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LA STORIA

Arezzo, arbitro vince la sfida contro l'ictus. Moreno Fucci: "Mi è stata data una seconda vita"

Si era sentito male a settembre 2025 prima di una partita Uisp

Francesca Muzzi

12 Aprile 2026, 05:21

Moreno Fucci e, a sinistra, Romano Grotti

Moreno Fucci e, a sinistra, Romano Grotti

Moreno Fucci, 58 anni, oggi dice che è nato due volte. Ha dovuto reimparare a camminare e a parlare. È ancora ricoverato al Crt Toscana, ma venerdì 17 alla faccia della scaramanzia tornerà a casa.

Moreno ad Arezzo è molto conosciuto. Non solo in città. Il suo hobby – arbitro Uisp – lo ha portato, in trent'anni di carriera, a fischiare su tutti i campi della nostra provincia. Ed è stato proprio su uno di quei terreni di gioco che il 22 settembre scorso, a Moreno si è spenta la luce. Oggi lo racconta con la voce di sempre, quella che ha ritrovato grazie anche a ciò che ti insegna lo sport: non mollare mai.

“Era il 22 settembre scorso e avevo appena fatto il riconoscimento dei calciatori prima della partita Vacchereccia-Cavriglia di Coppa Uisp. Una giornata come tutte le altre. Sono rientrato negli spogliatoi, ricordo di avere preso i cartellini, l'orologio e il fischietto, ma in campo non ci sono mai arrivato. Mi sono accasciato lì.”

I giocatori non vedendolo arrivare, sono andati a vedere ciò che era successo e lo hanno trovato svenuto. “A quel punto – dice oggi Moreno – è partita la macchina dei soccorsi. Mi hanno portato prima alla Gruccia e poi a Siena dove mi hanno operato alla testa. Ho avuto un ictus. Sono rimasto alle Scotte per 40 giorni, poi sono tornato ad Arezzo per una settimana e alla fine trasferito a Montevarchi per la lunga riabilitazione.”

Moreno ha ricominciato daccapo. “Quando sono arrivato a Montevarchi medici, infermieri, fisioterapisti, mi hanno subito incoraggiato a non mollare. Io dicevo loro che non ce l'avrei fatta, ma loro mi dicevano il contrario. E avevano ragione. Oggi cammino e parlo di nuovo.”

Angeli della sanità, li chiama Moreno. Quella sanità pubblica che spesso viene criticata. “Io ho toccato con mano che cosa significa davvero stare male e non posso che ringraziare con il cuore tutte queste strutture che mi hanno accolto: l'ospedale della Gruccia, quello di Siena, di Arezzo, fino al centro riabilitazione Toscana che mi ha ridato la possibilità di tornare a fare una vita normale.”

Il momento più difficile “imparare a camminare di nuovo – risponde Moreno – Quello è stato il momento più duro di questa ripresa. Anche parlare sì, ma camminare non è stato facile. Ma grazie a chi mi ha spronato sono di nuovo in piedi e ho iniziato il conto alla rovescia per tornare a casa.”

Venerdì prossimo, Moreno, dopo sette mesi da quando uscì da casa quel sabato 22 settembre per andare alla partita, potrà finalmente tornare alla sua abitazione. “Sono emozionato e non vedo l'ora.”

In questi mesi tantissimi gli amici che non lo hanno mai lasciato solo. Prima di tutto quelli della Uisp. “Ringrazio la presidente della Uisp di Arezzo, Marisa Vagnetti, Romano Grotti, Giorgio Fucini e tutti quelli che in questi mesi sono venuti a trovarmi o mi hanno mandato messaggi. Non vedo l'ora di riabbracciarli tutti.”

Tra l'altro, proprio a Natale, la Uisp aveva pronta la targa per i trent'anni di carriera arbitrale proprio di Moreno. Durante il pranzo, il dirigente Sergio Severi, aveva proprio fatto un video di consegna virtuale a Moreno. Ma ora ci sarà l'occasione affinché quella targa venga consegnata dal vivo. “Non vedo l'ora che arrivi venerdì per tornare a casa. Mi è stata data un'altra possibilità e sono felicissimo. Grazie ai medici, alla mia famiglia e a tutti gli amici. Ora si ricomincia. Mi sento come in un video game, mi è stata data un'altra vita”. E allora fischio d'inizio.

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