignaro di tutto, continua a camminare. Lo fa per oltre dieci chilometri fino a raggiungere San Leo di Arezzo. Ma accade qualcosa. Un’auto lo investe, solo che l’automobilista, invece di scappare e volgere lo sguardo altrove, decide di fermarsi e di prestare soccorso a quel gatto. Non solo, fa anche di più. Scrive un annuncio: “trovato gatto a San Leo, mantello cipria, coda a righe”. Donatella lo legge e in cuor suo sente che quel gatto è Simba. Così corre all’ambulatorio dove il micio è ricoverato e decide di riportarlo a casa. Malconcio e con poche speranze di sopravvivenza. Ma l’amore di Donatella e della sua famiglia è la migliore medicina e così Simba giorno dopo giorno comincia a migliorare e a riprendersi da quella brutta avventura.

Oggi Simba sta bene, ma ogni volta che Donatella lo guarda non può non pensare al suo salvatore e così fa un appello a quella che lei chiama “anima buona”. “Mi piacerebbe incrociare lo sguardo di quella persona gentilissima che a San Leo ha scelto di salvare una vita. Vorrei stringerle la mano, dirle 'grazie' e farle vedere come brilla di nuovo il pelo cipria di Simba, il gatto che è tornato a casa grazie alla sua bontà”. L’appello è partito e chissà che Simba e Donatella non possano incontrare questa persona che non si è voltata dall’altra parte. Cosa rara, in un mondo così.

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