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Arezzo

"Emergenza Pronto soccorso, vi spiego di chi è la colpa". La dura presa di posizione di Maurizio Milanesi (Cisl Fp)

Il sindacalista punta il dito sulla riforma del 2015: "Profondamente sbagliato accorpare le Asl"

Giuseppe Silvestri

03 Gennaio 2026, 16:27

"Emergenza Pronto soccorso, vi spiego di chi è la colpa". La dura presa di posizione di Maurizio Milanesi (Cisl Fp)

L'ospedale San Donato e Maurizio Milanesi, segretario generale Cisl Fp Arezzo

Un disastro annunciato. Così Maurizio Milanesi, segretario generale della funzione pubblica della Cisl Arezzo, definisce le criticità del Pronto Soccorso dell'ospedale San Donato, messe ripetutamente in evidenza nelle ultime settimane da lettere ed interventi di protesta, tanto da spingere il vicesindaco Lucia Tanti a chiedere un incontro alla Regione Toscana. Secondo la Cisl non è un’emergenza improvvisa né il frutto di singole responsabilità locali, ma il risultato di scelte strutturali che negli anni hanno progressivamente spostato il peso dell’assistenza sugli ospedali principali. 

"In questi giorni ho letto numerosi articoli che gridano allo scandalo e cercano responsabilità immediate sulla situazione del Pronto Soccorso del San Donato - afferma Milanesi - Analisi che, mi spiace dirlo, spesso risultano condizionate da appartenenze politiche o sindacali e finiscono per offrire una lettura parziale del problema". Secondo Milanesi, per comprendere davvero le difficoltà vissute da cittadini e operatori sanitari è necessario allargare lo sguardo al livello regionale. "Se vogliamo essere onesti dobbiamo ricordare che la sanità è una competenza regionale e che sono le Regioni a determinare i modelli organizzativi e gestionali", sottolinea. "In Toscana, nel 2015, con la scelta di accorpare le Asl riducendole a tre, si è presa una decisione che si è rivelata, a mio avviso, profondamente sbagliata". Il riferimento è alla nascita della Asl Toscana Sud Est, che governa l’area vasta comprendente Arezzo, Siena e Grosseto. Un territorio ampio e complesso che, secondo la Cisl Fp, ha finito per accentrare servizi e responsabilità sugli ospedali maggiori, indebolendo progressivamente la rete periferica. "I piccoli ospedali di vallata sono stati progressivamente svuotati di servizi e competenze - osserva Milanesi - Oggi ogni cittadino della provincia di Arezzo sa bene che, in presenza di problematiche sanitarie di una certa gravità, il riferimento diventa automaticamente il Pronto Soccorso di Arezzo o di Montevarchi". Nel frattempo, strutture come quelle del Casentino, La Fratta e Sansepolcro, "stanno sempre più assumendo il ruolo di grandi reparti di medicina, con una funzione emergenziale ormai residuale".

La riforma nelle intenzioni, avrebbe dovuto generare efficienza e risparmi, ma secondo il sindacato non ha prodotto i risultati attesi. "La Corte dei Conti - continua Milanesi - certifica che nel 2023 il sistema sanitario toscano ha registrato il disavanzo più alto d’Italia: 267,2 milioni di euro, superato solo dall’Emilia-Romagna". Un dato che, per il segretario Cisl Fp, assume un peso ancora maggiore se rapportato alla pressione fiscale regionale, "considerando che in Toscana l’addizionale Irpef è già ai livelli massimi". Al centro delle criticità resta la debolezza della sanità territoriale, incapace di funzionare da filtro efficace rispetto all’accesso ai Pronto Soccorso. "La medicina territoriale resta il vero anello debole del sistema", denuncia Milanesi. "Non esiste un filtro efficace, in particolare per gli anziani e per i malati cronici, che continuano a rivolgersi in misura crescente ai Pronto Soccorso, unico presidio sanitario in grado di garantire una risposta H24". Anche i medici di medicina generale e i pediatri, aggiunge, "sono oggi schiacciati da carichi di lavoro insostenibili e ridotti spesso al solo ruolo di prescrittori".

Le ricadute di questo assetto sono evidenti e rischiano di aggravarsi ulteriormente. "Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e purtroppo sono destinate a peggiorare", conclude il rappresentante sindacale. "La sanità pubblica ha costi enormi e una carenza strutturale di personale. Per rispondere davvero ai bisogni attuali servirebbero numeri di professionisti che oggi nessuno è in grado di garantire. Servono decisioni coraggiose, condivise con chi rappresenta i lavoratori della sanità e con le istituzioni territoriali, e soprattutto la capacità di rimettere in discussione modelli organizzativi che continuano a drenare risorse senza restituire servizi sanitari all’altezza delle esigenze dei cittadini".

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