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Arezzo

Mostra immagini intime della ex nel luogo di lavoro di lei: uomo accusato di revenge porn

Caso in tribunale, rinviato a giudizio per la diffusione non consensuale di immagini sessualmente esplicite

Luca Serafini

24 Aprile 2026, 08:14

Revenge porn

Presunto caso di revenge porn

È accusato di aver mostrato in pubblico immagini sessualmente esplicite della ex compagna e per questo un aretino di 44 anni è stato rinviato a giudizio dal gup del tribunale di Arezzo.

Il processo sarà celebrato il prossimo 24 giugno davanti al giudice monocratico.

Il fatto al centro del procedimento penale sarebbe avvenuto in due atti nel settembre e dicembre 2025 nell’ambito della fine di una relazione affettiva complicata.

Un giorno l’uomo avrebbe fatto ingresso nel luogo di lavoro della donna, un salone di parrucchiera di Arezzo, con in mano un telefonino e avrebbe fatto vedere alle persone presenti nell’esercizio delle foto a contenuto sessualmente evidente della ex, senza avere il consenso della diretta interessata.

Materiale fotografico che possedeva in virtù della relazione, ma destinato a rimanere in una sfera privata.

Secondo la Procura della Repubblica di Arezzo, con quella condotta il 44enne avrebbe integrato il reato previsto dall’articolo 612-ter del codice penale, introdotto nel 2019, che colpisce il cosiddetto revenge porn, particolare forma di violenza di genere nell’era digitale.

Un fenomeno che colpisce prevalentemente le donne con la diffusione di immagini intime senza averne il permesso. Una fattispecie di reato che intende tutelare onore, reputazione, libertà di autodeterminazione sessuale e intimità della persona.

In una fase ulteriore, il 44enne avrebbe inviato le immagini hot a delle persone della cerchia familiare della ex.

Il caso specifico è ancora da dimostrare e deve essere ora sviscerato davanti al giudice con l’audizione di testimoni e analisi degli elementi nel fascicolo: dal dibattimento dovrà emergere o meno la prova che si sia trattato effettivamente di revenge porn (punibile con pena che va da 1 a 6 anni di reclusione).

L’imputato è difeso dall’avvocato Alessandro Calussi e la linea intrapresa nell’udienza preliminare è stata quella di non accedere a riti alternativi, ma di discutere il caso nel processo ordinario. Il processo dovrà stabilire se c'è stato davvero questo tipo di violenza, con diffusione di foto, o se si è trattato di un episodio concitato e movimentato, deprecabile ma non punibile.

La donna, 41 anni, è parte offesa ed è assistita dall’avvocato Antonio Mastrota.

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