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Arezzo

I piani di Francesco Macrì per Estra: “Allargare il perimetro anche a rifiuti e acqua”

Il progetto di prendere il controllo di Sei: qualità del servizio e aderenza al territorio

04 Aprile 2026, 10:02

I piani di Francesco Macrì per Estra: “Allargare il perimetro anche a rifiuti e acqua”

Francesco Macrì, presidente di Estra

Francesco Macrì, presidente di Estra spa, ha in mente un futuro energetico moderno e diversificato per essere autonomi già in un decennio rispetto ai flussi di gas che arrivano dall’estero in un contesto globale oggi complesso e penalizzante. E immagina servizi migliori, evoluti, anche per ambiente e acqua.
Il primo obiettivo potrebbe essere Sei Toscana di cui oggi Estra ha il 20 per cento: dovrebbe puntare al controllo della società che si occupa di rifiuti, con Arezzo e Siena protagoniste di una svolta virtuosa. A vantaggio dei territori assicurando più qualità ed efficienza con produzione di energia dai rifiuti, da integrare con rinnovabili e nucleare soft.
Macrì ne ha parlato con la redazione del Corriere in un’intervista densa di contenuti e visione, all’indomani dell’approvazione dei risultati 2025 di Estra (ricavi per 1,2 miliardi di euro) e alla vigilia del rinnovo del cda.

Francesco Macrì durante l'intervista al Corriere

- Presidente, considerando le guerre e l'attuale instabilità geopolitica, cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Le bollette continueranno a salire?
L'augurio è che non siano ancora più salate, ma stiamo scontando una fortissima tensione geopolitica che viene da lontano. Dopo lo sconvolgimento del Covid, che ha cambiato i flussi energetici mondiali, la guerra in Ucraina ha messo in crisi le nostre direttrici fondamentali, dato che prima acquisivamo il 45% del fabbisogno dalla Russia. Lo spostamento verso il prodotto Usa ha fatto salire i costi. Abbiamo corso per diversificare gli approvvigionamenti con nuovi rigassificatori e partnership, come quella con l'Algeria oggi primo fornitore, ma lo spostamento verso il prodotto americano ha fatto salire notevolmente i costi. Fino al 2020 non ne arrivava una goccia dagli Usa. La via è segnata: dobbiamo diventare indipendenti e dopo una fase ideologica è questo il momento per concretizzare.

- Qual è la strategia per uscire da questa dipendenza energetica?
La via è quella delle rinnovabili e non solo, c’è anche il tentativo di riprendere l’estrazione del metano nel nostro Paese. Siamo tornati al realismo tecnologico. Dobbiamo produrre in casa per contenere i prezzi e non dipendere dall'estero. Però non dobbiamo innamorarci solo del fotovoltaico: l'Italia è un Paese bellissimo e non possiamo tappezzarlo di pannelli come i deserti spagnoli, che non abbiamo. Bisogna puntare su aree periferiche, ex cave o tetti industriali, evitando gli speculatori. Estra sta facendo questo, con investimenti mirati e ragionati, si pensi all’individuazione delle cave di Quarata. Nostro obiettivo è produrre in casa da fonti rinnovabili per rifornire famiglie e imprese, non per il sistema.

Una delle sedi di Estra

- Lei parla spesso di biometano. Che potenziale ha?
È un tema fondamentale. Ad Arezzo abbiamo l’esempio eccellente di Aisa Impianti, società amica: un biodigestore anaerobico a zero emissioni che dopo un percorso di una decina di anni produce biometano dalla frazione organica. Se in Italia smaltissimo correttamente tutta la frazione organica in questo modo, potremmo coprire il 10% del fabbisogno nazionale di gas, ovvero circa 7,6 miliardi di metri cubi. È una cifra enorme, pari a quanto rigassifichiamo oggi con quattro impianti italiani. Del resto se oggi prendi una discarica dismessa e ci infili una cannuccia, viene fuori metano. Occorre poi investire su sistemi di accumulo di energia per dare stabilità e continuità.

- Nucleare. C'è ancora molto scetticismo.
E’ il futuro vero. Bisogna superare le barriere ideologiche perché il futuro è il nucleare di quarta e quinta generazione. Non parlo di grandi centrali, ma di Small Modular Reactors (Smr), cioè sistemi modulari simili alle batterie dei sottomarini. Immaginate una batteria interrata ai margini di un distretto industriale, come quello di San Zeno, che fornisce energia per 25 anni a tutta l'area. Grandi aziende come Enel e Leonardo ci stanno già lavorando grazie al nuovo decreto. Sbaglia chi pensa di preservare il business e gli assetti attuali, sarebbe un errore imperdonabile. Le compagnie energetiche devono avere il coraggio di rinunciare al proprio modello di business o di rivederlo. Le stesse Comunità energetiche, bellissima cosa, sono costrette in un recinto da chi detiene il monopolio. Va evitato che il modello innovativo al quale occorre tendere, venga ingabbiato nella rete da chi ha le leve del settore. Il futuro è la portabilità energetica.

