Arezzo
La strage in A1 del 4 agosto 2025
Cinque anni di reclusione per il camionista che ha causato la strage del 4 agosto 2025 in A1: tre morti nell'ambulanza in coda, tamponata dal conducente del mezzo pesante in un momento di imperdonabile distrazione. Era al volante ma si stava girando video col cellulare, inseriti su Tik Tok. È terminata con il patteggiamento della pena la vicenda giudiziaria di Fabio M., 59 anni, l'autotrasportatore ligure di Savona, residente in Piemonte, responsabile della condotta di guida scellerata, accusato di omicidio stradale plurimo, aggravato dalla “colpa cosciente”.
Sconterà la pena in cella. Sì, non appena la sentenza sarà diventata definitiva, cioè tra qualche settimana, per lui si apriranno le porte del carcere.
I cinque anni patteggiati sono il frutto del rito alternativo che abbatte di un terzo l'entità della condanna. Il giudice del tribunale di Arezzo, Giulia Soldini, ha accolto la proposta concertata dal difensore del camionista, l'avvocato Massimo Rabagliati di Milano, con il sostituto procuratore di Arezzo, Giorgio Martano.
È stato tenuto conto dell'incensuratezza dell'uomo, del suo ravvedimento e anche del gesto, simbolico in quanto è indigente, di offrire delle somme economiche agli eredi delle vittime a titolo di risarcimento.
Nulla, ma proprio nulla - neanche gli importi dell'assicurazione che saranno ben diversi - potrà mai ristorare i cari delle tre vittime. Un dolore enorme, un vuoto incolmabile per i familiari di Gianni Trappolini, 56 anni, autista e volontario storico; Giulia Santoni, 23 anni, volontaria, studentessa di infermieristica; e Franco Lovari, 75 anni, il paziente che quel giorno veniva trasferito per controlli cardiaci.
Sul mezzo sanitario della Misericordia di Terranuova Bracciolini, intorno alle 11, sulla nord in direzione Valdarno, si abbatté a 100 all'ora il bestione fuori controllo guidato da Fabio M. e fu un inferno.
I tre morirono sul colpo, numerosi i feriti, uno scenario apocalittico. Lamiere schiacciate, l'urlo delle sirene, i soccorsi. Anche il trasportatore rimase seriamente ferito. Ci volle il supporto psicologico quando in ospedale gli venne comunicato l'esito, terribile, del suo comportamento. L'altro ieri Fabio M. si è presentato davanti al giudice dell'udienza preliminare Giulia Soldini, con a fianco l'avvocato. È molto segnato da questa vicenda, dice il legale, non era certo sua intenzione causare quanto avvenuto. Ne ha preso consapevolezza ed è ancora sconvolto.
Il pm Martano gli ha contestato il reato nella forma giuridica della colpa cosciente: una colpa, cioè, aggravata dalla consapevolezza del rischio che la persona si assume con la sua condotta, in questo caso alla guida di un tir in autostrada.
Non c'è stato neanche bisogno di discutere sul materiale raccolto nel corso delle indagini dalla Polizia Stradale, sugli accertamenti tecnici eseguiti, compresi quelli su YouTube/TikTok dove il video documenterebbe in modo evidente il modo in cui il 59enne guidava in cabina tra riprese, social, distrazioni. Smartphone, dash cam e tir vennero sequestrati e passati al vaglio. L'alcol test dette esito negativo. Il fascicolo aperto dal magistrato Francesca Eva è poi passato a Giorgio Martano per la definizione conclusiva. Scontata la pena potrà tornare a cercare un'occupazione per rifarsi una vita.
Lo schianto di quel 4 agosto non ha invece dato scampo alle tre vittime. Vivono nei cuori e nel ricordo di tanti, tra commemorazioni e iniziative. Sono diventati angeli del soccorso.
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