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L'IDEA

Bottigliette d'acqua con l'immagine di Arezzo da regalare ai turisti in albergo

L'idea di Isabella Macrì e che è stata sposata da Michele Passalacqua dello Sport Collage

Francesca Muzzi

14 Aprile 2026, 12:37

Michele Passalacqua

Michele Passalacqua

Bottigliette di cartone con la foto di Arezzo. Ogni ospite le troverà all’Asc Hotel di Michele Passalacqua (nella foto). Un’operazione di marketing nata da un’idea di Isabella Macrì e adottata subito dallo stesso Passalacqua che insieme a Fondazione Arezzo Intour e Confcommercio - Passalacqua è presidente degli albergatori aretini - sarà a disposizione di chi arriva nella nostra città e vorrà portarsi un souvenir da Arezzo.

Ma l’idea della bottiglietta, non è solo fine a se stessa, ma rientra in un progetto che Passalacqua da tempo cerca di trovargli la giusta quadratura tra quelle che sono le aziende che producono ad Arezzo. Partiamo dall’inizio. Passalacqua, come direttore dello Sport Collage Arezzo e analizzando i dati sul turismo - soprattutto mordi e fuggi - sta cercando di mettere nero su bianco una ricetta. Dice: “La ricetta parte da un dato che mi ha colpito: Arezzo città perde presenze, il Casentino cresce del 16%. Perché? Perché il Casentino ha per Dna motivi per restare. La natura, i sentieri, l'autenticità. Chi va in Casentino non ci va per dormire — ci va per vivere qualcosa - sostiene Passalacqua - Ad Arezzo la gente arriva, ma se ne va presto. E questo mi dice una cosa sola: ci sono pochi motivi per fermarsi più di una notte. Il nostro lavoro - come imprenditori, come città - è costruire quei motivi.

Nel mio piccolo, con ASC Hotel, ho provato a farlo. Abbiamo camere con palestra integrata, tracce Gpx pronte per chi vuole correre o andare in bici sul territorio, un'ospitalità pensata per chi lo sport lo vive davvero. Ovviamente qui è un motivo verticalizzato sul benessere dato dallo sport ed è una risposta concreta a un turista che non vuole solo un letto, vuole un'esperienza. E funziona.”

Da qui la ricetta: “Quello che sto sviluppando ora va molto oltre il mio hotel. È un progetto che esce dalle mie strutture e si allarga all'intero territorio. L'idea è mettere in comunicazione soggetti diversi - artigiani, guide, formatori, sportivi, ristoratori, realtà culturali - per creare un'esperienza di Arezzo che sia vera, profonda, e soprattutto autentica.

Perché il rischio più grande del turismo è snaturare una città. Pensate a certi centri storici italiani diventati parchi a tema per turisti, dove gli abitanti non ci vivono più volentieri. Io voglio l'opposto. Noi, per fortuna, abbiamo ancora la possibilità di farlo. I luoghi e l'atmosfera devono rimanere autentici, come certi ristoranti. Ecco, quella è la misura giusta. Se una cosa piace a chi ci vive, piacerà anche a chi viene da fuori. L'autenticità non si costruisce, si preserva.

E poi c'è una dimensione del progetto che mi sta molto a cuore. Voglio che chi passa da Arezzo se ne vada con qualcosa di indelebile. Che Arezzo diventi un ricordo che non si dimentica, che si racconta, che si condivide.

Ma c'è anche il rovescio della medaglia, e questa è la parte più innovativa del progetto, quella su cui ancora non mi sbilancio troppo. Chi visita Arezzo, in qualche modo, può lasciare anche qualcosa alla città. Non solo soldi. Qualcosa di più. Di più concreto e di più duraturo”. Da qui la prima idea che si è già concretizzata. La bottiglietta di acqua di cartone reciclabile, che ogni turista potrà portarsi in giro o anche a casa e che troverà nelle camere d’albergo. “Un oggetto semplice, quasi banale. Dietro c'è un'idea di Isabella Macrì, che l'ha immaginata e voluta con determinazione, e il contributo concreto della Fondazione Arezzo Intour e dell'Associazione Albergatori di Confcommercio FiAr - Arezzo per renderla reale”. Passalacqua sostiene: “Perché vince chi fa rete. E l’esempio arriva anche dalla vicina Umbria che preso viticoltori, frantoi, agriturismi, ristoratori e comuni che non si erano mai parlati - e li ha messi insieme nella Strada dei Vini del Cantico. Nove comuni, un'identità sola, un'offerta che il mondo riconosce. Ognuno ha continuato a fare il suo mestiere, ma all'interno di qualcosa di più grande. Anche Arezzo può farlo. Ha storia, bellezza, persone di valore. Ha bisogno che questi elementi si parlino, si tengano, si supportino a vicenda. E ogni tanto arriva un piccolo segnale che si sta andando nel verso giusto”.

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