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Cuori, la storia vera della cardiochirurgia italiana e la fiction. I luminari Dogliotti e Actis Dato, la terza stagione, le emozioni e il salto della medicina

La serie Rai compie un deciso balzo in avanti negli anni: dalle grandi intuizioni pionieristiche all'arrivo della tecnologia

Julie Mary Marini

01 Febbraio 2026, 21:12

Cuori, la storia vera della cardiochirurgia italiana e la fiction. I luminari Dogliotti e Actis Dato, la terza serie, le emozioni e il salto della medicina

I pionieri della cardiochirurgia Achille Mario Dogliotti e Angelo Actis Dato

Quando in una fiction si racconta una storia vera. Anche se, ovviamente, romanzata. E' il caso di Cuori che da stasera, domenica 1 febbraio, su Rai 1 vede l'inizio della terza serie. Cuori non è solo un classico medical drama: è un omaggio alla grande stagione pionieristica della medicina italiana nella cardiochirurgia degli anni ’60, quando la tecnica di sala operatoria e l'ingegno scientifico portarono l’Italia ai vertici mondiali. La storia vera che ispira la serie, si basa sulle vite e le scelte di due figure storiche che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia della medicina. Ambientata all’ospedale Le Molinette di Torino, una delle eccellenze sanitarie mondiali dell’epoca, la fiction segue l’evoluzione di una disciplina fino ad allora ancora acerba, trasformata da una generazione di medici audaci e determinati. È qui che prende forma l’epopea di Cesare Corvara e Alberto Ferraris, i protagonisti interpretati rispettivamente da Daniele Pecci e Matteo Martari (nelle prime due stagioni): figure che, nelle loro dinamiche umane e professionali, incarnano le storie reali di medici che hanno rivoluzionato l’approccio alla cura del cuore.

Tutti i protagonisti della terza stagione della fiction

Nel racconto televisivo, la tensione tra vita personale e impegno professionale si intreccia con la corsa alla comprensione e al controllo del muscolo cardiaco, mentre la ricerca scientifica si scontra con limiti tecnici e umani. La corsa al primo trapianto di cuore, raggiunto effettivamente nel mondo il 3 dicembre 1967 dal chirurgo sudafricano Christiaan Barnard, fa da sfondo a un decennio di scoperte e innovazioni che partono proprio dal Piemonte. Al centro della narrazione della serie ci sono due veri pionieri della cardiochirurgia italiana: Achille Mario Dogliotti e Angelo Actis Dato, i cui destini hanno ispirato Corvara e Ferraris sullo schermo. Dogliotti, nato a Torino nel 1897, è considerato il primo al mondo a perfezionare l’uso della macchina cuore-polmone per la circolazione extracorporea, un macchinario crucialmente utile per gli interventi a cuore aperto. Inoltre, la sua carriera segnò tappe decisive nello sviluppo della cardiochirurgia moderna all’interno delle Molinette, consentendo progressi che fino ad allora sembravano impossibili. Accanto a lui operò Angelo Actis Dato, nato nel 1923 e scomparso nel 2012, che divenne un maestro di chirurgia toracica e vascolare di portata mondiale, firmando brevetti e strumenti destinati a cambiare l’approccio terapeutico della cardiologia. Fu grazie alla sua mano esperta e alle invenzioni, come la sonda vascolare scambiatrice termica e prototipi di dispositivi cardiaci, che l’Italia consolidò il suo nome nell’élite scientifica globale.

I due protagonisti della terza stagione: Alberto Ferraris e Delia Brunello

La fiction rappresenta questi personaggi con grande attenzione al contesto storico e tecnologico dell’epoca, pur intrecciando nella trama elementi di finzione per rendere più avvincenti le relazioni umane e professionali. Ad esempio, la figura della cardiologa Delia Brunello, interpretata da Pilar Fogliati, è un personaggio di fantasia che attraversa i pregiudizi di genere e le difficoltà del suo mestiere in un ambiente dominato da uomini. La messa in scena di Cuori ha richiesto un lavoro artigianale e di ricerca: gli studi Lumiq di Torino hanno ricreato con rigore gli ambienti delle Molinette degli anni ’60, dalle corsie alle sale operatorie, con macchinari originali d’epoca e arredi restaurati per restituire autenticità storica alle immagini.


