L'artista
Il tenore Vittorio Grigolo
Vittorio Grigolo, chi è il tenore di Canzonissima? Ci sono voci che sembrano nascere già pronte per il palcoscenico, come se il destino avesse deciso prima ancora del debutto quale direzione prendere. Quella di Vittorio appartiene a questa categoria: potente, istintiva, spesso sopra le righe, ma capace di imporsi nei templi dell’opera mondiale con una cifra espressiva riconoscibile. Nato ad Arezzo il 19 febbraio 1977 e cresciuto a Roma, Grigolo entra giovanissimo nella Schola Puerorum della Cappella Sistina, una delle istituzioni musicali più prestigiose al mondo. È lì che viene notato e indirizzato verso il canto lirico, sotto l’egida di figure come Domenico Bartolucci, che ne intuisce il potenziale e lo porta già a dodici anni in tournée negli Stati Uniti. Un apprendistato rigoroso, immerso nella tradizione sacra, ma con lo sguardo rivolto a un palcoscenico ben più ampio.
Il debutto che cambia tutto arriva il 13 dicembre 1990 al Teatro dell'Opera di Roma: Grigolo ha appena tredici anni e canta il ruolo del pastorello nella Tosca accanto a due giganti come Luciano Pavarotti e Raina Kabaivanska. Non è solo un’apparizione: è una rivelazione. La critica, colpita dalla naturalezza scenica e dalla qualità vocale, lo battezza subito Pavarottino, un soprannome ingombrante che, negli anni, si rivelerà tanto stimolo quanto peso. Negli anni successivi affina la tecnica e amplia il repertorio, studiando anche con il basso Danilo Rigosa e muovendo i primi passi nel circuito lirico italiano. Il salto internazionale arriva nel 1998 con “Il turco in Italia” di Gioachino Rossini alla Kammeroper di Vienna. Da lì in avanti la traiettoria è netta: Grigòlo entra progressivamente nei cartelloni dei grandi teatri, lavorando con direttori come Riccardo Muti, Zubin Mehta e Antonio Pappano.
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Un passaggio simbolico avviene nel 2000, quando, a soli 23 anni, diventa il più giovane tenore italiano a esibirsi al Teatro alla Scala per l’apertura dell’anno verdiano, ancora sotto la direzione di Muti. È la consacrazione ufficiale nel sistema lirico nazionale, ma anche l’inizio di una carriera sempre più internazionale. Il vero salto mediatico arriva però nel nuovo decennio. Nel 2010 debutta al Metropolitan Opera House come Rodolfo ne “La bohème”, uno dei ruoli che diventeranno il suo marchio di fabbrica. Nello stesso anno è protagonista di un’operazione televisiva senza precedenti: il “Rigoletto a Mantova”, diretto da Marco Bellocchio e trasmesso in mondovisione, in cui interpreta il Duca di Mantova.
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La sua cifra artistica si consolida proprio in questi anni: un tenore lirico-spinto capace di coniugare tecnica e teatralità, ma anche incline a contaminazioni pop e mediatiche. Non a caso, negli Stati Uniti costruisce una rete di relazioni che travalica il mondo dell’opera, frequentando figure come Oprah Winfrey e collaborando con artisti pop come le Pussycat Dolls. Il suo primo album, In the Hands of Love, entra nella Top 10 britannica, pur restando in una zona ibrida tra classica e crossover. Parallelamente, Grigolo sperimenta anche nuove modalità di fruizione dell’opera: è il primo tenore a portare La traviata in una stazione ferroviaria, a Zurigo nel 2008, e L’elisir d’amore in un aeroporto, quello di Malpensa nel 2015. Operazioni che dividono la critica, ma che contribuiscono ad allargare il pubblico. I riconoscimenti non tardano: dall’European Border Breakers Award al titolo di Best Tenor 2011 assegnato da L’Opera Magazine, fino all’ECHO Klassik come “Newcomer of the Year”. Nel 2015 riceve il Premio Caruso e, l’anno successivo, il Premio Puccini, a conferma di un legame sempre più stretto con il grande repertorio italiano.
Nel 2020 torna a esibirsi in contesti di primo piano, inclusa la partecipazione al Festival di Sanremo. Nello stesso anno, in un’Italia segnata dalla pandemia, la sua interpretazione dell’inno nazionale all’Arena di Verona vuota diventa una delle immagini simbolo di quel periodo. Un momento sospeso, quasi irreale, che restituisce la dimensione più emotiva e immediata della sua voce. Oggi Vittorio Grigolo resta centrale nel panorama lirico contemporaneo: un interprete che ha scelto di muoversi sul confine tra tradizione e spettacolo, tra disciplina accademica e comunicazione di massa. Una traiettoria irregolare, a tratti controversa, ma coerente con un’idea di opera che non accetta di restare immobile. E la vita privata? Dalla relazione con Stefania Seimur è nata la figlia Bianca Maria. Il storia d'amore è finita, ma il rapporto tra i due è rimasto buono. La complessa vita nel mondo dello spettacolo non gli consente sempre stare accanto alla figlia, non a caso lui stesso ha definito il tutto complicato. La musica resta fondamentale nella sua vita, ma non sempre è facile conciliare con tutto il resto.
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