Salute
Toscana seconda per il livello qualitativo della sanità
La Toscana può vantare una delle migliori sanità italiane. La regione si conferma una delle colonne portanti nazionali. I dati ufficiali del monitoraggio 2023 del Ministero della Salute, elaborati attraverso gli indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (Nsg) e rilanciati dalla Fondazione Gimbe, collocano la Regione al secondo posto assoluto in Italia per adempimento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), immediatamente alle spalle del Veneto e davanti all’Emilia-Romagna. Un risultato di particolare rilievo nel quadro nazionale, segnato da profonde diseguaglianze territoriali e da un acceso dibattito politico e istituzionale sul futuro del Servizio sanitario nazionale.

Con un punteggio complessivo di 286 punti su 300, la Toscana rientra nel gruppo ristrettissimo delle Regioni che superano quota 280, distanziando nettamente la media nazionale, ferma a 226 punti. Un dato che fotografa un sistema sanitario complessivamente solido e performante, soprattutto se confrontato con le difficoltà persistenti di ampie aree del Paese, in particolare nel Mezzogiorno, dove diverse Regioni non raggiungono nemmeno i 200 punti complessivi e risultano non adempienti. Soltanto due punti distanziano la Toscana dalla vetta in cui ancora una volta si conferma il Veneto.
Il podio: primo Veneto, seconda Toscana, terza Emilia Romagna
Entrando nel dettaglio delle tre macro-aree che compongono il monitoraggio, la Toscana mostra un profilo equilibrato e competitivo. Nell’area della prevenzione, dove i margini di miglioramento sono i più ampi, si colloca al quinto posto nazionale con 95 punti, confermandosi tra le realtà più avanzate per vaccinazioni, screening e sanità pubblica, anche se si potrebbe fare meglio. Davanti ci sono Veneto, Provincia autonoma di Trento ed Emilia-Romagna, mentre la Lombardia ottiene lo stesso punteggio. È però nell’assistenza territoriale e in quella ospedaliera che la Regione esprime al meglio la propria capacità organizzativa: nell’area distrettuale la Toscana è seconda in Italia con 95 punti, superata solo dal Veneto, mentre nell’area ospedaliera conquista ancora il secondo posto con 96 punti, alle spalle della Provincia autonoma di Trento.

Le tre graduatorie relative allo stato di salute della sanità italiana
Si tratta di risultati che assumono un significato ancora più forte se letti nel contesto generale tracciato dalla Fondazione Gimbe, che proprio su questi dati ha costruito una dura riflessione sul tema dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) e sul rischio che l’attuazione dell’autonomia differenziata finisca per amplificare le diseguaglianze sanitarie. "I Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) non coincidono con i Livelli essenziali di assistenza (Lea), né sul piano normativo né su quello sostanziale", sostiene il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, intervenendo in audizione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato. Secondo Cartabellotta, la scelta del Governo di equiparare Lep e Lea, forzando l’interpretazione di una recente sentenza della Corte costituzionale, avrebbe l’obiettivo di accelerare l’autonomia differenziata, con il rischio concreto di cristallizzare per legge divari regionali già oggi considerati "inaccettabili".
La Fondazione Gimbe ribadisce che il monitoraggio dei Lea restituisce un Paese spaccato. Nel 2023 (anno a cui si riferiscono i dati presi in esame) otto Regioni risultano non adempienti, non raggiungendo la soglia minima di 60 punti in almeno una delle tre macro-aree. I divari sono evidenti non solo nei punteggi complessivi, ma anche all’interno delle singole aree, dove lo scarto tra le Regioni più virtuose e quelle in maggiore difficoltà supera spesso i 40 punti, con criticità particolarmente accentuate nella prevenzione e nell’assistenza territoriale. In questo scenario, la Toscana rappresenta e continua a rappresentare uno dei modelli di riferimento, dimostrando che livelli elevati di adempimento sono possibili anche all’interno di un sistema nazionale sottofinanziato. Proprio il tema delle risorse è al centro delle preoccupazioni sollevate dalla Fondazione Gimbe. I Lep, previsti dall’articolo 117 della Costituzione, dovrebbero definire la soglia minima di prestazioni necessarie a garantire in modo uniforme i diritti civili e sociali fondamentali, inclusa la tutela della salute. I Lea, invece, sono lo strumento operativo attraverso cui questi diritti vengono resi concreti. Equipararli, secondo il presidente Cartabellotta, significa confondere il fine con il mezzo e, soprattutto, proclamare diritti senza assicurare le risorse necessarie per renderli realmente esigibili. Il rischio, avverte la Fondazione Gimbe, è che senza una definizione e un finanziamento adeguato dei Lep sanitari, l’autonomia differenziata finisca per legittimare giuridicamente le diseguaglianze esistenti. Un paradosso che potrebbe avere effetti boomerang anche per le Regioni più forti, come la Toscana, già oggi meta di un’intensa mobilità sanitaria. Se i divari territoriali dovessero accentuarsi ulteriormente, l’aumento dei flussi di pazienti da altre aree del Paese potrebbe mettere sotto pressione anche i sistemi più efficienti, creando evidenti problemi.
In questo quadro complesso, i numeri della Toscana assumono un valore che va oltre la semplice classifica. Raccontano la capacità di una Regione di investire in prevenzione, di costruire una rete territoriale solida e di mantenere elevati standard ospedalieri, pur in un contesto nazionale segnato da carenze strutturali. Ma indicano anche una responsabilità: quella di difendere un Servizio sanitario nazionale fondato sull’universalità e sull’uguaglianza dei diritti, evitando che le eccellenze territoriali diventino isole circondate da sistemi sempre più fragili. La sfida dei prossimi anni sarà dunque duplice. Da un lato consolidare e migliorare ulteriormente le performance, dall’altro partecipare attivamente a un confronto nazionale che tenga insieme autonomia e solidarietà. Perché, come ricordano i dati del Nsg, la qualità della sanità non può essere un privilegio geografico, ma deve restare un diritto garantito a tutti, da Nord a Sud del Paese.
In questo quadro si inserisce un altro aspetto che dovrà essere affrontato in questa secondo mandato del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani: l'addizionale regionale Irpef. Negli ultimi anni la Regione Toscana, pur di non abbassare i livelli della sanità e dell'assistenza ai cittadini, ha alzato l'addizionale per far quadrare i conti e non ritrovarsi con un "buco" economico, come altre regioni. Una scelta condivisibile dal punto di vista etico e morale, ma che ovviamente ha pesato sulle tasche dei cittadini. La nuova sfida che la Regione ora deve affrontare, è quella di cercare di limare ulteriormente i costi e affinare le sinergie, senza andare a intaccare i livelli qualitativi della prevenzione e delle prestazioni. Il tutto cercando di erodere ulteriormente le evidenti differenze da un punto di vista geografico regionale.
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