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Il personaggio

Anna Mineo a Da noi a ruota libera, chi è la ragazza che ha deciso di farsi amputare il piede malato e sogna le Paralimpiadi di Los Angeles. La malformazione trasformata in super potere

Non solo atleta, ma anche laureata in lingue, content creator e studentessa di recitazione: "Così ho trasformato il mio mondo"

Julie Mary Marini

22 Marzo 2026, 16:07

Anna Mineo a Da noi a ruota libera, chi è la ragazza che ha deciso di farsi amputare il piede malato e sogna le Paralimpiadi di Los Angeles. La malformazione trasformata in super potere

Uno splendido primo piano di Anna Mineo

C'è una frase di Confucio che Anna Mineo ama citare: "Ognuno di noi ha due vite e la seconda inizia quando ti rendi conto di averne solo una". Per lei non è solo una citazione, è una mappa biografica. Anna Mineo è laureata in lingue per la comunicazione interculturale, content creator, atleta paralimpica e studentessa di recitazione. Una combinazione di vocazioni che, a prima vista, potrebbe sembrare eclettica. Ma chi conosce la sua storia capisce che non si tratta di dispersione: è la stessa persona che si racconta attraverso linguaggi diversi, ciascuno dei quali porta lo stesso messaggio, che i limiti, fisici o mentali, raramente sono dove pensiamo.

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Una malformazione, un punto di partenza
Anna è nata con una malformazione al piede sinistro. Una condizione che ha segnato la sua infanzia, il suo corpo, il suo modo di stare nel mondo e che lei ha trasformato nel nucleo della sua narrativa pubblica. Non come elemento di vittimismo, ma come punto di partenza per una storia più grande. Il racconto più intimo di questa esperienza è La mezza sirena, il suo progetto autobiografico: la storia di una donna che cresce con il senso della diversità addosso, con il dolore silenzioso di non sentirsi completa e che trova nella California, nell'idea stessa dell'America, una bussola verso un'identità possibile.


Anna Mineo durante i suoi allenamenti

Un viaggio fisico ed emotivo che attraversa fragilità e desiderio di appartenenza, fino alla scelta più importante della sua vita. Il titolo non è scelto a caso. Una sirena è per metà una cosa e per metà un'altra. È bellissima e, allo stesso tempo, non appartiene del tutto a nessun mondo. È un'immagine che dice molto su come Anna ha vissuto la sua differenza e su come ha imparato a farne una forza.


Anna non nasconde mai la sua protesi

Il 2023 anno della rinascita
C'è un anno che Anna indica come spartiacque: il 2023. Lo descrive con parole precise e senza retorica: "È stato un percorso di rinascita, sia fisica che mentale, che ha trasformato il mio mondo". Un anno, dopo la decisione di amputare il suo piede malato, trascorso anche al centro di riabilitazione, tra persone straordinarie e momenti che definisce indimenticabili. Un anno in cui ha affrontato giudizi e scetticismo, e ha scelto di andare avanti lo stesso. "Guardando indietro, sembra quasi surreale quanto sia cambiato tutto", scrive. E aggiunge: "La gratitudine trasforma ogni sfida in un'opportunità per crescere e brillare". Non è la retorica del pensiero positivo. È la voce di qualcuno che ha attraversato qualcosa di concreto e difficile e ne ha fatto un'etica.

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Lo sport, il teatro, i social
Anna compete come atleta paralimpica, studia recitazione e costruisce una presenza significativa sui social. Tre ambiti apparentemente distanti, uniti da un filo comune: la comunicazione dell'unicità. Attraverso lo sport mostra cosa può fare un corpo che il mondo tende a definire limitato. Attraverso il teatro esplora le infinite possibilità di un'identità. Attraverso i social condivide tutto questo con chi, magari, ha bisogno di vedere che è possibile. L'obiettivo dichiarato, sportivo e simbolico insieme, è chiaro: le Paralimpiadi di Los Angeles 2028. "Nonostante la mia malattia alla gamba sinistra, non ho mai smesso di sognare", dice.


Ancora una splendida foto di Anna Mineo

Un sogno che porta anche la geografia del suo riscatto personale, quella California che in La mezza sirena rappresentava già il luogo dove potersi sentire intera. Anna non si propone come motivatrice nel senso convenzionale del termine. Non vende formule. Racconta la sua storia con gli strumenti che ha: le parole, il corpo in movimento, la voce sul palco. E lo fa con la consapevolezza che l'unicità non è un ostacolo da superare, ma la cosa più preziosa che ognuno ha.
In un panorama saturo di perfezione costruita, la sua presenza, autentica, complessa, in divenire, è già, di per sé, un atto di coraggio.

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