L'artista
Franco Battiato all'inizio della sua carriera
Franco Battiato perché scrisse Cuccurucucù? Qual è la storia di uno dei brani più iconici del cantautore, compositore, regista e pittore siciliano? Era il 1981 quando Franco pubblicò La voce del padrone, un disco destinato a contribuire al cambiamento della storia della musica italiana. In un solo anno l'album vendette un milione di copie, un traguardo senza precedenti, e con brani come Bandiera bianca, Centro di gravità permanente e Cuccurucucù fecero diventare Battiato un nuovo e proprio punto di riferimento artistico.
Eppure, dietro questo straordinario successo si nascondeva una provocazione intellettuale. Con la sua proverbiale ironia, Battiato raccontava di aver scritto La voce del padrone quasi per scommessa, per dimostrare di essere in grado di comporre canzoni di successo di cui non andava particolarmente fiero. Un artista sperimentale e colto decise di cimentarsi deliberatamente con il pop commerciale, quasi per sfidare se stesso e il pubblico.
Franco Battiato, uno degli maggiori cantautori degli ultimi cinquant'anni
La colomba messicana
Il titolo Cuccurucucù non nasce dalla fantasia di Battiato, ma affonda le radici in una malinconica canzone latinoamericana. Cucurrucucú paloma è una canzone scritta dal cantautore messicano Tomás Méndez nel 1954. Il titolo deriva dall'onomatopea del verso delle colombe in lingua spagnola e la canzone parla della perdita di una persona amata e della sofferenza a essa collegata. Battiato ne prende il titolo, il ritornello e parte della melodia, ma la trasforma radicalmente. Se nell'originale il cuccurucucù è il lamento della colomba che piange un amore perduto, Battiato lo fa diventare un fonema evocativo che fa da collante a un viaggio nella memoria e nella cultura del Novecento.
Collage autobiografico e ironico
Il vero cuore del brano è altrove: nella vita del giovane Battiato. I testi della canzone sono composti da frammenti di ricordi giovanili del cantautore, anche se alcune strofe autobiografiche furono modificate per esigenze metriche e sonore. Battiato riprende i propri tempi giovanili — le serenate all'istituto magistrale — e in essi, come un orafo, incastona ricordi ed evocazioni di ogni tipo, specialmente musicali. Il brano diventa così una sorta di affresco generazionale: ci sono la Sicilia del dopoguerra, i carri del Carnevale, le canzoni della radio, il profumo delle penne stilografiche. Ma c'è anche la Storia: Franco cita eventi storici come l'invasione sovietica dell'Afghanistan mescolandola con l'incipit dell'Iliade, applicato ironicamente a Squaw pelle di luna, creando un effetto spiazzante e postmoderno.
Franco Battiato è morto il 18 maggio 2021
Omaggio alla musica anglosassone
La parte finale del brano è forse la più sorprendente: un vero e proprio zapping musicale attraverso i grandi classici che avevano segnato la giovinezza di Battiato. La canzone include citazioni e riferimenti ad altri brani che avevano caratterizzato l'adolescenza di Battiato, tra cui Just Like a Woman e Like a Rolling Stone di Bob Dylan, Lady Madonna e With a Little Help from My Friends dei Beatles, e Ruby Tuesday dei Rolling Stones. Non si tratta di nostalgia fine a se stessa, ma di qualcosa di più complesso.
Sono ricordi che Battiato manda al macero, in maniera ironica e dissacrante, per liberare il proprio vissuto dall'aura della nostalgia e poterlo plasmare alla luce delle proprie convinzioni etiche e filosofiche, che non lo abbandonarono neppure quando ballava al ritmo del suo personalissimo pop. Quello che inizialmente venne considerato dai più superficiali un brano per catturare il grande pubblico, orecchiabile e da canticchiare velocemente, si rivelò un vero e proprio capolavoro della musica italiana anni Ottanta che a quasi mezzo secolo della sua pubblicazione resta un vero e proprio punto di riferimento. Franco Battiato è scomparso il 18 maggio 2021.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy