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Il caso

Bimbo morto all'asilo nell'albero: così la testimonianza di chi lo trovò. Quei drammatici minuti

La tragica fine del piccolo Leo al centro di un'inchiesta. Nelle carte sul fatto di Soci il racconto dell'assistente per l'infanzia

Luca Serafini

30 Aprile 2026, 06:54

L'asilo di Soci

La tragedia nel nido di Soci il 12 novembre 2025

E' il 12 novembre 2025 e il tempo è ancora mite. All'asilo nido Ambarabà decine di bambini possono quindi giocare ancora fuori nel grande giardino, tra una attività e l'altra. Per il piccolo Leo, nato il 5 maggio 2023, sarà l'ultimo giorno della sua vita. Tra le carte del fascicolo, il racconto reso agli inquirenti dalla assistente per l'infanzia che lo trovò appeso al ramo del boschetto didattico, racchiude il film tragico di quella mattina al centro di un'inchiesta che dopo il deposito dell'autopsia, gli accertamenti del Ris, gli approfondimenti, è in dirittura di arrivo. Con cinque persone indagate - responsabilità tutte da dimostrare - per omicidio colposo nell'ambito del personale della cooperativa Koinè titolare della gestione del nido. Il pomeriggio di quel tragico giorno, la testimone descrive l'area verde e la struttura suddivisa in tre aule per i lattanti, i “pesciolini”, 12 unità, quella dei “tigrotti” minori misti di 30 unità e quella delle “tartarughe”, 21, anche questi misti. Ognuna ha educatori e assistenti. Leo è tra i tigrotti con 3 educatori e un'assistente, tutte donne. L'assistente testimone (non indagata) ha il turno 11,30 - 17,30.

Arriva alle 11,20 con un po' di anticipo, si prepara, i piccoli stanno rientrando per il pranzo e li aiuta a togliersi gli stivaletti. Le viene fatto notare che Leo manca al tavolo dove invece dovrebbe essere. L'educatrice va a controllare fuori e si dirige verso il boschetto. È là che i bimbi amano trattenersi tra giochi e fantasie. Altri due sono ancora nel giardino e li fa rientrare. Poi si avvicina agli arbusti. Vede la scena terribile: il giubbino variopinto in tensione sul ramo di una pianta del boschetto. Agganciato per il cappuccio. Chiama il bambino più volte ma lui non risponde, è privo di sensi, il capo reclinato. Lo afferra, lo libera da quella posizione innaturale. Arriva qualcun altro. Viene disteso. Gli stivaletti sono già per terra, deve essersi divincolato. Urla disperate. Interviene anche un signore dall'esterno richiamato dalla situazione. Viene praticato dai colleghi il massaggio cardiaco con il defibrillatore preso dal punto Dae.

L'assistente non regge all'impatto emotivo, sconvolta, si allontana mentre dal suo telefono alle 11,34 parte la chiamata al 112. Ciò che segue è l'arrivo a sirene spiegate dell'ambulanza inviata dal 118 alle 11,45. I soccorritori trovano il bimbo con le funzioni vitali compromesse, per 70 minuti si tentano manovre di rianimazione che non possono più restituire la vita a Leo. Intanto sono arrivati i carabinieri della Compagnia di Bibbiena. Per una famiglia sarà dolore, choc, vuoto. La comunità travolta dalla commozione. Comincia un'inchiesta complessa diretta dal procuratore capo Gianfederica Dito e dal sostituto Angela Masiello.

Il sequestro dell'asilo (ora lavori in corso per restituirlo alle sue funzioni) e gli interrogativi da sciogliere su responsabilità o meno, e di chi, nell'accaduto. Omessa vigilanza l'ipotesi. Ma tutto va verificato nei minimi dettagli. Le indagate sono tre educatrici, una assistente e la coordinatrice. Dei giorni scorsi il deposito dell'autopsia che descrive la causa di morte e indica in 4-5 minuti l'agonia del bimbo, solo nel boschetto, impossibilitato a chiedere aiuto. Ci sarà un processo. Intanto fra pochi giorni Leo avrebbe soffiato su tre candeline insieme alla sua famiglia, ma non sarà così.

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