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L'intervista

Mario Cassi: "Alle medie tra pop e lirica scelsi la seconda. Il canto, Muti, lo studio e la mia vita da baritono"

La passione e i successi personali in tutti i teatri, il progetto delle Stanze dell'Opera per trasmettere ciò che ho imparato

Sara Polvani

13 Aprile 2026, 07:56

Mario Cassi

Il baritono Mario Cassi

Il baritono Mario Cassi si racconta.

-       Come nasce la passione per il canto e la lirica?

Sono cresciuto negli anni 80, senza internet né social… a quei tempi la Musica e l’Opera si scoprivano prima a scuola e poi in Tv e nei Teatri. A scuola la professoressa Petruccioli in terza media ci fece studiare e ascoltare l’opera lirica, all’interno di un percorso che partiva dalla musica medievale fino al pop. E ci fece subito capire la differenza tra la musica commerciale, di intrattenimento, e la musica cosiddetta “colta”, perché espressione di cultura e civiltà, veicolo di emozioni ed idee. Immediatamente scelsi la seconda, e in Arena a Verona ho assistito alla mia prima Opera nel 1987, Aida di Giuseppe Verdi. Puoi immaginare l’emozione che ho provato poi quando molti anni dopo ho debuttato in Arena nel 2013 tornandoci regolarmente con tanti ruoli, fino proprio a una indimenticabile Aida nel 2019 dove ho debuttato il ruolo di Amonasro.

 La folgorazione vera però è arrivata dopo una recita di Puritani al Maggio Musicale Fiorentino del 1989. Scene e costumi di De Chirico, che trasformavano la Musica di Bellini in qualcosa di surreale, grazie alla voce straordinaria di Luciana Serra e alla direzione d’orchestra di Bruno Bartoletti. Lì ho capito che l’opera non è solo canto, ma teatro vivo: interpretare un personaggio, dargli corpo e anima attraverso il suono, è un’emozione che mi ha stregato fin dai primi ascolti, e mi ha portato a dedicare la mia vita al teatro.

-       Quali le figure di riferimento?

Ho avuto la fortuna di incontrare maestri che mi hanno insegnato non solo la tecnica, ma l'etica del lavoro. La mia prima Maestra che poi ho chiamato la Madre della mia Voce, Slavka Taskova Paoletti, mi ha da subito fatto capire che per fare questo lavoro si studia tutta la vita, e che non ci si deve mai fermare a un solo maestro, ma sempre approfondire con chi di questa Arte conosce i segreti, tecnica e interpretazione. Nell’Opera lirica non esiste un punto di arrivo, chi pensa di aver finito di studiare e perfezionarsi, non fa una carriera lunga e di rilievo internazionale. Sfido chiunque a smentirmi.

Quindi dopo 7 anni di studio di tecnica, ho cominciato a fare masterclass anche con altri Maestri, e dopo la vittoria del Concorso Toti dal Monte nel 2002 è cominciata la carriera vera e propria. Grazie a un’audizione indimenticabile con Cristina Muti ho cominciato un sodalizio artistico di 8 anni con il Maestro Riccardo Muti, dal quale ho imparato e affinato gran parte delle mie capacità artistiche. A lui devo l’artista che sono diventato. Ma non solo, ogni grande collega con cui ho condiviso il palco è stato, a suo modo, un tassello della mia formazione.

-       Come è nato il progetto de Le Stanze dell’Opera?

Prima di tutto è nato da una richiesta specifica del sindaco Ghinelli che nel 2022 mi chiese di pensare a un progetto didattico per la Musica Lirica in CaMu E con il supporto fondamentale del direttore generale Lorenzo Cinatti siamo riusciti, in circa 18 mesi a realizzare un progetto che da anni mi accarezzava. Dopo oltre venti anni trascorsi nei teatri di tutto il mondo, ho sentito il bisogno di creare ad Arezzo un polo di eccellenza dove trasmettere ai giovani colleghi, ciò che ho imparato. Un progetto e non un’ennesima Accademia o Scuola, pensato per i Giovani e non solo volto a impegnare grandi nomi e docenti di fama internazionale. Qualcosa che io avevo trovato a Roma grazie a Claire Gibault e Mimma Guastoni, che a Musica per Roma avevano creato un Laboratorio per Giovani Voce all’epoca davvero di eccellenza. 

-       Quindi?

Quindi direi che non nasce da un desiderio di restituzione alla mia città’ ma da un desiderio di offrire ai giovani, non solo aretini, un mezzo concreto per dare forma a un sogno, qualcosa che io ho trovato a Roma e non purtroppo ad Arezzo.

Le Stanze dell’Opera non è solo una scuola, ma una bottega d’arte dove i giovani cantanti possono perfezionarsi sotto il profilo tecnico, stilistico e interpretativo. Volevo che il nostro territorio diventasse un punto di riferimento per le nuove generazioni di artisti, offrendo loro quegli strumenti pratici che spesso mancano nel percorso accademico tradizionale.

