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Il caso

Mamma trovata cadavere dopo sei mesi sul letto di casa, niente condanna alla figlia che riscuoteva la pensione

Irreperibile la donna accusata di occultamento e truffa: fa la clochard. Processo finito qui, se non riappare prima del 2036

Luca Serafini

24 Gennaio 2026, 06:29

La casa di via Montanara

La casa di via Montanara: la 92enne era mummificata

Niente condanna per la donna accusata di aver percepito la pensione della mamma morta, lasciata per sei mesi cadavere sul letto di casa insieme al gatto, pure lui trovato deceduto. La giustizia si arrende davanti al fatto che l'imputata, Silvia B. è irreperibile. Una scelta di vita che rende impossibile, secondo la legge, il giudizio: ogni imputato deve essere a conoscenza di essere tale, per poter partecipare alle udienze e difendersi come suo diritto.

Così, dato che le ricerche sono andate a vuoto ed è impossibile processarla, il giudice Elena Pisto nell'udienza di ieri ha applicato ciò che la legge prevede. Di fatto una assoluzione ma non nel merito. Con possibilità di riavviare il procedimento penale sospeso, se entro il 2036 la sessantenne venisse rintracciata. Ma per ora nessuno sa dove sia.

Il caso, triste e drammatico, fece accendere i riflettori della cronaca nazionale su via Montanara ad Arezzo, nell'alloggio dove vivevano madre e figlia. Era il 31 agosto 2024 quando di là dalla porta - aperta dai vigili del fuoco dopo i sospetti a causa del cattivo odore - si presentò la scena che lì per lì dava adito a mille pensieri, anche i peggiori.

C'era il corpo di un'anziana, 92 anni coperto con il lenzuolo e in stato di avanzato deterioramento, pressoché mummificato, con accanto il micio (morto di stenti).

Un delitto? La squadra mobile e gli accertamenti lo esclusero: decesso naturale, nessun segno di offesa sulla salma, niente avvelenamento o asfissia. La signora Carla Maria Vittoria Bazzani si era spenta per cause naturali.

Casomai c'era da capire se vi fosse stato un abbandono, un occultamento da parte di chi, la figlia, viveva con lei ma in quel momento era sparita.

Silvia B. venne rintracciata a Rimini dalla polizia e si capì subito che soffriva di qualche disturbo eventualmente da indagare con un accertamento psichiatrico specialistico. Però emerse anche che c'era stata, per tre mensilità, la riscossione della buona pensione della madre 92enne e questo fece scattare l'accusa di truffa aggravata ai danni dell'Inps.

L'avvocato Barbara Mugnai, difensore dell'imputata, dopo un primo contatto con Silvia B. nella fase iniziale della vicenda, ne ha perso le tracce, come del resto gli inquirenti. L'avvocato Mugnai svolgendo in modo impeccabile il suo ruolo, ha comunque rappresentato la donna e fatto valere i suoi diritti nelle sedi giudiziarie.

In attesa di un chiarimento della verità dei fatti che non è mai compiutamente avvenuto, a partire dalle capacità di stare a giudizio della sessantenne, che adesso potrebbe vivere come clochard chissà dove.

Dal punto di vista processuale, la donna era imputata non di abbandono di persona incapace (non c'è prova che fosse morta dopo che se ne era andata da casa lasciandola sola) bensì di occultamento di cadavere finalizzato, appunto, alla truffa. Cioè a dire, sapeva che era morta e continuava a usufruire della pensione, come in precedenza. Ci sarebbe stato da discutere anche su questo, ma ora la parola fine scatta per effetto della sentenza di ieri.

A rendere più triste la storia, c'è il fatto che dopo mesi e mesi in cui l'anziana rimase cadavere sul letto (probabilmente sei secondo la perizia) e dopo mesi e mesi (quasi 12) in cui è rimasta in cella frigorifera all'obitorio, il funerale alla fine si è svolto a Ferragosto a cura del Comune di Arezzo perché altrimenti nessuno si sarebbe occupato della signora Carla.

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