Arezzo
Truffatore seriale condannato
Quattro anni di reclusione. E' la nuova condanna collezionata da Roberto Meocci, il re delle truffe, originario di Sinalunga (Siena) ma radicato su Arezzo, classe 1966. Un artista del bluff, in mille declinazioni. Imbrogliare è la sua specialità, emersa e candidamente ammessa negli innumerevoli processi ai quali è stato sottoposto. Abile a far cadere in errore vip, imprenditori e commercianti spacciandosi per avvocato Menarini (utilizzando il cognome della celebre famiglia di industriali farmaceutici), con abiti eleganti, eloquio forbito e convincente, auto di lusso.
Oggi, venerdì 17 aprile, per Meocci si è concluso ad Arezzo, in primo grado, il processo per il filone dei falsi certificati medici grazie ai quali riusciva a rinviare e mandare in confusione la giustizia che tentava di venire a capo delle sue artistiche imprese truffaldine. Nel caso andato a sentenza, sarebbe riuscito a falsificare ad hoc la documentazione medica, all'insaputa della Humanitas, istituto clinico (parte civile nel processo) che senza saperlo attestava problemi in realtà inesistenti.
Il giudice Annamaria Loprete ha riconosciuto un risarcimento danni in via provvisionale di 15 mila euro a Humanitas. Altri 6 mila euro di spese legali a carico di Meocci. Sono stati i carabinieri della compagnia di Arezzo ad occuparsi delle indagini dopo aver fiutato qualcosa che non quadrava nelle certificazioni.
Roberto Meocci, noto come “re delle truffe”, ha accumulato nel tempo decine di condanne per truffa, falso e altri reati contro il patrimonio. Un'attività seriale, rocambolesca, tanto da aver suscitato l'interesse per realizzare una fiction su di lui. Negli anni si è costruito una carriera da truffatore proponendo affari inesistenti (finanziamenti, investimenti, commesse di lusso, accesso a roba di marca “scontata” ecc.), presentandosi appunto come avvocato o agente di potenti.
Il cumulo della pena era arrivato a totalizzare 21 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione, frutto dell’aggregazione di numerose condanne, poi ha ottenuto uno “sconto” di 5 anni grazie al riconoscimento della continuazione dei reati, facendo anticipare la fine-pena teorica dal 2035 al 2030 e, con buona condotta, ipotizzando la possibilità di uscire già verso fine 2028. Entrato in carcere per espiare la pena, nel marzo 2025 è però uscito proprio per motivi di salute, stavolta riconosciuti come reali. Sarebbe stato sottoposto a cure e interventi chirurgici. Un anno dopo l'uscita dalla cella, è fuori dal carcere, in convalescenza, e tra le vittime delle truffe c'è chi richiede una verifica puntuale della situazione per accertare se non sia il caso di rivedere la situazione. I suoi avvocati storici sono Fabio Andreucci del foro di Siena e Francesco Cherubini del foro di Arezzo.
Impossibile compendiare in un articolo le truffe ricondotte a Meocci: ha raggirato una titolare di una ditta che produce prodotti per cani e cavalli, incontrandola all’hotel Bulgari di Milano e promettendole forniture milionarie alla Casa reale britannica tramite presunti amici a Buckingham Palace. Analoga truffa con gli abiti per cani in cachemire nello store di Harrods, miraggi imprenditoriali in cambio di denaro. Come pure false prospettive di affari con il petrolio, oppure l'illusoria possibilità di realizzare divise per vestire il Milan, una primaria banca nazionale, una compagnia aerea. O anche la prospettiva di vendita di un avviatissimo bar a cinesi. Altri imbrogli con vendite di auto o promesse di posti di lavoro altolocati. Tutte fandonie.
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