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Omicidio

Condannato all'ergastolo per aver ucciso a colpi di zappa la mamma della ex fidanzata. Ma non c'è crudeltà

Aggravante dei futili motivi per il 37enne: non sopportava che la donna fosse arrabbiata perché i pulcini di pavone erano scappati

Luca Serafini

09 Gennaio 2026, 16:26

Irfan rana e Letizia Girolami

Irfan Rana e Letizia Girolami

Ergastolo. Condannato al massimo della pena Muhammad Irfan Rana, il 37enne di origini pakistane processato davanti alla Corte d'Assise di Arezzo per l'omicidio della psicologa e psicoterapeuta Letizia Girolami, 72, uccisa a colpi di zappa alla testa. Il delitto avvenne nelle campagne di Foiano della Chiana, in località Poggi Grassi, il 5 ottobre 2024.

Accolta la richiesta del pm Angela Masiello che aveva indicato due aggravanti per l'omicidio volontario: i futili motivi e la crudeltà. I giudici hanno recepito solo il primo, ma sufficiente a far scattare l'ergastoloIrfan Rana, ex fidanzato della figlia di Letizia, era ancora ospite della famiglia e aiutava la psicoterapeuta nei lavori all'interno della tenuta.

Quel pomeriggio uccise in modo brutale la donna perché non sopportava che lei fosse adirata con il marito per la fuga, il giorno precedente, di alcuni pulcini di pavone ai quali teneva moltissimo.

Inizialmente propostosi per rappacificare la coppia, il pakistano usò la zappa per eliminarla. Primo colpo in piedi, davanti a lei, poi gli altri sempre alla testa, quando era già morta.

Ma la corte non ha qualificato l'omicidio come crudele e questo verrà spiegato nelle motivazioni. A leggere il dispositivo il presidente Anna Maria Loprete, con a fianco il giudice a latere Giorgio Margheri e i sei giudici popolari.

Alle parti civili, riconosciuta una provvisionale di 100 mila euro, per poi definire la somma in sede civile. Erano in aula la figlia e il marito della vittima, vicini ai loro avvocati Tommaso Ceccarini e Stefano Del Corto. Appassionata l'arringa difensiva dell'avvocato Maria Fiorella Bennati che ha tentato di limitare le conseguenze per l'imputato, proponendo anche accertamenti sulla sua sanità mentale.

Sono emersi infatti disturbi dopo l'arresto, avvenuto ad opera dei carabinieri, e anche prima. Dopo le motivazioni valuterà l'eventuale ricorso in appello.

Nessun dubbio, per i giudici, sulle responsabilità: sangue della vittima sulle scarpe e tracce di Irfan sulla zappa usata per uccidere. Non meritevole, per la corte, di alcuna attenuante per l'atteggiamento successivo: tentò di depistare e ha tenuto un comportamento inquietante, perfino minaccioso.

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