L'area dismessa
Ex Sacci
Ora aleggia l'ipotesi di reato della falsa testimonianza nella complessa vicenda dell'area ex Sacci, la cementeria dismessa e in eterna attesa, tra una riqualificazione mai avvenuta e le ricorrenti preoccupazioni per degrado e rifiuti. Un ingegnere aretino di 78 anni sarà processato il 26 febbraio davanti al giudice monocratico di Arezzo, perché nel processo al proprietario dell'area, nel 2022, sentito come testimone, avrebbe sostenuto la solidità dei capannoni alla ex Sacci, ma in una precedente relazione (2016) aveva attestato l'instabilità delle strutture. Secondo la procura è anche per queste presunte false attestazioni rese in udienza dal professionista, che il proprietario dell'area Sacci fu assolto dall'accusa di non aver ottemperato all'ordinanza del sindaco di Bibbiena che gli imponeva la bonifica, compresi interventi di demolizione o consolidamento.
Questa la frase incriminata pronunciata il 23 febbraio 2022 dall'ingegnere, ascoltato nell'aula del tribunale: «... quei fabbricati che sono costruiti tutti in cemento armato che hanno come unico carico quello della loro copertura, non hanno problemi di nessun genere... Non hanno nessun tipo di problema statico». La polizia giudiziaria ha ravvisato il contrasto tra questa deposizione e quanto attestato dallo stesso ingegnere nella relazione tecnica del 2016 trasmessa all'Agenzia delle entrate per ottenere l'esenzione Imu: «Gli edifici oggetto di variazione catastale (...) sono tuttora inagibili in quanto le strutture versano in condizioni precarie, le coperture sono parzialmente smantellate ed in parte crollate, molti infissi sono stati smontati e altri sono completamente rovinati».
Due cose dunque opposte, almeno sembra. Crolla o non crolla? Ma ci sarà da discutere. Il professionista sarà difeso nel processo dall'avvocato Eriberto Rosso. La ex Sacci, tra Bibbiena e Chiusi della Verna (8 ettari) in passato è stata sequestrata più volte per inquinamento. Il proprietario, Marino Franceschi, è stato assolto: il giudice ha stabilito che i materiali non sono pericolosi per salute o ambiente, portando così al dissequestro. Braccio di ferro sulle ordinanze del Comune. Superficie ancora inutilizzata.
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