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LA STORIA

Maya, artista di strada cacciata dal centro storico di Arezzo: "Cittadini intolleranti, io con questo lavoro ci vivo"

Francesca Muzzi

11 Gennaio 2026, 06:22

Maya

Maya

“Mi hanno cacciata da tre strade e piazze diverse dove mi metto a cantare e suonare. Hanno addirittura chiamato la polizia locale per farmi allontanare”. Maya è un'artista di strada.

Il Corriere di Arezzo aveva già parlato di lei e della sua storia a ottobre 2025 per denunciare la sua condizione abitativa: un sottotetto. Ci viveva a ottobre e ci vive ancora, perché nonostante la sua storia fece il giro della città e oltre, nessuno le ha teso una mano.

Maya è transgender, lo dice lei stessa e spesso – ancora – si domanda se la sua condizione possa in qualche modo dare fastidio agli altri. “Non riesco a trovare una casa in affitto e adesso sono stata anche allontanata dal posto di lavoro. A volte mi domando se è una forma di transfobia nei miei confronti”.

La strada, per Maya, è il suo posto di lavoro. Quella è una casa famiglia dove è impiegata. Due lavori per arrivare a fine mese, ma adesso “come artista di strada sembra diventato impossibile”. E racconta.

“Da circa due mesi sono costretta a cambiare posto per cantare. Mi sono già trasferita almeno 4 o 5 volte. La prima circa due mesi fa. Per diversi mesi ho cantato all’angolo tra Corso Italia e piazza Sant’Agostino. Ma un giorno è arrivata la polizia locale e mi ha detto che mi dovevo allontanare, perché avevano ricevuto delle lamentele. Sicuramente qualcuno dei residenti o di chi lavora lì non gli stava bene la mia musica”.

La musica di Maya non è rock, di quello che ti entra nelle orecchie. Ma è un “repertorio di qualità”, come dice lei. Tra l’altro aggiunge: “I volumi non sono alti e faccio delle lunghe pause tra un brano e l’altro”.

A Maya, dalla polizia locale, le venne chiesto se aveva la licenza per esibirsi come artista di strada: “E io gli ho risposto di sì, ma probabilmente non basta”. Perché da Corso Italia, ha preso la sua chitarra e si è spostata in piazza San Jacopo.

“Ma anche qui, la solita storia. Qualcuno che si lamenta e chiama la polizia locale che mi chiede, la vigilia di Natale, di cambiare di nuovo zona”. E così Maya riprende i suoi bagagli e prova nella parte più in alto della città.

“Accanto alla Pieve – racconta – ma non appena comincio a suonare, da un portone esce una donna che mi dice che devo fare silenzio perché deve lavorare e se non smetto di suonare avrebbe chiamato i vigili”.

“Io con il mio lavoro da artista di strada ci vivo. Arrotondo con quello che guadagno alla casa famiglia dove lavoro - dice ancora Maya - Cantare, oltre che piacermi tanto, mi serve anche per arrivare a fine mese. Continuo a vivere in un sottotetto. Ho un fornellino da campeggio come cucina e quando piove devo mettere secchi. Questa città non vuole sentire musica, però permette uno spaccio a cielo aperto a Campo di Marte. Forse dovrei andare là a suonare” dice rammaricata Maya il cui pensiero torna di nuovo anche alla sua condizione.

“Forse non vengo accettata, perché sono transgender, anche se penso più che non piaccia la musica e non la mia condizione”.

Maya, alcuni giorni fa aveva anche messo un post con il compianto “Seve”, Severino Baldi. Scriveva: “Per lui – riferendosi a Severino - come per altri io rappresentano una preziosa categoria di artisti al servizio pubblico per allietare pomeriggi in centro per la gioia di grandi e piccini...soprattutto piccini...inaspettate note e melodie per le vie tra vetrine e shopping. Purtroppo a causa di pochi residenti...la polizia municipale ultimamente viene chiamata ad intervenire per farmi sgombrare dal suolo pubblico. Mi chiedo perché si intervenga su persone come me. Io sono portatrice di cultura perché questo è la musica e sono costretta a tirare i remi in barca, mentre ci sono zone dove le persone fanno quello che vogliono indisturbate. Non è giusto”.

Ma Maya non ha intenzione di arrendersi. “Proverò a salire ancora la città. Proverò in via Bicchieraia. Vediamo se lassù apprezzeranno la mia musica. Altrimenti rifarò ancora i bagagli e troverò alla fine un posto dove le note, nella città di Guido Monaco, saranno accettate”.

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