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Sanità

Sepsi, la corsa contro il tempo: San Donato all'avanguardia nelle diagnosi rapide. Un esame del sangue per scoprire le infezioni più gravi

Un lavoro multidisciplinare condotto su oltre 600 pazienti dimostra come un semplice test aiutare a bruciare i tempi nella diagnosi

Julie Mary Marini

11 Febbraio 2026, 16:10

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La sepsi è una patologia definita tempo-dipendente

La sepsi è una risposta anomala e sproporzionata dell’organismo a un’infezione, nella maggior parte dei casi di origine batterica. In alcuni pazienti, infatti, il sistema immunitario reagisce in modo eccessivo, fino a danneggiare organi e tessuti invece di proteggere il corpo, con conseguenze potenzialmente molto gravi. Riconoscere l’infezione nelle fasi iniziali diventa quindi decisivo per aumentare le possibilità di cura e prevenire l’evoluzione verso forme severe. Non a caso, la sepsi è definita una patologia “tempo-dipendente”: ogni minuto può fare la differenza nella presa in carico del paziente. È su questo presupposto che si basa lo studio condotto all’Ospedale San Donato di Arezzo, che ha evidenziato come un parametro già disponibile nei comuni esami del sangue possa supportare i medici del Pronto Soccorso nell’individuare precocemente le infezioni più gravi. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Clinica Chimica Acta, ha coinvolto oltre 600 pazienti giunti in Pronto Soccorso con sospetta infezione e ha valutato l’efficacia del cosiddetto Mdw (Monocyte Distribution Width), un valore ottenuto automaticamente dal normale emocromo.

Il dato è disponibile in tempi molto rapidi, circa cinque minuti dall’arrivo della provetta in laboratorio, e si è dimostrato particolarmente utile nel riconoscere le infezioni severe, con un’accuratezza del 93,6%. Un risultato nettamente superiore rispetto ad altri esami comunemente utilizzati nella pratica clinica, come la Procalcitonina (Pct) e la Proteina C-reattiva (Crp). Uno degli aspetti più rilevanti dello studio è la sua forte impronta multidisciplinare. Il progetto è nato dalla collaborazione tra diversi reparti dell’Ospedale San Donato: Medicina di Laboratorio e Microbiologia, Emergenza-Urgenza, Malattie Infettive, Anestesia e Rianimazione hanno lavorato in modo integrato, mettendo a sistema competenze differenti con l’obiettivo di migliorare i percorsi assistenziali fin dalle prime fasi di accesso in ospedale. Un approccio che si inserisce in un filone di ricerca già consolidato, sviluppato negli ultimi anni anche durante la pandemia da Covid-19 e nel monitoraggio dei pazienti affetti da forme severe di infezione e sepsi.

Il parametro MDW presenta inoltre importanti vantaggi pratici. Non richiede esami aggiuntivi, non comporta costi supplementari ed è disponibile entro la prima ora dall’arrivo del paziente in Pronto Soccorso. Questa rapidità consente al personale sanitario di disporre fin da subito di informazioni fondamentali per valutare la gravità del quadro clinico e intervenire tempestivamente quando necessario. Lo studio testimonia l’impegno della Asl Toscana sud est nel promuovere l’innovazione, l’integrazione interdipartimentale e il miglioramento continuo della qualità delle prestazioni sanitarie. Allo stesso tempo, favorisce un uso più appropriato e sostenibile delle risorse diagnostiche, grazie a percorsi e algoritmi calibrati sulla reale gravità clinica dei pazienti. I risultati della ricerca hanno già trovato applicazione nella pratica clinica. La procedura prevista dallo studio è infatti attiva in via sperimentale all’Ospedale San Donato di Arezzo a partire da giugno 2024, consentendo l’utilizzo sistematico del parametro MDW nei percorsi di valutazione dei pazienti con sospetta infezione in Pronto Soccorso. L’esperienza maturata in questi mesi rappresenta ora la base per una possibile estensione del modello al resto dell’Azienda, con l’obiettivo di uniformare i percorsi assistenziali e rafforzare ulteriormente la capacità di individuazione precoce della sepsi su scala territoriale.

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