E la cosa bella e inaspettata e’ stata la risposta generosa degli amici industriali che hanno voluto sostenere con le borse di studio studenti di ogni parte del mondo, allievi che da Cina, Sri Lanka, Argentina, Usa… sono venuti ad Arezzo per cercare di dare una svolta al loro percorso formativo, seguiti da docenti di fama internazionale ed ascoltati da operatori del settore.

Un progetto che ha avuto una gestazione di oltre due anni, un costo oggettivamente inferiore alle ricadute economiche e socio culturali nel territorio. Un progetto su cui ho speso tante ore, energie, tolte al mio lavoro personale, ma posso dire che ne è valsa la pena alla luce dei numeri e dei risultati artistici ottenuti. I feedback dopo le due recite di Rigoletto al Petrarca andate sold out, hanno impressionato anche me. Abbiamo ricevuto una quantità tale di messaggi e attestati di stima che davvero rincuorano e danno nuove energie per continuare.

La terza edizione che si aprirà’ a fine aprile con le masterclass di Lucio Gallo e Katia Ricciarelli, appena presentata nel sito della Fondazione, ha subito cominciato a ricevere iscrizioni di allievi e conferme di mecenati che continuano a credere e premiare i nostri allievi.

Permettimi anche di dire che questi risultati si sono ottenuti grazie alle capacità e alla volontà’ dello staff di Fondazione Guido d’Arezzo.  Io che ho girato e giro ancora dopo oltre 25 anni i teatri più importanti al mondo, credo di poter dire con cognizione di causa e non per simpatia, che da questo punto di vista la Fondazione Guido d’Arezzo sia oggi una eccellenza italiana.

-       Le opere più significative della sua carriera?

Se parliamo si serate indimenticabili, posso dire che per fortuna sono davvero tante, difficilissimo scegliere….

Il debutto alla Scala nei Pagliacci in diretta Rai, il Barbiere al Rof diretto da Zedda, il Don Pasquale con Muti che abbiamo portato in giro per il mondo, il Trovatore con  Oren a Liegi, le Nozze di Figaro alla Staatsoper di Vienna come Figaro e a Sydney come Conte con la regia di Mc Vicar, Il Corsaro di Verdi a Genova con Palumbo ….ma se dovessi scegliere una sola serata forse sarebbe proprio il Rigoletto di Arezzo al Petrarca con due giovani e promettenti Gilde e due grandi artisti  come Giuseppe Gipali e Fabrizio Carminati, che  dopo aver lavorato sui giovani come docenti, li hanno portati in scena con me, facendo vedere in scena quello che hanno insegnato. Che è poi il format delle Stanze dell’Opera.

-       Altri interessi?

La mia vita è sempre molto intensa e a velocità elevata. Per questo mi piace nel tempo libero staccare completamente, e ogni tanto scappare alle Terme o in Montagna a sciare d’inverno, e d’estate il Mare. Ma il mio rifugio preferito resta la campagna aretina.

-       Prossimi impegni?

In teatro mi aspettano a Malta per Trovatore Al Gaulitana festival, poi una Traviata al Festival di Santander, un oratorio di Respighi per l’inaugurazione della stagione dell’Orchestra Sinfonica Siciliana, Boheme di Leoncavallo, Vedova allegra… Dopo quasi 25 anni di carriera internazionale, partita dal Teatro Mario Spina di Castiglione Fiorentino il 30 dicembre 2001 (e non ti nascondo che mi piacerebbe tanto tornarci quest’anno magari con un Gala insieme agli allievi delle Stanze dell’Opera e non solo…) seleziono con molta attenzione le proposte. Voglio portare in scena solo i ruoli o le Musiche in cui sento di poter dare il meglio di me, o che ancora mi danno stimoli di migliorarmi come cantante e interprete. La routine e la ripetizione di ruoli fatti più di 100 volte non giustifica più la mia assenza da casa.

Anche perché sto dedicando molta energia alla nuova stagione de Le Stanze dell’Opera, con masterclass di artisti internazionali come Francisco Araiza, Alberto Gazale, Veronica Cangemi… finche’ la città accoglierà con tanto entusiasmo e presenza le nostre proposte continuerò a dedicarci con passione e gioia tante energie e tanto tempo.

IL PROFILO 

Mario Cassi, baritono, aretino classe 1973, è Cavaliere della Repubblica Italiana all’Ordine del Merito per i successi in campo artistico e l’impegno sociale. Ospite dei più prestigiosi teatri internazionali, ha collaborato con direttori d’orchestra quali Riccardo Muti, Zubin Mehta, Daniel Oren, Renato Palumbo, Donato Renzetti, Adam Fischer, Emmanuel Tjeknavorian… e con registi come Franco Zeffirelli, Hugo de Ana, Yannis Kokkos, Leo Muscato, Damiano Michieletto, Carlos Saura, Mario Martone.

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