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La giustizia

Referendum, urne aperte dalle 7. Le ragioni del Sì e quelle del No

Julie Mary Marini

22 Marzo 2026, 09:59

Referendum, urne aperte dalle 7. Le ragioni del Sì e quelle del No.

Si vota sulla riforma della giustizia

Come in tutto il resto d'Italia, anche in provincia di Arezzo dalle sette di stamattina, domenica 22 marzo, sono aperte le urne per il referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia. Gli elettori sono chiamati a esprimersi su una riforma che interviene su diversi aspetti dell'organizzazione della magistratura italiana: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due Consigli Superiori distinti, l'introduzione di un meccanismo di sorteggio per i componenti degli organi di autogoverno e l'istituzione di una Corte disciplinare autonoma. Sulla scheda verde, il quesito è uno solo: confermare o respingere la legge costituzionale approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025, recante "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare".

La scheda per il referendum sulla riforma della giustizia

Si tratta di un referendum confermativo, come previsto dall'articolo 138 della Costituzione: a differenza di quello abrogativo, non è previsto il quorum. Non serve quindi che il 50% più uno degli aventi diritto si rechi alle urne, conta solo chi vota. Vince chi, tra Sì e No, ottiene più voti validi, indipendentemente dall'affluenza. Una differenza non da poco, che rende ogni astensione di fatto una delega agli altri. I seggi sono aperti fino alle 23, e domani, lunedì 23 marzo, dalle 7 alle 15. Lo spoglio inizierà immediatamente alla chiusura delle urne.

Cosa cambia se vince il Sì
Il voto riguarda tre grandi trasformazioni. Sul fronte della separazione delle carriere, verrebbe introdotta una distinzione strutturale e definitiva tra funzione giudicante e requirente fin dall'accesso in magistratura, con percorsi professionali separati. Sul fronte dell'autogoverno, al Csm unico si sostituirebbero due Consigli Superiori distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Infine, sul fronte disciplinare, verrebbe istituita un'Alta Corte disciplinare autonoma per la responsabilità dei magistrati, separando le funzioni disciplinari dagli organi di autogoverno.

Le ragioni del No
Chi si oppone alla riforma sottolinea che appena lo 0,2% dei magistrati decide di cambiare specializzazione nel corso della propria vita professionale e che la Legge Cartabia permette già di cambiare funzione una sola volta entro i primi dieci anni di carriera. I critici avvertono inoltre che la separazione e il ricorso al sorteggio potrebbero sbilanciare il sistema dei pesi e contrappesi, rendendo la magistratura più esposta alle pressioni del potere esecutivo, cioè del mondo politico.

Seggi aperti fino alle ore 15 di lunedì 23 marzo

Quadro politico e sondaggi
La maggioranza parlamentare di centrodestra è schierata compatta per il Sì. Nell'opposizione le posizioni divergono: il Pd, Alleanza Verdi-Sinistra e il Movimento 5 Stelle hanno scelto il No, Azione ha optato per il Sì, mentre Italia Viva ha lasciato libertà di voto. A poche settimane dal voto, i sondaggi mostravano un quadro ancora aperto e il risultato in bilico. Qualunque sia l'esito, il verdetto sarà definitivo: la riforma entra in vigore con la vittoria del Sì o viene definitivamente archiviata con quella del No

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