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L'intervista

Andrea Scanzi: "I cani sono meglio di noi. I politicanti imparino da loro. Io, i labrador, Choco investito e i reati da equiparare"

Lo scrittore su superiorità canina, la sua Layla, lo sguardo rasoterra e il sogno di un mondo senza guinzagli

Luca Serafini

09 Maggio 2026, 06:39

Scanzi

Andrea Scanzi e Layla

La storia del cane Choco fa discutere. Investito ad Arezzo e ucciso da un automobilista che poi è fuggito, il caso è stato archiviato dalla procura perché non è possibile dimostrare il dolo nella condotta di chi era al volante e non c'è neanche la certezza su chi fosse alla guida. Una vicenda che ha colpito molto anche Andrea Scanzi, in libreria in questi giorni con il nuovo volume I Cani sono esseri speciali. Elogio dello sguardo rasoterra. Impegnato nel suo tour nazionale con lo spettacolo La Sciagura, ieri a Perugia e oggi a Fabriano, sentiamo Scanzi partendo da questo fatto e sui cani.

- Cosa pensa di questa archiviazione? Andrebbe istituito il reato colposo anche per la morte di animali?

Credo che i magistrati non potessero fare altro: non hanno potuto dimostrare il dolo e individuare con certezza il guidatore. Al di là del caso specifico, per il quale ancora mi commuovo e abbraccio forte il "proprietario" del cane e gli esprimo vicinanza, io sono un antispecista convinto: non credo che l'uomo sia migliore del cane, né di qualsiasi animale. Quindi, di fronte a questi reati, io vorrei l'equiparazione dei reati. Tu metti sotto un uomo, prendi una condanna in base alla dinamica e lo stesso deve avvenire per gli animali. Per me ci deve essere totale parificazione: far male a un cane o a un gatto non è meno grave che far male a una persona. Un animale non è inferiore a un essere umano. Anzi.

- Perché questo nuovo libro sui cani?

Tecnicamente perché me lo ha chiesto Rizzoli. Era uscito 15 anni fa per Feltrinelli, quando non ero noto: si chiamava I cani lo sanno e non vendette chissà che. Ora che, diciamo così, sono diventato "famoso" mi hanno detto: il libro è molto bello, ripubblichiamolo. Ovviamente l'ho ampliato e aggiunto molti capitoli nuovi. La motivazione più umana e passionale è che sono orgogliosamente animalista, innamorato dei cani e non solo dei cani. La battaglia più importante della mia vita non è politica o partitica, ma in difesa del mondo animale. Quindi volevo dare un mio segnale da persona vegetariana dal 2001, e ormai praticamente vegana.

- Il primo cane apparso nella sua vita?

Il primo cane apparso nella mia vita, nel senso di proprio mio, è arrivato tardi, a 30 anni. Ero appena sposato. Parlo del 2004. I primi cani della mia vita sono stati i cani del cinema, per esempio quello de La storia infinita. Oppure i cani della letteratura, Saramago, Daniel Pennac. E poi i cani degli amici dei miei genitori. Sono cresciuto sognando dei cani che vedevo nelle case di altri, nella letteratura, nel cinema. O nella musica. Ci sono cani molto importanti anche lì, come il cane di Rino Gaetano o Seamus nei Pink Floyd.

- I cani della sua vita.

Sono stati tre. Ne parlo nel libro. Tavira e Zara, che erano i protagonisti de I cani lo sanno. Lo scrissi nel 2011, quando vivevo nel cortonese, e avevo questi due splendidi cani. Due labrador nere del 2004 e 2008, che tenni dopo il divorzio. E oggi c'è Layla, che è sempre una labrador, non parente delle altre due, ed è chocolate. È nata nel 2020 durante il Covid.

- Perché i labrador?

Premesso che tutti i cani sono belli e che spero al più presto di poterne prendere uno al canile, ho scelto le labrador perché ho avuto degli amici all'inizio della mia carriera che avevano labrador femmine. Un mio vecchio direttore aveva questa bellissima labrador nera. Ho sognato anche io di averne una, e appena ho potuto ho scelto una Labrador nera: Tavira. Sono animali semplicemente perfetti, meravigliosi, dolci, teneri. Esseri assolutamente superiori, totalmente magici.

- Fiuto, fedeltà, memoria, pazienza. La dote che vorrebbe avere del cane?

Dei cani vorrei avere tante cose, ma soprattutto la capacità di vivere con gioia ogni momento. Un cane è contento per le piccole cose. Glorifica ogni momento. È felice ogni volta che esce, che ti vede. Si gode fino in fondo la vita. Oltre alla dolcezza, alla fedeltà e a tutte le cose che sappiamo dei cani. Compreso la bontà d'animo. Tutte cose che noi umani non abbiamo. Ma la prima cosa è proprio la loro capacità di godersi sempre il momento, non avere rimpianti, sempre felici della vita che stanno vivendo.

