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L'intervista

"Il lupo? Una benedizione. I veri predatori del pianeta siamo noi". Le stoccate di Mario Tozzi su fauna e clima

Il geologo e ricercatore Cnr: "L'uomo è l'animale più impattante del pianeta. E quello che rischia di più"

Julie Mary Marini

22 Marzo 2026, 09:38

"Il lupo? Una benedizione. I veri predatori del pianeta siamo noi". Le stoccate di Mario Tozzi su fauna e clima

Il geologo Mario Tozzi: "Il lupo è una benedizione"

I lupi arrivano quasi in città e noi ci lamentiamo. Ma il vero predatore del pianeta siamo noi. È il messaggio diretto e scomodo che Mario Tozzi, geologo, ricercatore del Cnr, volto noto della divulgazione scientifica televisiva, ha lanciato mercoledì scorso a Pisa, in un incontro organizzato dall'Università dal titolo Noi siamo natura, l'uomo come parte del sistema vivente. L'appuntamento rientrava nella rassegna San Francesco 1226–2026 e lo spunto francescano era tutt'altro che decorativo.
Il Tirreno ha riportato le parole di Tozzi in una lunga intervista, in cui il ricercatore non risparmia stoccate alla cattiva coscienza dell'homo sapiens.

Il lupo non ha colpe
Il lupo? Secondo Tozzi una benedizione, non una minaccia. Parlare di San Francesco e non parlare di lupi sarebbe stato impossibile. Tozzi non ha dubbi: la presenza crescente del lupo vicino ai centri abitati è un segnale positivo, non un'emergenza. "Se stessero solo in montagna, vorrebbe dire che erano una popolazione in regresso", ha spiegato. Il problema, secondo lui, è culturale prima che ambientale: "Fin dal Medioevo il lupo è la rappresentazione del maligno. Da una parte l'agnello di Dio, dall'altra il diavolo-lupo". Una delle "stupidaggini classiche" dell'uomo, dice, è attribuire agli animali colpe che non hanno, sterminarli, poi reintrodurli, poi lamentarsi che sono troppi. E il pericolo per l'uomo? Tozzi lo liquida con una domanda retorica: "Si è mai visto un lupo che aggredisce un uomo? Sinceramente no".

Il clima non aspetta nessuno
Dal lupo al pianeta, il salto è breve. Tozzi usa una formula che disarma: "Il pianeta sta sempre andando attorno al sole. Dove stiamo andando noi è un altro discorso". Il punto, spiega, non è la sopravvivenza della Terra, quella se la cava, ma la nostra. Il cambiamento climatico in atto è troppo rapido per essere assorbito da qualunque ecosistema: "Quello che avviene nell'ordine degli anni, e non dei secoli, non lo riassorbe nessun sistema vivente". Chi sostiene che il caldo prolungato allunghi la stagione turistica o migliori qualche raccolto, secondo Tozzi, confonde i dettagli con il quadro generale: gli effetti devastanti degli eventi estremi "costano, oltre alle vittime, un sacco di soldi". E a pagare il conto più salato sono sempre i più poveri, costretti ad abbandonare le loro case e a migrare. Proprio come il lupo, osserva Tozzi con un parallelismo che fa riflettere: "Quando non trova più spazio, arriva da noi".

Lo spazio che non cediamo
C'è un'ultima provocazione nell'intervista rilanciata dal Tirreno, forse la più puntuta. Tozzi smonta l'idea che gli animali selvatici ci stiano "invadendo": siamo noi ad aver lasciato libere, temporaneamente, per disinteresse, le zone rurali, collinari e montane. Ora che le ripopolano, ci lamentiamo. "Io, se fossi un lupo, cercherei solo pecore", conclude. "I cinghiali, con quei denti, li lascerei stare". Ironia a parte, il messaggio è serio: finché guarderemo la natura come uno sfondo da gestire a nostro piacimento, continueremo a non capire nulla del sistema di cui facciamo parte. "Il lupo siamo noi - dice Tozzi - perché siamo noi l'animale più impattante del pianeta".

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