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L'Arezzo in B sarà un affare per tutti: ristoranti, alberghi e diritti tv. Quanto guadagna la città

Riccardo Buffetti

28 Gennaio 2026, 08:05

L'Arezzo verso la serie B

L'Arezzo verso la serie B

Non è più il classico strappo di metà stagione. Questa, per come si è disegnata, è una corsa verso la meta finale. L'Arezzo guarda tutti dall'alto e lo fa con sette punti sul Ravenna, secondo, e dodici sull'Ascoli, terzo. Restano quattordici partite, compresa quella di venerdì contro il Guidonia, con la prevendita libera che si è aperta ieri, e mette a disposizione circa 600 tagliandi per gli aretini e 900 euro di multa per avere, tra l'altro, gettato in campo dai tifosi 12 bottigliette di Caffè Sport Borghetti.

Sono abbastanza, le giornate, per ricordare che nulla è scontato, ma poche per capire che, da qui in avanti, la storia dipende solo e soltanto dal club amaranto. Senza alibi. Perché, scongiuri a parte, i numeri parlano chiaro. E se il club sale, sale anche la città. La serie B significa innanzitutto una base di ricavi più strutturata: i diritti televisivi alzano l'asticella delle entrate rispetto alla Lega Pro. Nell'attuale cadetteria, i club si muovono su incassi televisivi nell'ordine dei 2–3 milioni di euro. Più copertura nazionale – vedi le piattaforme Dazn e OneFootball –, più finestre mediatiche, più contenuti distribuiti. Aspetto che può stuzzicare gli sponsor.

Dentro questo salto, però, c'è un capitolo che riguarda direttamente la città: la partita come evento economico. In B cresce la mobilità delle tifoserie. Secondo i dati raccolti da StadiaPostCards.com sulla stagione in corso, le trasferte di alcune piazze “pesanti” muovono regolarmente numeri a quattro cifre: Avellino, Catanzaro e Palermo superano quota mille, e realtà come Modena e Sampdoria viaggiano su presenze esterne che si avvicinano alle novecento unità. Tradotto: più gente che arriva, più gente che consuma. Bar e ristoranti che lavorano, trasporti e parcheggi e anche pernottamenti nelle strutture ricettive del territorio; anche se, in questo caso, i numeri di chi rimane per più giorni sono più bassi.

“Ben venga l’Arezzo in B. Le strutture sono pronte”, dichiara Michele Passalacqua, presidente di Federalberghi Arezzo. “Non saranno flussi che ci preoccuperanno, considerando i dati del passato, ma la promozione sarebbe un aspetto positivo per tutti”. Per Federico Vestri, presidente dei ristoratori aretini di Confcommercio: “Non abbiamo ancora affrontato il tema per scaramanzia, ma sicuramente la serie B e l’aumento della capienza dello stadio porteranno un notevole incremento di clientela”. Simone Chierici, Presidente della Fondazione Arezzo Intour e assessore al turismo del Comune di Arezzo, lancia una proposta: “Insieme alla società amaranto sarebbe interessante fare delle promozioni per le famiglie, perché possano vivere Arezzo e non solo lo stadio”.

Il punto di contatto più sensibile tra ambizione sportiva e prospettiva urbana è lo stadio. I numeri dicono già molto. Nell'ultima stagione in cadetteria, 2006/07, l'Arezzo viaggiò su una media di 4.135 spettatori a partita, con un picco da 9.435 contro la Juventus. Nei due anni precedenti il pubblico era stato ancora più consistente: 5.086 e 5.677, nel primo anno di B 2004-2005. I nuovi lavori al Comunale garantiranno più posti e un'area sempre viva durante l'anno anche grazie alla presenza di locali commerciali. Ma attenzione, ci sono anche costi che salgono: stipendi, viaggi, logistica, organizzazione. E in un campionato dove la competizione è alta, la sostenibilità non è automatica. Il riferimento è chiaro: il monte ingaggi medio dei club dell'attuale serie B si aggira intorno ai 13 milioni. È il prezzo del salto di livello e, insieme, il rischio più grande se non si programma.

L'insieme di questi fattori è il motivo per cui questa fuga non è soltanto fine a se stessa. L'Arezzo è davanti, ha margine, ha tempo. Adesso deve solo fare la cosa più difficile nello sport: finire il lavoro.

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