- Come vede le prospettive energetiche dell’Italia nel prossimo decennio?
Credo che entro dieci anni usciremo definitivamente dall'emergenza. Stiamo correndo. Estra ha un piano industriale da 500 milioni e abbiamo impostato investimenti per oltre 200 milioni in un paio d’anni. Se tutte le aziende pubbliche facessero così, nel breve periodo il cambiamento è possibile. L’Italia sarà assolutamente più autonoma. Grazie a strategie come il Piano Mattei e a una nuova postura geopolitica verso l'Africa e il Pacifico, l'Italia si sta strutturando con forza. Ma serve che i territori facciano sistema: servirebbe un piano energetico regionale che tiene conto dei distretti industriali esistenti. Solo con la geotermia in Toscana potremmo vivere di rendita, ma è gestita in modo tale da non valorizzare il territorio.

- Non solo energia. A che punto è il progetto della Multiutility toscana?
È un percorso faticoso perché dobbiamo ancora aggregare altri territori e aziende oltre ai soci attuali di Estra e Alia (Arezzo e Siena da un lato e Prato e Firenze dall’altro). Dobbiamo avere la forza di allargare i confini e aggregare aziende. Ci sono relazioni importanti nelle Marche, con la provincia di Lucca, l’area di Pistoia. Bisogna consolidare il progetto, che non può ridursi alla fusione di Estra e Alia, senza avere volontà di potenza. Occorre acquisire porzioni gestionali di servizi pubblici. E la gestione di energia, acqua e ambiente non deve limitarsi solo a Firenze, ma a tutta la regione. Auspico che anche nella Toscana meridionale si faccia più squadra, sia per la gestione dell’ambiente e dei rifiuti, oggi assegnata a Sei, sia per la gestione dell’acqua.

Francesco Macrì nella sede del Corriere di Arezzo

- A cosa pensa?
Questo territorio deve riacquisire nel tempo la gestione dell’acqua come pure crescere come capitale e controllo in Sei Toscana. Io credo che Coingas debba diventare la holding di riferimento di tutte le partecipazioni pubbliche aretine che ancora sono fuori dal perimetro di Estra, proprio per fare squadra e rafforzare il progetto. Occorre ridurre le società. Intesa Siena e Coingas Arezzo dovrebbero lavorare sempre più a braccetto e dovrebbero dare un impulso forte a Estra, sia per stimolare i conferimenti del settore idrico che per dare un indirizzo forte per avviare un ragionamento importante su Sei Toscana, che oggi è partecipata da noi solo al 20 per cento ma su cui Estra potrebbe puntare con decisione.

- Estra che scala Sei Toscana. Ci spieghi meglio. Oggi il ruolo di controllo lo esercita il gruppo industriale Iren.
La scalata di Estra a Sei Toscana avrebbe una funzione strategica decisiva, per consegnare la gestione economica del servizio ai territori e non ad un soggetto che ha la cassaforte altrove. Gli amici di Iren sono un grande gruppo che opera al meglio, ma non ha afferenza territoriale. E’ legato a Reggio Emilia, Genova, Torino. Potremmo immaginare qualcosa di diverso, che riporti il servizio di gestione ambientale nel nostro perimetro. Ripeto, per fare questo occorre che la Toscana meridionale sia unita. Coingas per Arezzo e Intesa per Siena, che partecipano Estra, dovrebbero dare alla società un preciso orientamento in questo senso, volto alla crescita del capitale in Sei Toscana. E’ un’operazione importante. Un percorso ineludibile e strategico che possiamo centrare con il supporto di Alia . Occorre sinergia tra Regione e sindaci, superando posizioni preconcette. Tutto ciò nel quadro di un vero progetto industriale della “utility dei territori” per gestire acqua, ambiente ed energia in modo integrato su scala regionale. La frammentazione dei servizi è dannosa. E se restiamo piccoli, verremo indeboliti e assorbiti; se invece facciamo squadra, possiamo competere con i grandi player nazionali.

- Molti cittadini lamentano un peggioramento dei servizi, come la pulizia a Siena o i costi dei rifiuti. Perché accade?
Perché sono stati creati degli Ato (Ambiti Territoriali Ottimali) troppo grandi, come quello dei rifiuti con 177 comuni, dove un sindaco non ha più una leva diretta sulla gestione. Prima se c'era un cassonetto sporco, il sindaco chiamava il presidente dell'azienda locale; ora deve confrontarsi in assemblee oceaniche dove non conta nulla. Estra, nonostante la crescita, mantiene un servizio di prossimità: se chiami il presidente, lo trovi. La logica degli Ato va rivista. Rischia anche di generare squilibri.

- Sarà lei, Francesco Macrì, a pilotare la prossima stagione di Estra? Il cda è in scadenza proprio alla vigilia delle elezioni amministrative per il Comune di Arezzo. Coingas, che in base ai patti parasociali indica il presidente, ha nel Comune di Arezzo l’azionista di maggioranza che dà la rotta.
Il sindaco Alessandro Ghinelli ha dichiarato che intende provvedere lui, prima della fine del mandato, a questo atto. Poi la proposta passa ai soci per essere accettata.

- Una curiosità: lei ha vietato il telemarketing in Estra?
Sì, ho vietato il teleselling. Se qualcuno vi chiama al telefono a nome di Estra per vendervi contratti, sappiate che sono dei truffatori. È una scelta di serietà verso i nostri clienti.

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