Arezzo
Un momento della protesta al tribunale
“Proviamo tanta rabbia, ma non odio. Vogliamo giustizia”. È un dolore sostenuto con dignità e una protesta civile ma determinata quella portata davanti al tribunale di Arezzo dai familiari delle tre persone morte in A1 il 4 agosto 2025 nell'ambulanza schiacciata dal camionista che guidava distratto mentre si faceva video col cellulare e li postava sui social. “Gli va revocata la patente, non sospesa”, chiedono con forza con un'istanza consegnata al pm Giorgio Martano che ha ancora qualche ora per decidere se ricorrere in Cassazione contro la pena accessoria stabilita dal giudice insieme al patteggiamento a 5 anni di reclusione.


I due operatori della Misericordia di Terranuova Bracciolini, Giulia Santoni Chiapponi studentessa di 22 anni e Gianni Trappolini di 55 anni, dipendente della confraternita e il paziente che trasportavano, Franco Lovari di 76 anni, vennero travolti dal mezzo pesante condotto da Fabio Mistò.
L'impatto avvenne nei pressi di Levanella. Una coda, il mezzo pesante che piomba sui veicoli, la morte dei tre nell'ambulanza. Bilancio pesantissimo. “Ed è andata anche bene - afferma tra le lacrime Laura Mucciarini, moglie di Trappolini - perché c'era un altro Tir davanti. Altrimenti ammazzava 20 persone”. Dalle indagini e dalla perizia è emerso che il camionista, mentre guidava stava utilizzando il cellulare per pubblicare dei video. Aveva una telecamera nella cabina e dispositivi collegati.

“Non è accettabile - prosegue la moglie di Trappolini - che si possa perdere una vita per un tik‑tok”. Mistò nei prossimi giorni dovrà entrare in carcere e vi rimarrà almeno per un po'. Come sanzione è stata adottata la sospensione della patente di guida per 3 anni. Una sentenza irricevibile per i familiari. “Le perizie parlano chiaro: una guida ‘criminogena’. Mentre il tir correva a 90 km/h, il conducente guardava e pubblicava video sui social - affermano i legali - non è stata una distrazione, è stato un consapevole disprezzo del pericolo. Eppure, nonostante la gravità inaudita, chi ha ucciso tre persone mentre giocava con lo smartphone potrà tornare presto a guidare”.

Amarezza, rabbia. “Non abbiamo mai riscontrato un momento di reale attenzione dell'imputato verso i familiari e tutto è apparso meramente ricondotto alla ricerca dei soli benefici processuali, come l'offerta riparatoria” dicono gli avvocati. L'uomo, incensurato, per il quale non sono stati ravvisati gli estremi dell'omicidio con “dolo eventuale” bensì con “colpa cosciente”, ha versato 2 mila euro per nucleo familiare. Dovrà essere l'assicurazione a provvedere ai risarcimenti.
“Le famiglie tramite noi chiedono legalità, coerenza con i principi di sicurezza stradale e rispetto per la memoria di tre persone che non ci sono più”, aggiungono i legali con a fianco i loro assistiti. “L'appello è verso i magistrati - afferma Caterina Del Conte, la mamma di Giulia - affinché possano chiedere la revoca della patente. Dobbiamo renderci conto che questo signore è un pericolo pubblico”. Una battaglia di civiltà, spiegano i familiari: “Se mandiamo il messaggio che usare i social alla guida di un tir e uccidere tre persone comporti una mera sospensione della patente di guida e non la sua revoca, allora il Paese ha perso la sua bussola morale. Chiediamo che la legge riconosca che chi dimostra una tale mancanza di senso di responsabilità non deve più avere il privilegio di guidare. Per questo ci affidano anche alla Procura, perché questo grido di giustizia non resti inascoltato e sia condivisa questa battaglia per quella che riteniamo essere una sanzione coerente con la gravità del fatto, ovvero la revoca della patente di guida”.


È seguito un colloquio negli uffici giudiziari tra gli avvocati Stella Scarnicci, Enrico Buoncompagni, Veronica Barzanti e Gianluca Cocchi con il pm Martano. Rispetto alla revoca, il giudice Giulia Soldini avrebbe applicato il massimo consentito in caso di patteggiamento, tenuto conto dei pronunciamenti che definiscono incostituzionale la revoca automatica della patente in tutti i casi di omicidio stradale. È valida solo per quelli aggravati. E quello del 4 agosto, per quanto plurimo, non è aggravato da assunzione di alcol, stupefacenti o altre violazioni contemplate nel codice penale. Questioni molto tecniche, che vanno a sbattere con la percezione di chi ha perso un proprio caro. Come mamma Caterina e gli altri che auspicano una giustizia più severa e mirata, correzioni e rivalutazioni. Divieti come quello di sorpasso già ottenuto. E dispositivi salvavita: “Siamo nel 2026 - sospira Caterina - ci sarà il modo per staccare i cellulari nella macchina e parla l'auto, visto che le tecnologie ci sono”.
Greta Settimelli
Luca Serafini
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