Sansepolcro
Una delle scritte a Sansepolcro. I genitori di Caprese
Muri imbrattati di vernice rossa, scritte offensive e simboli inquietanti: un grave atto di vandalismo ha colpito la notte scorsa il centro storico di Sansepolcro, lasciando dietro di sé danni materiali e un forte senso di indignazione tra i cittadini.
Presi di mira diversi edifici pubblici e luoghi simbolo delle istituzioni, tutti concentrati in un raggio di poche decine di metri: la scuola primaria De Amicis, il liceo San Bartolomeo, la sede dell'INPS e quella dell'Unione dei Comuni della Valtiberina Toscana.
Le scritte, realizzate con vernice rossa, contenevano messaggi pesanti e riferimenti espliciti alla vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco”, già al centro dell'attenzione nelle scorse settimane anche per episodi di protesta registrati a Vasto. Il collegamento porta a quanto accaduto nei mesi scorsi a Caprese Michelangelo (Arezzo), dove una coppia è stata destinataria di un provvedimento di allontanamento dei figli, eseguito su disposizione del Tribunale per i Minorenni di Firenze. I due bambini si trovano attualmente in una struttura protetta in Umbria.
Durissima la reazione del sindaco Fabrizio Innocenti, che ha condannato senza mezzi termini l'accaduto: ha definito l'episodio dell'imbrattamento “inaccettabile”, sottolineando come siano stati colpiti luoghi frequentati quotidianamente da bambini e ragazzi. Ha inoltre ribadito che, indipendentemente dalle opinioni personali, atti del genere non rappresentano un modo legittimo di esprimere dissenso, ma costituiscono un'offesa all'intera comunità. Secondo le prime ricostruzioni, un gruppo organizzato sarebbe entrato in azione intorno alle 2.30 della notte.
Le immagini delle videocamere di sorveglianza, già acquisite dai carabinieri della Compagnia di Sansepolcro, mostrano gli ultimi movimenti prima che le registrazioni venissero oscurate: i responsabili avrebbero infatti prima disattivato e poi lanciato palloncini pieni di vernice contro gli obiettivi, rendendo inutilizzabili le riprese successive. Le indagini sono in corso per il reato di imbrattamento aggravato, trattandosi di edifici pubblici. Tra le scritte compaiono anche riferimenti alla legge Lorenzin sull'obbligo vaccinale, ai servizi sociali e persino offese rivolte ai giudici minorili. È stata inoltre rinvenuta una sigla, una “W” inscritta in un cerchio, che potrebbe rappresentare una sorta di firma del gruppo e già vista in passato. Il risveglio per la città è stato amaro, con danni stimati in diverse migliaia di euro. L'amministrazione comunale ha però assicurato un rapido intervento per il ripristino delle strutture colpite.
Numerose anche le reazioni dal mondo politico: esponenti di Fratelli d'Italia, Partito Democratico e Lega hanno espresso una ferma condanna, sottolineando come gesti di questo tipo non solo siano inaccettabili, ma rischino anche di danneggiare qualsiasi causa venga rivendicata.
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Da quasi sei mesi la quotidianità di Harald e Nadia, residenti nelle colline di Caprese Michelangelo, è stata sconvolta da una vicenda che ha attirato l'attenzione dell'intera comunità locale.
Dopo una serie di avvertimenti formali e diverse segnalazioni, lo scorso 16 ottobre i servizi sociali dell'Unione dei Comuni della Valtiberina Toscana, con il supporto dei carabinieri, sono intervenuti presso l'abitazione della famiglia in località “La Creta” per prelevare i due figli, di 9 e 4 anni. I minori sono stati successivamente trasferiti in una struttura protetta, ritenuta più adeguata a garantire loro un contesto stabile sotto il profilo educativo, sanitario e relazionale.
Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale per i Minorenni di Firenze, che ha motivato la decisione facendo riferimento a diverse criticità riscontrate nel corso del tempo. In particolare, sarebbero emerse irregolarità nel percorso scolastico dei bambini, oltre a una persistente mancanza di collaborazione da parte dei genitori nei confronti dei servizi sociali, soprattutto per quanto riguarda i controlli sanitari previsti per i minori. La vicenda ha suscitato un forte dibattito e non pochi interrogativi, anche per le analogie con altri casi simili verificatisi in Italia, come quello della cosiddetta “famiglia nel bosco” di Palmoli, in provincia di Chieti. Harald Leo Valentin, perito elettronico originario di Bolzano, e Nadia, di origini bielorusse, prima di trasferirsi in Toscana gestivano un bed & breakfast in Val Badia.
La loro scelta di vita è legata anche all'adesione a un movimento di origine americana, conosciuto in Italia come “Noi è, io sono”, i cui membri sostengono di non riconoscere obblighi nei confronti dello Stato.
Proprio questa visione ha contribuito ad alimentare il contrasto con le istituzioni, portando a una situazione complessa.
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