Arezzo
L'asilo di Soci, il sopralluogo dei pm
Sono undici pagine che mettono i brividi. Perché ti immagini il piccolo Leo con la gioia dei suoi due anni e mezzo che corre nel giardino dell'asilo, gioca, salta, poi si arrampica sulla pianta ma un ramo lo cattura per il cappuccio e non lo lascia più: il giubbino variopinto lo stringe forte al collo mentre il peso del corpo lo spinge in basso, lui resta appeso, gli stivaletti rossi gli scappano dai piedini.
È solo contro quella pianta diventata mostro: nessuno lo vede, nessuno lo può aiutare. Una lotta impari. Non può gridare.
Quanto dura? “4-5 minuti”, scrive il professor Mario Gabbrielli, il medico legale consulente della Procura di Arezzo che in questi giorni ha depositato la relazione sull'autopsia.
Era il 12 novembre 2025 a Soci di Bibbiena quando il boschetto didattico dell'asilo Ambarabà in via della Rena diventò trappola mortale e ora l'inchiesta deve stabilire se accadde per malvagia fatalità o per responsabilità umana, cioè omessa vigilanza.
Nessuno dei 4 educatori di turno che quella mattina seguivano i 30 “tigrotti” - il gruppo di Leo - si accorse di ciò che si stava consumando dietro foglie e arbusti.
Ora l'agonia del bambino e le cause del decesso sono descritte nella relazione inserita nel fascicolo dei pm, il procuratore capo Gianfederica Dito e il sostituto Angela Masiello, che si accingono a chiudere l'inchiesta.
Cinque le persone indagate (educatrici, assistente e coordinatrice) che in questa fase preliminare non vuol affatto dire - va sempre ripetuto - responsabili.
La relazione con schematismo tecnico ripercorre quei frangenti. La chiamata dei soccorsi partita alle 11,36 e l'intervento dell'ambulanza con il personale che dopo 70 minuti di manovre disperate rientrerà con il “codice nero”.
Al quesito chiave sui tempi del decesso del piccolo, la risposta del consulente è: “l'intervallo di sopravvivenza tra il quadro lesivo e la morte fu di 4 - 5 minuti”.
E con termini medici il decesso viene spiegato così: “Ipossia cerebrale” quale conseguenza della “compressione dei vasi del collo”. Una stretta che bloccò arterie e vene, quindi l'afflusso e il deflusso di sangue.
Il medico legale non esclude comunque oltre al danno al cervello una “componente neurologica” che può aver influito sul cuore.
Pressoché immediata la perdita di coscienza, poi la breve agonia. Breve o interminabile - un lasso di tempo nel quale poteva e doveva essere individuato nel luogo di educazione e cura dei fanciulli - saranno valutazioni del processo.
Quando l'assistente per l'infanzia del turno successivo (non indagata) trovò Leo in quella posizione lo sganciò, urlò, chiese aiuto. Non c'era più nulla da fare.
Ci sono poi, a disposizione del pm, le osservazioni dei medici legali di parte. Quello dei genitori di Leo sottolinea gli istanti terribili passati nel boschetto dal piccino: “Un tempo non trascurabile prima del rinvenimento”.
Forse qualcosa si poteva fare, ad essersi accorti subito. Ed è proprio questo il cuore dell'inchiesta. “Un più tempestivo soccorso del piccolo avrebbe permesso l'intervento di altrettanto tempestive manovre rianimatorie con maggiori chances di ripristinare il ritmo cardiaco e la respirazione”, scrive l'anatomopatologo dottor Edoardo Franchi.
Invece ci fu una “prolungata permanenza appeso al ramo”. Un tipo di morte che per la letteratura medica si chiama “hanging” e corrisponde all'impiccamento accidentale.
Una “costrizione violenta” per effetto della “trazione dell'intero peso del corpo di 18,5 kg di peso sul colletto chiuso del giubbotto, il quale avrebbe agito da vero e proprio laccio”.
Da parte dei consulenti degli indagati si sostiene una causa del decesso legata ad aspetti cardiaci conseguenti alla stretta sul collo e questo ridurrebbe i tempi dell'agonia. Ci sarà confronto tra specialisti in aula davanti al giudice.
Intanto l'albero e il ramo non ci sono più. Il boschetto didattico è stato eliminato nel corso dei lavori a cura della cooperativa che gestisce il servizio comunale.
Quando l'asilo Ambarabà tornerà ad essere funzionante - e molte famiglie da mesi attendono - il giardino non avrà che il brutto ricordo di quanto accaduto. Non la pianta maledetta.
L'iter processuale sarà lungo e complesso. L'avvocato Francesca Molino assiste la famiglia. Per gli indagati ci sono gli avvocati Cristiano Cazzavacca, Saverio Agostini, Ida Cipolleschi, Paolo Prisco.
Conclusione delle indagini vicina. Sarà indicato se qualcuno dei cinque adulti preposti al controllo dei piccoli, secondo il pm, ha colpa per omissioni nella vigilanza.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy