Televisione
Massimo Giletti, conduttore de Lo Stato delle Cose
Le domande scomode di Massimo Giletti. Le inchieste su cui riflettere. I principali fatti di cronaca. Come tutti i lunedì anche oggi, 26 gennaio, appuntamento con Lo Stato delle Cose, il programma di approfondimento e d'inchiesta condotto dal noto giornalista. Al centro della puntata oltre a un aggiornamento sulle indagini per il delitto di Garlasco, il caso Hydra, la strage di Crans-Montana e una cooperativa vicina a Cosa Nostra.
Ad aprire la serata sarà Michele Santoro, chiamato a intervenire sull’attualità più incandescente, quella che non distingue più nettamente tra confini nazionali e scenari internazionali. Ma il cuore del racconto televisivo batte soprattutto sull’inchiesta che da settimane accompagna il programma: Hydra, il consorzio mafioso lombardo dal nome mitologico, simbolo di un sistema a tre teste in cui Camorra, ’Ndrangheta e Cosa Nostra si spartiscono territori e affari nel Nord produttivo. Un mosaico criminale che ribalta l’idea tradizionale di mafia come fenomeno confinato al Sud. Il viaggio prosegue oltreconfine, tra le montagne di Crans-Montana. La scarcerazione del proprietario del locale, Jacques Moretti, dietro il pagamento di una cauzione giudicata fin troppo generosa, diventa il punto di partenza per raccontare una storia che si complica giorno dopo giorno: attorno alla sua figura, secondo l’inchiesta, si allunga l’ombra inquietante della mafia corsa, come se il dramma alpino potesse rivelare legami con circuiti criminali ben più vasti.
Non meno delicato è il capitolo dedicato al delitto di Garlasco. La nuova inchiesta rimette al centro due oggetti apparentemente banali, i computer di Chiara Poggi e Alberto Stasi. I legali del nuovo indagato, Andrea Sempio, annunciano la richiesta di incidente probatorio proprio su quei dispositivi. L’ipotesi è che tra file, messaggi e cronologie digitali possa nascondersi una chiave rimasta finora invisibile, forse persino il movente dell’omicidio che da anni divide l’opinione pubblica. Infine la telecamera si sposta in Sicilia, a Palermo, per raccontare una storia che assomiglia a molte altre, ma che proprio per questo inquieta di più. Una cooperativa attiva nel sistema sanitario, in rapporto con enti importanti, fondata da persone legate per vincoli familiari a Cosa Nostra. Un caso che diventa emblema di un intreccio opaco tra affari, sanità e politica. Nel racconto non manca Totò Cuffaro, oggi agli arresti domiciliari e, secondo la procura palermitana, figura centrale di un sistema corruttivo-clientelare capace di condizionare sanità, Protezione Civile e altri settori strategici della cosa pubblica.
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