La salute
In inverno aumentano raffreddori e casi di influenza
"Attento al freddo, altrimenti ti ammali". Un ritornello che viene ripetuto allo sfinimento a ogni bambino (e non solo). All’avvicinarsi dell’inverno è un rituale collettivo: “Copriti o ti ammali!”. Figuriamoci in giorni come quelli attuali, in cui la temperatura scende spesso sotto lo zero e la mattina oltre che con il sonno arretrato occorre combattere con l'aria gelida. "Attento a non prendere freddo" è uno dei consigli più radicati nella tradizione popolare, così persistente da sembrare ovvio. Eppure, quando si esamina il legame tra freddo e malattia con gli occhi della scienza, la risposta è più sottile di quanto il senso comune suggerisca: non è il freddo in sé che causa raffreddore, influenza o altre infezioni, ma piuttosto un insieme di fattori che si combinano in condizioni di bassa temperatura.
Non è il freddo a far aumentare i malanni, ma il comportamento dell'uomo
Il primo punto da chiarire è quello fondamentale: le malattie respiratorie come il raffreddore e l’influenza sono causate da virus, non dalla temperatura esterna. I rinovirus, che scatenano il comune raffreddore, e i virus influenzali non nascono per effetto del freddo; si tratta di agenti biologici che devono entrare nel nostro corpo per innescare l’infezione. Allora perché l’inverno è da sempre associato ai malanni? La risposta risiede nei meccanismi di diffusione delle infezioni e nelle condizioni ambientali correlate alla stagione fredda. Con il calo delle temperature, tendiamo a trascorrere più tempo in ambienti chiusi, vicino ad altre persone: il contatto stretto e la scarsa ventilazione aumentano di molto la probabilità che un virus passi da individuo a individuo. C’è poi un aspetto biologico specifico legato alle basse temperature: l’aria fredda e secca può alterare le difese naturali del nostro apparato respiratorio. Le mucose nasali, che fungono da primo filtro contro virus e batteri, tendono a seccarsi e a perdere parte della loro efficacia quando l’umidità è bassa, come spesso accade in inverno con l’uso dei riscaldamenti. Questo indebolimento delle barriere protettive può rendere le vie respiratorie più vulnerabili ai patogeni. Uno studio pubblicato negli Stati Uniti ha prodotto evidenze sperimentali che spiegano una dinamica simile: il freddo può inibire la risposta immunitaria locale nelle vie nasali, diminuendo l’attività di alcune cellule difensive e facilitando la replicazione virale. Sebbene questo non significhi che l’aria fredda “crei” il virus, può rendere eccezioni più facili da contrarre qualora il contatto con il patogeno sia avvenuto. Allo stesso modo, in molte rassegne scientifiche e fact-check internazionali si ribadisce che il freddo da solo non è sufficiente a causare infezioni. La diffusione di virus respiratori è stagionale per motivi che includono proprio l’interazione tra temperatura, umidità e comportamento umano, non un effetto diretto del freddo come causa. Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università Statale di Milano, sottolinea che le basse temperature e soprattutto gli sbalzi termici interferiscono con la clearance mucociliare delle vie respiratorie riducendo la loro capacità di difesa: è questo, non il freddo in sé, a favorire l’ingresso dei virus. E Matteo Bassetti, infettivologo dell’Ospedale San Martino di Genova, conferma il freddo non è la causa delle infezioni: “Non c’entra niente il freddo. I virus circolano di più al chiuso quando siamo in inverno. Uscire con il freddo ben coperti non fa ammalare, anzi può ridurre il rischio di contagio".
Questo non significa però che il freddo sia completamente innocuo. Temperature rigide espongono l’organismo a rischi reali e documentati che non hanno nulla a che vedere con i virus stessi, come ipotermia o congelamento in caso di esposizione prolungata senza adeguata protezione. In questi casi la temperatura corporea si abbassa fino a livelli pericolosi, con conseguenze gravi sul funzionamento degli organi. Un altro esempio è il fatto che il freddo può aggravare condizioni preesistenti, come asma o sindromi vascolari, perché la risposta del corpo a basse temperature può influenzare la circolazione sanguigna e la reattività delle vie respiratorie. Il colpo di freddo, cioè l’idea che un’esposizione improvvisa a un vento gelido o a una corrente d’aria possa far scatenare un raffreddore, è anch’esso un mito senza base biologica diretta: senza la presenza e la replicazione di un agente patogeno, non può insorgere un’infezione. La scienza, insomma, conferma che il freddo non fa ammalare di per sé, ma crea spesso un contesto mediato — dall’ambiente secco alla vicinanza con altri individui — che favorisce la diffusione dei virus stagionali e può moderatamente indebolire le difese immunitarie locali. Riconoscere questa distinzione tra causa diretta (il virus) e condizioni facilitanti (freddo e comportamenti umani) è fondamentale per smontare un mito tanto resistente quanto diffuso, e per orientare le nostre azioni quotidiane verso prevenzione reale, come il lavaggio delle mani e l’attenzione alla ventilazione degli ambienti.
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