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La tradizione

Gli animali domestici membri delle famiglie, amore sempre più intenso soprattutto per cani e gatti. Sant’Antonio e il cuore di un legame antico

Benedizioni e iniziative in gran parte d'Italia. La storia della ricorrenza e dei dialoghi lontani dall'uomo

Julie Mary Marini

18 Gennaio 2026, 09:51

Gli animali domestici membri delle famiglie, amore sempre più intenso soprattutto per cani e gatti.  Sant’Antonio e il cuore di un legame antico

Gli animali e il giorno di Sant'Antonio Abate

Li amiamo come persone. Fanno parte delle nostre famiglie ed a loro sono rivolte tutte le attenzioni. Gli animali da affezione, in particolare cani e gatti, hanno un ruolo sempre più importante. C’è un giorno, nel cuore dell’inverno, che ormai si carica di un significato diverso. Il 17 gennaio non è soltanto una data del calendario liturgico: è un ponte simbolico tra l’uomo e l’animale, tra il lavoro di chi ancora si dedica alle campagne e l’affetto che oggi riempie le nostre case. È la festa di Sant’Antonio Abate, il santo che da secoli veglia su chi vive accanto agli animali e grazie a loro, oltre che sugli animali stessi. Nelle campagne toscane questa ricorrenza non è mai diventata folclore. Resiste come un rito concreto, vissuto, necessario. I parroci entrano ancora nelle stalle per benedire mucche, pecore, agnellini; gli allevatori li accolgono come si fa con un gesto che viene da lontano, consapevoli che quella preghiera è anche un modo per riconoscere la fragilità di un equilibrio antico. Un gesto che affonda le radici nel IV secolo e che continua a parlare al presente, ricordando quanto il rapporto tra uomo e animale sia fatto di cura reciproca e responsabilità condivisa.

Nella sola Toscana oltre 700 mila famiglie hanno almeno un animale

A sottolinearne il valore è stata Coldiretti Toscana, che richiama l’attenzione sul ruolo essenziale della zootecnia regionale. Non solo produzione di carne, latte e uova – pilastri della dieta mediterranea – ma presidio del territorio, tutela della biodiversità, argine silenzioso contro lo spopolamento delle aree interne e contro il dissesto idrogeologico. Un patrimonio che riguarda tutti, non soltanto chi vive e lavora in campagna. Oggi nelle fattorie toscane vivono circa 500 mila animali da reddito, e il settore genera un valore di circa 500 milioni di euro, incidendo per il 15% sul Pil agricolo regionale. Numeri che raccontano un comparto centrale, nonostante le difficoltà crescenti. Difficoltà che gli allevatori conoscono bene: l’aumento dei costi energetici, il ricambio generazionale sempre più complesso, le emergenze sanitarie come la peste suina africana, fino alle nuove sfide poste dal dibattito sulla carne sintetica. In questo contesto, la benedizione di Sant’Antonio non è superstizione, ma un atto di fiducia e di resistenza culturale, un modo per ribadire che l’allevamento non è solo economia, ma relazione quotidiana con esseri viventi.

La tradizione popolare aggiunge a tutto questo una dimensione quasi fiabesca. La leggenda vuole che nella notte tra il 16 e il 17 gennaio gli animali possano parlare tra loro. Un evento considerato di buon auspicio, a patto che l’uomo non ascolti, restando lontano dalle stalle. È un racconto che nasce da un sapere contadino profondo, in cui il rispetto passa anche dal saper fare un passo indietro. Da qui discende anche l’usanza del “maialino di Sant’Antonio”, allevato per i monaci antoniani, simbolo della connessione indissolubile tra il santo e la vita rurale. Negli ultimi decenni, però, la festa ha cambiato confini senza perdere significato. Accanto agli animali delle stalle sono arrivati quelli delle case. La crescente affezione verso gli animali da compagnia ha portato Sant’Antonio Abate nelle chiese di città e nelle piazze, trasformando la benedizione in un momento collettivo che coinvolge famiglie intere con cani, gatti, pappagalli, criceti e perfino animali esotici. In Toscana almeno 700 mila famiglie convivono con un animale domestico, pari al 42,7% del totale, un dato in costante crescita che racconta una società sempre più consapevole del valore affettivo e relazionale degli animali.

Amici fedeli a 4 zampe, a loro vengono dedicate le massime attenzioni

Così un rito nato per scandire il calendario dei pastori diventa, nell’era moderna, un’occasione di riconoscenza e condivisione. Non cambia il cuore della celebrazione: il rispetto per chi non ha voce, ma accompagna le nostre vite. Sant’Antonio Abate continua a unire stalle e salotti, campagne e città, ricordandoci che il rapporto tra uomo e animale non è mai stato solo utilità o compagnia, ma una forma antica e attualissima di convivenza. Molte benedizioni ed eventi si sono consumati nella giornata di sabato 17 gennaio, come da tradizione, altri si terranno oggi, domenica 18 gennaio, approfittando del festivo, come ormai accade da qualche anno.

La festa di Sant'Antonio Abate si è via via sempre più spostata dalle campagne alle città

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