La storia
Troppo spesso i lupi sono vittime del bracconaggio
C'è un gregge in alpeggio, la notte. E da qualche parte nel buio c'è un lupo. È una storia antica, che da sempre scatena polemiche e battaglie di ogni tipo, negli ultimi anni coinvolgendo la politica a tutti i livelli, locale, nazionale e non solo. Da una parte chi chiede il contenimento dei lupi, che nel frattempo si sono spinti sempre più verso i centri abitati, dall'altra chi vuole tutelarli ad ogni costo, considerato che si tratta una razza delicata e in passato a rischio. Oggi qualcuno ha deciso di affrontare la vicenda in modo radicalmente diverso, non con il fucile, non con le reti elettrificate, non con i risarcimenti che arrivano dopo mesi. Con la chimica, l'intelligenza artificiale e un'idea semplice quanto elegante: far credere al lupo che quel territorio sia già occupato da altri lupi. Si chiama Dilupoli (nome che fonde lupo e Liguria) ed è il primo progetto in Italia a combinare tre tecnologie distinte in due sistemi dissuasivi integrati. Dietro c'è Marco Apollonio, zoologo e professore ordinario dell'Università di Sassari e una rete di competenze che attraversa tre paesi: Italia, Svizzera e Olanda.
Come funziona
Il primo sistema parte da fototrappole di nuova generazione, progettate in Olanda, dotate di algoritmi di intelligenza artificiale capaci di riconoscere la fauna selvatica (cervi, cinghiali, lupi) con un'efficacia del 90%, già testata nel Parco di San Rossore in Toscana. Quando la telecamera individua un lupo, invia un segnale a dispositivi acustico-luminosi posizionati strategicamente intorno al bestiame. Questi dissuasori, versioni adattate di quelli già usati in Italia per prevenire gli incidenti stradali con gli animali, vengono spostati periodicamente e cambiano frequentemente i suoni emessi, per evitare che il lupo ci si abitui. Il secondo sistema è forse più sorprendente: un collare che rilascia feromoni sintetici, sviluppato dallo studente Federico Tettamanti. I feromoni sono stati ricavati da urina ed escrementi di lupo raccolti sul campo e poi riprodotti in laboratorio. Il messaggio che inviano è intraspecifico, "parla" direttamente ad altri lupi dicendo loro: questo territorio è già preso. Testato per un anno su 1.600 capi in Svizzera, il collare ha ridotto la predazione di oltre il 50%, dotando solo la metà degli animali del gregge. Il progetto è finanziato dalla Regione Liguria nell'ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2023-2027, con il coinvolgimento di Coldiretti Liguria e dello spin-off Faunis dell'Università di Sassari. Tre aziende agricole, tutte guidate da donne, a Imperia, Genova e La Spezia, lo sperimenteranno per due anni sul campo.
Troppi lupi uccisi ogni anno dai predatori
Un problema reale
Il conflitto tra lupi e allevatori è reale e in alcuni casi drammatico. Secondo Ispra, la popolazione di lupi in Italia è stimata in circa 3.300 individui, distribuiti tra Alpi e Appennini, un numero che non ha paragoni con i soli 100 esemplari censiti negli anni Settanta. Tra il 2020 e il 2024, l'espansione del lupo sulle Alpi italiane è stata evidente, con una crescita marcata nella porzione centro-orientale e segnali di colonizzazione anche nelle pianure del Piemonte e della Lombardia. Ma i dati dicono anche altro. Nel periodo 2015-2019 sono stati registrati in media circa 3.597 eventi di predazione accertati ogni anno in Italia, con gli ovicaprini coinvolti nell'82% dei casi. Numeri che pesano, soprattutto per i singoli allevatori colpiti, ma che vanno letti nel contesto. In Trentino, ad esempio, gli animali predati dal lupo ogni anno rappresentano circa lo 0,6% del bestiame complessivo monticato. Il problema, spesso, non è solo la predazione in sé, ma il senso di abbandono istituzionale. Tra il 2015 e il 2019, il tempo medio tra la richiesta di indennizzo e l'effettiva liquidazione è risultato pari a 201 giorni. Una attesa che scoraggia molti allevatori anche solo dal presentare domanda.
Spesso la risposta è il bracconaggio
Dove mancano strumenti efficaci di prevenzione, la tensione si trasforma in violenza. Nell'Alessandrino, nel 2025, sei lupi sono stati trovati morti in meno di quattro mesi, vittime di proiettili e bocconi avvelenati, un bilancio che ha già superato quello dell'intero 2024. C'è poi la questione dei lupi avvelenati nel Parco nazionale d'Abruzzo. Ne sono stati trovati morti almeno dieci tra Alfadena e Pescasseroli. A fronte di questo, le autorità hanno risposto con una strategia di tolleranza zero verso il bracconaggio, intensificando i controlli con unità cinofile addestrate per scovare veleno e squadre speciali di monitoraggio, in particolare in Piemonte. È esattamente questo cortocircuito (predazione, indennizzo tardivo, frustrazione, bracconaggio) che Dilupoli prova a spezzare. "Nessuno ha la pretesa di dire che arriviamo e risolviamo improvvisamente un problema complesso come quello del conflitto allevamento-lupo - dice Apollonio - Ma se ha funzionato in Svizzera, dove gli animali in alpeggio sono lasciati incustoditi per molto tempo, abbiamo ben da sperare". Il progetto è già in fase di avvio anche in Toscana. Dalla Liguria, in definitiva, arriva una proposta concreta: non abbattere i lupi, non ignorare gli allevatori, ma trovare il modo che i due mondi possano condividere lo stesso pascolo.
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