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Il personaggio

Enzo Paolo Turchi, le sorelline uccise, il dramma della mamma. Poi il successo, l'amore con Carmen Russo e la figlia

La vita intensa e ricca di emozioni del ballerino e coreografo che ha contribuito a scrivere la storia della danza in tv

Julie Mary Marini

07 Febbraio 2026, 16:38

Enzo

Enzo Paolo Turchi è nato a Napoli nel 1949

Napoli, dopoguerra. I vicoli sono ferite aperte, le case respirano miseria, i bambini imparano presto che la vita non concede sconti. In uno di quei vicoli cresce un ragazzino magro, silenzioso, con gli occhi pieni di fame e di sogni. Si chiama Enzo Paolo Turchi. Nessuno, allora, avrebbe potuto immaginare che proprio lui, figlio della povertà, delle assenze e delle ferite familiari, sarebbe diventato uno dei volti più riconoscibili della danza e della televisione italiana. Che avrebbe attraversato mezzo secolo di spettacolo trasformando il dolore in disciplina, la fragilità in eleganza, la solitudine in amore. La sua non è una storia patinata. Non è il racconto di un talento scoperto per caso sotto i riflettori. È una biografia costruita con la fatica, con la fame vera, con i lavori umili fatti da bambino per portare a casa un pezzo di pane. È la storia di un uomo che ha imparato presto che la vita, se vuole concederti qualcosa, pretende in cambio tutto.

Enzo Paolo Turchi con la moglie Carmen Russo

Enzo Paolo nasce a Napoli il 19 luglio 1949, in una famiglia segnata da tragedie e precarietà. L’infanzia è un terreno accidentato: la perdita delle sorelline, l’assenza del padre, una madre fragile, un contesto sociale che non lascia spazio all’innocenza. La mamma perde le due figlie, Flora e Fausta, schiacciate da un carro armato. Per compensare il dolore rimane di nuovo incinta, dando alla luce Lydia e Enzo Paolo. Ma lei "era fuori di testa", come ha raccontato lo stesso Enzo Paolo. "Rimasi da solo, non sapevo neanche dove stavano mia madre e i miei fratelli. Ogni tanto mi scrivevano delle cartoline, andavano in giro per sopravvivere. E io la notte piangevo". Il padre lo vede soltanto tre volte, una delle quali quando muore. A otto anni lavora già, pulisce, si arrangia, impara a resistere. Ma proprio in mezzo a quella durezza nasce la sua prima salvezza: la danza. Il corpo diventa rifugio, il movimento una forma di riscatto. Enzo Paolo entra giovanissimo alla Scuola di Danza del Teatro San Carlo, uno dei templi della formazione classica in Italia. Qui studia con rigore, affronta allenamenti estenuanti, impara il rispetto quasi sacrale per il palcoscenico. Non è solo talento: è ossessione per il lavoro, è fame di futuro. A diciassette anni è già primo ballerino. A vent’anni ha davanti a sé una carriera che promette molto più di un semplice posto nello spettacolo. Negli anni Settanta arriva il passaggio decisivo: la televisione. L’Italia cambia volto, la Rai diventa una grande fabbrica di sogni collettivi e Enzo Paolo entra in quel meccanismo con naturalezza. La svolta arriva nel 1971 con Raffaella Carrà. Il Tuca Tuca non è solo un balletto: è un simbolo di libertà, modernità, rottura dei tabù. In quel gesto semplice, in quei movimenti apparentemente leggeri, c’è una nuova idea di spettacolo. E c’è anche Turchi, che da quel momento diventa un volto familiare per milioni di italiani.

Il ballerino e coreografo al mare con la moglie

Con Raffaella Carrà nasce un sodalizio artistico fortissimo, fatto di stima, affetto e professionalità. Ma la carriera di Enzo Paolo non si esaurisce in quel successo. Lavora come coreografo, firma spettacoli, apre scuole di danza, forma intere generazioni di ballerini. Porta il suo metodo nei teatri, nei varietà, nei grandi show del sabato sera. Da Canzonissima a Fantastico, da Drive In ai programmi più popolari degli anni Ottanta e Novanta, attraversa epoche diverse senza mai perdere credibilità. La sua è una presenza costante, mai invadente. Non rincorre lo scandalo, non si affida alle mode. Rimane fedele a un’idea quasi artigianale del mestiere: studiare, provare, rispettare il pubblico. In un mondo spesso dominato dall’improvvisazione, Turchi resta un professionista rigoroso, quasi all’antica.


Enzo Paolo e Carmen durante una diretta tv

Anche quando, in età più matura, accetta di partecipare ai reality show, lo fa senza snaturarsi. L’Isola dei Famosi, Grande Fratello vip diventano per lui nuove prove, fisiche e psicologiche, più che semplici vetrine. Non cerca rilanci forzati: mette in gioco se stesso, con i suoi limiti e la sua storia. Ma se la carriera racconta la disciplina, la vita privata rivela il lato più dolce e profondo di Enzo Paolo Turchi. L’incontro con Carmen Russo, nei primi anni Ottanta, segna una svolta decisiva. Si conoscono sul lavoro, si riconoscono nella stessa passione, nella stessa voglia di costruire. Si sposano nel 1987 e, contro ogni pronostico del mondo dello spettacolo, restano insieme per decenni. Il loro è un legame fatto di complicità, sacrifici, sostegno reciproco. Carmen diventa per Enzo Paolo un punto fermo, una presenza capace di lenire le ferite dell’infanzia. Lui stesso lo ha raccontato più volte: con lei ha imparato davvero cosa significhi sentirsi a casa. La nascita della figlia Maria, nel 2013, dopo un lungo percorso di procreazione assistita, rappresenta il compimento emotivo della sua vita. Diventare padre in età avanzata non è un dettaglio: è una rivincita sul destino, un cerchio che si chiude. Il bambino povero dei vicoli di Napoli diventa un padre presente, attento, disposto persino a rinunciare al lavoro pur di non perdere momenti importanti della crescita della figlia. Negli ultimi anni, Turchi ha parlato spesso della sua infanzia, delle ferite mai completamente rimarginate, delle persone che lo hanno aiutato a sopravvivere quando tutto sembrava crollare.


Ancora Enzo Paolo Turchi con la moglie Carmen Russo

Lo ha fatto senza vittimismo, con lucidità e dignità. Raccontando la propria storia, ha restituito voce a un’Italia dimenticata, fatta di bambini invisibili e sogni coltivati in silenzio. Oggi, avviato verso gli ottant'anni, Enzo Paolo Turchi continua a essere una figura rispettata nel panorama dello spettacolo italiano. Non solo per ciò che ha fatto, ma per come lo ha fatto. Senza scorciatoie, senza tradire se stesso, senza rinnegare le proprie origini. La sua vita non è una favola. È una lunga maratona contro il destino, corsa con disciplina, umiltà e ostinazione. È la dimostrazione che il talento, da solo, non basta. Servono coraggio, fatica, capacità di restare in piedi quando tutto spinge a cadere. E forse è proprio questo il segreto di Enzo Paolo Turchi: non aver mai dimenticato il bambino dei vicoli, quello che puliva per mangiare, quello che sognava in silenzio. È da lì che nasce ogni suo passo. È da lì che parte, ancora oggi, ogni suo movimento.

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