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Stati Uniti

Schiaffone a Donald Trump. Sei deputati del suo partito gli votano contro e la Camera blocca i dazi al Canada

Il presidente continua a perdere consensi e anche tra i repubblicani il malumore ormai è crescente

Julie Mary Marini

12 Febbraio 2026, 05:35

Schiaffone a Donald Trump. Sei deputati del suo partito gli votano contro e la Camera blocca i dazi al Canada

Donald Trump, presidente Usa

Uno schiaffone in pieno volto al presidente Donald Trump. Assestato da alcuni dei deputati appartenenti al suo stesso partito repubblicano. A Washington non è stato solo un voto. È stato un messaggio. Secco, numerico, difficilmente equivocabile: 219 contro 211. In mezzo, i sei repubblicani che voltano le spalle al loro presidente e si schierano con i democratici per bloccare i dazi contro il Canada. Un gesto politico che pesa più delle cifre, perché fotografa un dato ormai evidente: Donald Trump non controlla più completamente il suo partito. La Camera dei Rappresentanti ha così trasformato una misura commerciale in un caso politico nazionale. Per la Casa Bianca è una sconfitta netta, maturata nel luogo che dovrebbe garantire fedeltà e disciplina. Per Trump, è l’ennesima crepa in una leadership che, avvicinandosi alle elezioni di midterm, appare sempre più esposta alle tensioni interne e alle paure elettorali dei suoi stessi alleati.

Non si tratta soltanto di dissenso ideologico. I sei deputati ribelli rappresentano distretti fragili, territori in cui l’impatto delle politiche protezionistiche si traduce in costi reali per imprese, lavoratori, esportatori. In quei collegi, difendere i dazi significa rischiare il seggio. E il pragmatismo elettorale, sempre più spesso, prevale sulla lealtà personale al presidente. La frattura parlamentare riflette così un malessere più profondo, che i numeri dei sondaggi registrano da mesi. Le rilevazioni Gallup, l’approval tracker dell’Economist, i dati Reuters/Ipsos e le medie di Real Clear Politics convergono su un punto: il consenso verso l’operato di Trump è in calo costante, con recuperi brevi e mai strutturali. Un andamento che segnala un’erosione lenta ma continua della fiducia.

Dentro questo quadro, il voto sui dazi assume un valore simbolico. Non è solo una bocciatura tecnica, ma un indicatore politico: il trumpismo non è più un blocco monolitico. È un sistema sotto stress, in cui crescono le distanze tra la comunicazione aggressiva della Casa Bianca e le esigenze concrete dei territori. Con l’avvicinarsi delle midterm, la sfida per Trump diventa quindi duplice. Da un lato, riconquistare un elettorato sempre più volatile. Dall’altro, ricostruire una disciplina interna che oggi appare incrinata. Perché quando è il tuo stesso partito a metterti in minoranza, il problema non è più l’opposizione. Inizi ad essere tu.

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