Il caso
La Vela del tribunale, il pm e gli avvocati della difesa
Niente perizia psichiatrica per il giovane che nella notte tra 14 e 15 giugno 2025 ha staccato con un morso un pezzo di lingua alla compagna che in quel momento era incinta. Lo ha deciso il tribunale di Arezzo nella nuova udienza del processo per lesioni gravissime celebrata martedì 20 gennaio.
Una vicenda che ha scosso la città e non solo, che adesso vede l'autore dell'aggressione - un bacio appassionato trasformato in atto violento - rinchiuso in carcere in attesa di un verdetto che potrebbe sfociare in una condanna pesante per le serie conseguenze arrecate alla giovane.
Proprio per valutare esattamente il danno, nella prossima udienza del 27 gennaio sarà conferita dal tribunale una perizia ad un esperto per verificare l'entità della diminuzione funzionale riportata dalla parte offesa.
Per ragioni mediche, infatti, questo accertamento può avvenire solo ora, a distanza di tempo dall'intervento chirurgico di riparazione dell'organo effettuato all'ospedale San Donato. È stata invece rigettata l'istanza presentata dalla difesa dell'imputato (avvocato Silvia Gori e avvocato Teresa Malentacchi) volta ad appurare la sua facoltà mentale al momento del fatto, che poteva essere menomata da deficit psichici e dall'uso di sostanze.
Per il collegio, con presidente il giudice Anna Maria Loprete, con Michele Nisticò ed Elena Pisto, la perizia non va fatta. Preclusa così la via per una possibile riduzione della pena.
L'istruttoria dibattimentale si chiuderà il 27 gennaio, quando dovrebbe essere risentita anche la ragazza per precisare alcuni punti. E' parte civile con gli avvocati Osvaldo Fratini, Laura Cruciani e Filippo Alberti. Si arriverà così ad una data successiva, con esposizione del risultato della perizia, conclusioni del pm Julia Maggiore e degli avvocati, quindi la sentenza.
Nella precedente udienza il suo racconto è stato molto intenso: ha ripercorso la relazione sentimentale, gli alti e bassi, i momenti di tensione, quella giornata e la sequenza drammatica del fatto avvenuto nei pressi di un bar in piazza Guido Monaco. Momenti drammatici, il lembo di lingua recuperato da un'amica da terra e portato in ospedale, gli interventi chirurgici, il trauma fisico e morale.
La giovane portava in grembo il loro figlio, che poi è nato e che la madre vuole che l'ex compagno possa vedere. Rispetto alle altre volte, il padre del bimbo lo ha preso in braccio. Un momento molto tenero, avvenuto in una stanza filtro della Vela del tribunale con gli agenti di polizia penitenziaria a fianco del giovane. Il detenuto sta seguendo un percorso di recupero.
La ex compagna - vittima di un grave affronto che dovrà essere punito ma nello stesso tempo senza livore verso il responsabile - ha sempre dichiarato, dimostrando maturità e sensibilità, che in ogni caso è giusto che lui possa vedere il figlio e avere consapevolezza della paternità. Uno stimolo in più, anzi, per cambiare definitivamente. Nel corso della sua audizione pubblica, la giovane ha riferito con sincerità della loro storia - si erano conosciuti in condizioni di fragilità ma anche con la voglia di futuro - ed ha anche affermato di provare ancora un sentimento verso il ragazzo ("Lo amo") e di auspicare una sua radicale svolta di vita.
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