- Se fosse il suo cane a scrivere di lei cosa direbbe di Andrea Scanzi?

Una volta il mio miglior amico mi ha detto che io posso essere criticato su tante cose, ma non nel rapporto con i miei cani. Questa dote me l'hanno sempre riconosciuta tutti, anche le donne a cui sono stato legato in passato: e sicuramente Sara, la mia compagna. Spero che i miei cani avrebbero detto - o direbbero nel caso adesso di Layla - che sono ombroso, spigoloso, non facile, ma non con i cani. Se io ho delle qualità nella vita di tutti i giorni, intendo dire caratteriali e umane, anche di cuore, i miei cani le hanno viste tutte. A loro ho sempre dato tutto, e quando le ho perdute ne sono uscito devastato. I cani sono le scatole nere della nostra vita, conoscono tutto. E i miei cani hanno conosciuto la parte migliore di me, se esiste.

- Il cane è forse il più citato nelle imprecazioni (bestemmie): come la spiega questa cosa?

Non saprei cosa dire. Noi toscani siamo fantasiosi con le bestemmie, e come ha sottolineato Brunori Sas abbiamo questa fissazione nell'associare le divinità agli animali. Mi verrebbe da dire, con una piccola dose di provocazione, che associare una divinità a un cane non è neanche una bestemmia: è una cosa bellissima. Se mi dicessero che somiglio a un cane lo prenderei come complimento. Magari questo non è il caso di Dio, beninteso. Ma in linea di massima, se fossi Dio, mi offenderei molto di più se mi dicessero "Dio ..." e ci mettessero poi il nome di qualche brutto politico.

- La cosa che le dà più fastidio di certi padroni di cani?

Premetto che non uso la parola "padrone". Gli animali sono amici, non sono cose mie, io non sono padrone di nessuno ma al massimo capobranco o fratello maggiore. Ogni categoria ha dei difetti: la cosa che meno capisco è l'eccessiva umanizzazione. I cani non vanno umanizzati, li offendi se lo fai. I cani sono cani, ed è la loro fortuna. Se li tratti come bambini o nipotini è un po' patetico. Un errore. Si va contro natura.

- Si è soliti pensare che guardando al cielo ci si eleva. Lei sostiene che lo sguardo rasoterra, come i cani, stare ancorati al suolo, rende più umani.

Sono vere entrambe le cose. Ci si può elevare in tutti e due i modi. Secondo me lo sguardo rasoterra dei cani permette loro di vivere il presente, osservare tutto, non prendersi troppo sul serio ed essere contenti. Notare quelle piccolezze che, magari, chi sta troppo con lo sguardo verso l'alto non vede. Se guardi in alto puoi vedere l'altissimo, il supremo, ma non puoi vedere tutto ciò che ti circonda. Il cane i dettagli li vede tutti, anche quelli che non dovrebbe vedere. E ci perdona.

- Cani e chiese, musei, certi luoghi pubblici: servirebbero più flessibilità e meno divieti?

Serve anzitutto educazione. Ci sono "padroni" di cani pessimi e meravigliosi. Cani educati e non educati. Nel mio mondo ideale il guinzaglio non andrebbe mai messo. Quando posso farlo, Layla è libera. Non si allontana, non dà fastidio. Poi certo se ci sono persone che hanno paura allora metto il guinzaglio. Ogni contesto esige un comportamento specifico. Ma mettere il guinzaglio ai cani mi appare contronatura, presuppone quella superiorità dell'uomo sul cane che proprio non sopporto. Poi in certi luoghi ci sono dei limiti: può essere rischioso, non igienico. Lo so bene. Ma sogno un mondo nel quale i cani sono liberi come noi.

- Il giornalismo cane da guardia della politica. Su che livelli siamo?

Siamo al disastro assoluto. Buona parte del giornalismo italiano è piuttosto il cane da riporto della politica, che scodinzola davanti al padrone. Poi però ci sono anche tante eccezioni. Odio generalizzare. Ci sono i servi, ma anche tantissimi bravi giornalisti su scala locale, regionale, nazionale. La maggioranza però non mi pare certo coraggiosa.

- E la politica cosa dovrebbe imparare dai cani?

I cani sono esseri superiori, gli animali sono inarrivabili. La politica politicante è invece quasi sempre il peggio del peggio. Quindi mi chiedi di mettere accanto il meglio e il peggio del pianeta. È dura. I politici politicanti dovrebbe imparare tutto dai cani. Fedeltà, coerenza bontà d'animo, onestà. Tutto. E invece non imparano quasi mai nulla. Non c'è proprio paragone.

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