Nella terza stagione la serie Rai compie un salto deciso: non siamo più nei primi anni Sessanta delle grandi intuizioni pionieristiche, ma nel 1974, un’epoca di fratture, riforme, tensioni sociali e nuovi orizzonti scientifici. È un cambiamento che incide profondamente sul tono del racconto. Se le prime due stagioni erano dominate dall’epica della scoperta e dal carisma dei padri fondatori della cardiochirurgia, la terza entra in una fase più inquieta, dove la medicina non è più soltanto conquista, ma anche responsabilità, gestione del potere, confronto con limiti etici e personali. L’assenza più evidente è quella del professor Cesare Corvara, interpretato da Daniele Pecci, figura centrale del racconto fino a quel momento. La sua uscita di scena non è solo narrativa, ma simbolica: si chiude l’epoca del grande maestro visionario e si apre quella delle istituzioni, delle regole, delle gerarchie più rigide. Al suo posto arriva un nuovo primario, Luciano La Rosa, uomo di metodo e prudenza, meno incline al rischio e più attento all’ordine che all’azzardo scientifico. È uno scontro silenzioso ma costante, che riflette bene il clima degli anni Settanta e ridefinisce i rapporti di forza all’interno dell’ospedale.
Spazio alle grandi innovazioni tecnologiche
In questo nuovo equilibrio si muovono Delia Brunello e Alberto Ferraris, che non sono più soltanto colleghi e complici professionali, ma una coppia sposata. Il loro rapporto cambia pelle: l’amore non è più ostacolato dall’ambiente esterno, ma messo alla prova dalla quotidianità, dal desiderio di un figlio che tarda ad arrivare e dalla difficoltà di conciliare ambizione, vocazione e vita privata. È una trasformazione coerente con l’evoluzione del personaggio di Delia, che in un contesto ancora fortemente maschile continua a rivendicare spazio, autorevolezza e autonomia, questa volta non solo come medico, ma anche come donna. La medicina raccontata in Cuori 3 è più avanzata e più complessa. Entrano in scena la terapia intensiva moderna, i bypass coronarici, i primi defibrillatori portatili, le sperimentazioni che segnano il passaggio verso una cardiologia sempre più tecnologica. Ma insieme al progresso cresce anche il peso delle decisioni: ogni intervento ha conseguenze, ogni scelta ha un costo umano. La serie insiste su questo punto, allargando lo sguardo oltre la sala operatoria.
A rendere il racconto più stratificato contribuiscono i nuovi personaggi, che non sono semplici comparse ma portatori di conflitti e interrogativi. L’arrivo di Gregorio Fois, interpretato da Giulio Scarpati, introduce un elemento inatteso: la spiritualità, il mistero, il confronto tra scienza e dimensione interiore, in un’epoca in cui anche la fiducia cieca nel progresso inizia a incrinarsi. Altri ingressi, come quello di una giovane cantante segnata da un passato doloroso o del figlio del nuovo primario, costretto a vivere in un polmone d’acciaio, servono a riportare costantemente la medicina al suo nucleo più fragile: il corpo umano e le sue ferite. Sul fondo, ma mai davvero marginali, scorrono i grandi cambiamenti dell’Italia di quegli anni: il dibattito sul divorzio, l’emancipazione femminile, una società che mette in discussione autorità e certezze. Cuori assorbe questo clima senza trasformarsi in una cronaca politica, lasciando che siano le storie individuali a riflettere il mutamento collettivo.
La terza stagione, articolata in dodici episodi distribuiti su sei prime serate, segna dunque una svolta netta ma coerente. Non rinnega l’anima storica della serie, ispirata ai veri pionieri della cardiochirurgia italiana come Achille Mario Dogliotti e Angelo Actis Dato, ma ne evolve il linguaggio. Meno eroismo solitario, più complessità; meno mito fondativo, più realtà quotidiana. È il racconto di un’epoca che cresce, invecchia, si interroga. E che, proprio per questo, continua a battere.
Tutti i protagonisti della terza stagione della fiction
I due protagonisti della terza stagione: Alberto Ferraris e Delia Brunello