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Calcio

La magia che sfida la logica. L'arte della rabona, dal colpo di Infante all'ala con i baffi. Gol storici e fenomeni. Il video

Il colpo caro agli argentini, ma il primo a farlo davanti alle telecamere fu l'italiano Giovanni Roccotelli

Giuseppe Silvestri

19 Marzo 2026, 12:32

La magia che sfida la logica. L'arte della rabona, dal colpo di Infante all'ala con i baffi. Gol storici e fenomeni. Il video

Emiliano Pattarello e Giovanni Bellotto

Primo tempo di Arezzo-Perugia. Fascia destra. Pattarello arriva al cross. Il piede giusto per calciare sarebbe il destro, ma lui in campo lo usa solo per correre. Incrocia le gambe e prova una rabona. Non colpisce bene e la sfera si spegne sul fondo. Peccato. Non è la prima volta e, per fortuna, non sarà l’ultima.

LA X VINCENTE
La rabona è l’arte di colpire in modo diverso. È un movimento innaturale, con il piede che prima di calciare passa dietro la gamba d’appoggio, formando una vera e propria X. Le ragioni per ricorrere a questo colpo sono diverse: disorientare l’avversario, inventare un assist difficile da leggere oppure semplicemente calciare col piede preferito. C'è solo un presupposto per far sì che la giocata possa conciliare l’estetica con l’efficacia: avere una tecnica squisita.


Ricardo Infante sulla copertina de El Gráfico

L'ORIGINE
Il nome deriva dallo spagnolo “rabo” (coda), forse indicando il movimento compiuto dai bovini con la coda per scacciare gli insetti. Si narra che il termine inizialmente sia spuntato in Argentina alla metà del XX secolo. La parola stessa è colloquiale e designa un gesto eseguito in modo quasi disinvolto, ma che richiede coraggio e destrezza. Gesto che in Brasile è conosciuto con nomi diversi: letra (lettera) o chaleira (teiera), per l'attorcigliarsi delle maiuscole e per il design di alcune teiere.


Bellotto, durante l'esecuzione di una rabona

L’ARGENTINO INFANTE
Secondo il racconto del calcio che fu, la prima rabona in una gara ufficiale risale al 1948 in Argentina, durante la partita tra Estudiantes e Rosario Central. A utilizzarla fu Ricardo Infante, segnando addirittura da più di 30 metri. Fantasia? Probabile. Il contesto di quella giocata è avvolto in una storia che sembra una favola. Il pallone arriva a Ricardo Infante a tutta velocità verso il piede sinistro, mezzo infortunato e dolorante per una botta precedente. Lui sa di non riuscire a dare potenza e in una frazione di secondo, prende la decisione più importante della sua vita da calciatore, incrociando la gamba destra dietro la sinistra e inaspettatamente insaccando all'incrocio, tra la sorpresa di tutti. Il giorno seguente è la rivista El Gráfico, iconica testata del calcio argentino, a dedicare la copertina al centravanti dell'Estudiantes aggiungendo un gioco di parole: “L'Infante che divenne Rabona”, battezzando così il termine che conosciamo oggi.


La rabona di Diego Armando Maradona

L’ALA COI BAFFI
Se l'Argentina ne rivendica la paternità storica, è un italiano a entrare nei libri come vero e proprio inventore tecnico del gesto o almeno il primo a eseguirlo davanti alle telecamere. La prima volta la rabona finisce in televisione negli anni '70, grazie ai piedi di Giovanni Roccotelli. “Cominciai a sette anni, giocando in strada a Bari, senza porte, contro una serranda con mio fratello Vittorio. Tornati a casa lui raccontava: Giovanni mi ha fatto un gol strano”, ha spiegato più volte lo stesso Roccotelli. Classe 1952, 19 presenze in serie A e 202 in cadetteria (19 reti) con le maglie di Torino, Ascoli, Cagliari, Taranto, Avellino e tante altre squadre. Lui la chiamava semplicemente incrociata. Il papà della rabona esibì il gesto per la prima volta con la maglia del Cagliari, crossando per Virdis nel 1976 e di rabona fece anche 2 gol in carriera. Giocatore grintoso, abile tecnicamente, Roccotelli con la sua giocata marchiò indelebilmente la storia di quello che venne soprannominato l’Ascoli dei record. Fu tra i protagonisti della cavalcata che riportò il Picchio di Mimmo Renna in serie A nella stagione 1977-78 a suon di successi: 61 punti (la vittoria ne valeva due), frutto di 26 vittorie, 9 pari e 3 sole sconfitte. Quando arrivava sul fondo e metteva la palla al centro con la rabona, il Del Duca esplodeva. Come contro il Modena, incrociata dalla sinistra, colpo di testa di Ambu e palla in rete. Diego Maradona quando Bellotto fu lapidario: “Bueno, devi farla sempre”.


L'arte della rabona, alcuni dei colpi più spettacolari

IL PIBE DE ORO
L'Argentina è rimasta a lungo il terreno più fertile per la rabona. Un gesto eseguito da molti calciatori, da Claudio Borghi a Diego Armando Maradona, da Angel Di Maria a Matias Urbano. Borghi fu tra i più appassionati interpreti: nell'arco della sua carriera esaltò i tifosi del River in varie occasioni, anche in nazionale, in partite importanti. Quando arrivò al Colo Colo furono i cileni a godersi la sua arte dal vivo. Ovviamente anche Maradona usò il colpo durante la sua carriera, sia in nazionale che nei club. Tra i moderni eredi della tradizione argentina, Angel Di Maria si è distinto come uno dei più eleganti. Indimenticabile il suo gol contro l'Aek Atene nell'Europa League 2009, indossando i colori del Benfica. Nell’elenco dei rabonisti sono entrati in tanti da Ronaldinho a Neymar, da Cristiano Ronaldo a Erik Lamela. Quest’ultimo ha realizzato due reti di rabona. La più bella in Arsenal-Totthenam: si avvicinò alla sfera in modo strano, quasi frontalmente, avvolse la gamba sinistra dietro la destra e col piede pizzicò il pallone con uno schiaffetto leggero che impresse un effetto tipo palla da bowling. Il cuoio passò tra le gambe di Thomas Partey e si infilò nell'angolo lontano. Un gol di rabona è più raro dell'aurora boreale, ma un gol di rabona a giro e rasoterra chi l’aveva mai visto? Quella rete vinse il premio come miglior gol della stagione di Premier League. La rabona è qualcosa di più di un semplice colpo tecnico. In un calcio perfezionista negli schemi e più fisico che tecnico come quello contemporaneo, è un lusso da applausi. I suoi migliori esecutori oggi sono i giocatori che spingono la propria creatività a livelli artistici e forse anche romantici. Pazienza se ogni tanto non riesce, come è accaduto domenica a Pattarello. Solo chi non osa non sbaglia mai. Aveva ragione Diego: “Bueno, devi farla sempre”.

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