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San Rossore

Il ritorno del lupo. Collari gps per Basco e Mirto, fototrappole con intelligenza artificiale. Così i predatori hanno contribuito al riequilibrio faunistico

L'unica emergenza dell'area riguarda una famiglia attirata dalle ripetute alimentazioni da parte dell’uomo

Julie Mary Marini

04 Marzo 2026, 21:53

Il ritorno del lupo. Collari gps per Basco e Mirto, fototrappole con intelligenza artificiale. Così i predatori hanno  contribuito al riequilibrio faunistico

Ormai stabile la presenza del lupo a San Rossore

La presenza del lupo nei territori toscani non è più solo una suggestione ormai da tempo, ma una certezza. Un dato strutturale dell’ecosistema toscano. Nel Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli prosegue un piano di monitoraggio che unisce ricerca scientifica e innovazione tecnologica: due nuovi collari gps sono stati applicati nei giorni scorsi ad altrettanti esemplari, mentre sono in arrivo fotocamere potenziate con intelligenza artificiale. L’attività viene condotta in collaborazione con il team del professor Marco Apollonio dell’Università di Sassari, con il coordinamento operativo sul campo dell’esperto Marco Del Frate. Un lavoro scientifico strutturato che punta non soltanto a censire, ma a comprendere dinamiche territoriali, spostamenti e interazioni con l’uomo.

Basco e Mirto
I nuovi dispositivi sono stati applicati ai lupi Basco e Mirto. Il nome Mirto richiama l’odore percepito al momento della cattura, probabilmente legato a un’area ricca di questa pianta frequentata poco prima dall’animale; Basco rappresenta invece un ringraziamento simbolico a un cittadino che ha sostenuto il lavoro del team nell’area di Migliarino. I collari — spiegano dall’Ente — non arrecano danni agli animali: hanno una durata di circa un anno, possono essere sganciati da remoto in caso di necessità e consentono di raccogliere dati essenziali per la ricerca e la gestione quotidiana. Informazioni preziose anche per intercettare eventuali situazioni di interazione con l’uomo e orientare azioni di prevenzione e comunicazione.

I lupi hanno contribuito a riequilibrare la fauna

La presenza stabile a San Rossore
Nella Tenuta di San Rossore la specie è presente stabilmente da anni. Il nucleo storico conta attualmente 8 esemplari adulti e 2 cuccioli. Negli ultimi mesi si sono consolidati altri tre nuclei stabili — tra 4 e 6 esemplari ciascuno — nelle Tenute di Tombolo, Migliarino e Coltano. Secondo il Parco, questa espansione si inserisce nel quadro nazionale di ritorno del lupo dopo decenni di assenza e il rischio di quasi estinzione nella penisola. Un processo di ricolonizzazione che, in questo caso, ha prodotto effetti tangibili sull’equilibrio faunistico. Una famiglia di lupi ha infatti contribuito al riequilibrio della biodiversità dell’area protetta: la predazione su daini e cinghiali — in passato in sovrannumero — ha favorito la ricrescita della vegetazione, precedentemente compromessa dall’eccessiva pressione degli ungulati. Oggi i daini risultano stabilizzati a quota 1.150 e, come precisato dall’Ente, non è più necessario l’intervento diretto dell’uomo per il contenimento. Il presidente del Parco, Lorenzo Bani, parla di risultati ottenuti grazie a una gestione costante e a un monitoraggio continuo di tutte le variabili ambientali, supportato anche dalle 40 fototrappole già distribuite sul territorio.

Tecnologia e prevenzione
L’introduzione di fotocamere potenziate con sistemi di intelligenza artificiale rappresenta un ulteriore salto di qualità: l’obiettivo è velocizzare l’analisi delle immagini, distinguere automaticamente le specie e individuare pattern comportamentali anomali. In questo modo il monitoraggio diventa più tempestivo e meno invasivo. La presenza di nuclei familiari stabili, spiegano dal Parco, contribuisce inoltre a ridurre la circolazione di lupi solitari, generalmente considerati meno prevedibili nei comportamenti.

I lupi solitari sono sempre più aggressivi del branco

La criticità fuori dai confini
L’unica situazione di attenzione riguarda un’altra famiglia di lupi nel territorio di Arena Metato, fuori dai confini del Parco. Qui gli animali sarebbero diventati confidenti a causa di alimentazioni ripetute da parte dell’uomo. Quando trovano cibo facile — resti alimentari o rifiuti non gestiti correttamente — i lupi tendono ad avvicinarsi ai centri abitati. È un comportamento indotto, non naturale, che aumenta il rischio di interazioni problematiche. La situazione è monitorata insieme alle altre istituzioni coinvolte.

Il Parco ribadisce regole semplici ma fondamentali: non abbandonare rifiuti, non alimentare la fauna selvatica. In caso di incontro, mantenere la calma e non avvicinare l’animale, che tende ad allontanarsi spontaneamente. Se non accade, è sufficiente muovere le braccia e parlare a voce alta. Eventuali comportamenti anomali devono essere segnalati all’Ente Parco o alla Regione Toscana. Il ritorno del lupo, almeno qui, non è considerato un’emergenza ma un indicatore ecologico. E la differenza la fa la gestione: scientifica, tecnologica, continua.

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