Ancora 12 puntate della serie Rai 

Nella terza stagione la serie Rai compie un salto deciso: non siamo più nei primi anni Sessanta delle grandi intuizioni pionieristiche, ma nel 1974, un’epoca di fratture, riforme, tensioni sociali e nuovi orizzonti scientifici. È un cambiamento che incide profondamente sul tono del racconto. Se le prime due stagioni erano dominate dall’epica della scoperta e dal carisma dei padri fondatori della cardiochirurgia, la terza entra in una fase più inquieta, dove la medicina non è più soltanto conquista, ma anche responsabilità, gestione del potere, confronto con limiti etici e personali. L’assenza più evidente è quella del professor Cesare Corvara, interpretato da Daniele Pecci, figura centrale del racconto fino a quel momento. La sua uscita di scena non è solo narrativa, ma simbolica: si chiude l’epoca del grande maestro visionario e si apre quella delle istituzioni, delle regole, delle gerarchie più rigide. Al suo posto arriva un nuovo primario, Luciano La Rosa, uomo di metodo e prudenza, meno incline al rischio e più attento all’ordine che all’azzardo scientifico. È uno scontro silenzioso ma costante, che riflette bene il clima degli anni Settanta e ridefinisce i rapporti di forza all’interno dell’ospedale.

Spazio alle grandi innovazioni tecnologiche

In questo nuovo equilibrio si muovono Delia Brunello e Alberto Ferraris, che non sono più soltanto colleghi e complici professionali, ma una coppia sposata. Il loro rapporto cambia pelle: l’amore non è più ostacolato dall’ambiente esterno, ma messo alla prova dalla quotidianità, dal desiderio di un figlio che tarda ad arrivare e dalla difficoltà di conciliare ambizione, vocazione e vita privata. È una trasformazione coerente con l’evoluzione del personaggio di Delia, che in un contesto ancora fortemente maschile continua a rivendicare spazio, autorevolezza e autonomia, questa volta non solo come medico, ma anche come donna. La medicina raccontata in Cuori 3 è più avanzata e più complessa. Entrano in scena la terapia intensiva moderna, i bypass coronarici, i primi defibrillatori portatili, le sperimentazioni che segnano il passaggio verso una cardiologia sempre più tecnologica. Ma insieme al progresso cresce anche il peso delle decisioni: ogni intervento ha conseguenze, ogni scelta ha un costo umano. La serie insiste su questo punto, allargando lo sguardo oltre la sala operatoria.

A rendere il racconto più stratificato contribuiscono i nuovi personaggi, che non sono semplici comparse ma portatori di conflitti e interrogativi. L’arrivo di Gregorio Fois, interpretato da Giulio Scarpati, introduce un elemento inatteso: la spiritualità, il mistero, il confronto tra scienza e dimensione interiore, in un’epoca in cui anche la fiducia cieca nel progresso inizia a incrinarsi. Altri ingressi, come quello di una giovane cantante segnata da un passato doloroso o del figlio del nuovo primario, costretto a vivere in un polmone d’acciaio, servono a riportare costantemente la medicina al suo nucleo più fragile: il corpo umano e le sue ferite. Sul fondo, ma mai davvero marginali, scorrono i grandi cambiamenti dell’Italia di quegli anni: il dibattito sul divorzio, l’emancipazione femminile, una società che mette in discussione autorità e certezze. Cuori assorbe questo clima senza trasformarsi in una cronaca politica, lasciando che siano le storie individuali a riflettere il mutamento collettivo.

La terza stagione, articolata in dodici episodi distribuiti su sei prime serate, segna dunque una svolta netta ma coerente. Non rinnega l’anima storica della serie, ispirata ai veri pionieri della cardiochirurgia italiana come Achille Mario Dogliotti e Angelo Actis Dato, ma ne evolve il linguaggio. Meno eroismo solitario, più complessità; meno mito fondativo, più realtà quotidiana. È il racconto di un’epoca che cresce, invecchia, si interroga. E che, proprio per questo, continua a battere.

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