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Disturbo della quiete

Cani abbaiano di notte, paese in subbuglio e il caso arriva in tribunale con cinque imputati accusati dai vicini

Vicenda controversa tutta da chiarire tra rumore, colpi di scena e speciali dispositivi per tenere zitti gli animali

Luca Serafini

24 Gennaio 2026, 07:04

Cani molesti

L'avvocato Sabina Senatore difende i 5 imputati

I cani abbaiano di notte e nel piccolo paese prima si mormora poi si scatena il putiferio, volano le denunce e si arriva ad un processo che vede imputate cinque persone, tutte appartenenti alla stessa famiglia e tutte accusate di disturbo alla quiete pubblica in concorso.

Non avrebbero fatto tacere i cani, che invece dovevano stare zitti, procurando così disagio. Questa l'imputazione. Ma loro, i cinque a processo, non ci stanno affatto, attribuiscono gli abbai ad altri cani, e la vicenda, tra testimonianze e colpi di scena, è apertissima davanti al giudice del tribunale di Arezzo Filippo Ruggiero.

Il fatto è ambientato a San Leo, tranquilla frazione di Anghiari, dove qualcuno nel 2024 ha cominciato a lamentarsi per il disturbo. Dormire con il sottofondo del bau bau non era facile. La colpa è stata attribuita a cinque cani da caccia, tre dei quali custoditi in un capannone che ospita un'attività lavorativa, e due presso una abitazione. Tutti riconducibili allo stesso nucleo familiare per il quale il giudice Stefano Cascone, mesi fa, ha emesso un decreto penale di condanna: 200 euro di multa a testa. Ma i cinque, difesi dall'avvocato Sabina Senatore, si sono opposti, per questioni di principio e per non esporsi in sede civile a possibili risarcimenti: eccoci allora al processo che in modo approfondito nel dibattimento, quindi con testimoni e prove, con video e documenti, deve far emergere l'effettiva responsabilità penale. In aula oltre agli imputati c'è la parte civile e cioè la famiglia che si sente danneggiata ed è rappresentata dall'avvocato Stefano Vagnoni.

Tra testimoni e imputati un pezzo di paese - una quindicina di cittadini - sfila dinanzi al giudice e la prossima udienza in programma il 25 marzo dovrebbe essere quella conclusiva con la sentenza. Gli imputati sostengono che se qualche cane abbaiava, non era il loro, ma di qualcun altro. Hanno fatto presente, fatture alla mano, che fin dal 2023 i loro cani sono muniti di una particolare “museruola”, un dispositivo che attraverso il microfono, quando il cane abbaia, fa scattare lo spruzzo d'acqua nel recinto, con gli animali che si zittiscono all'istante. E poi c'è una novità: testimoni hanno attribuito il disturbo della quiete pubblica ad un “cane nero” che si aggirava a San Leo, che non è della famiglia. Ebbene, è notizia di questi giorni, che quel cane è morto.

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