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La sanità

La tragedia del Covid che mise in ginocchio sanità ed economia. In Italia 200 mila morti

Il virus arrivato dalla Cina ha segnato profondamente società, economia e vita quotidiana

Giuseppe Silvestri

12 Febbraio 2026, 10:07

La tragedia del Covid che mise in ginocchio sanità ed economia. In Italia 200 mila morti

Il biennio 2020-2021 è stato particolarmente complesso per tutto il mondo

Quando alla fine del 2019 emerse un nuovo coronavirus in Cina, poi denominato Sars-Cov-2, nessuno poteva immaginare l'impatto globale che avrebbe avuto. In poche settimane, quel virus responsabile di una sindrome respiratoria, si diffuse oltre i confini di Wuhan, raggiungendo ogni angolo del pianeta. Nel marzo del 2020 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) dichiarò ufficialmente pandemia, un fenomeno che avrebbe segnato profondamente società, economia e vita quotidiana. Le tappe principali di questa emergenza sono state drammatiche e rapide: all'inizio casi isolati in Asia, poi focolai in Europa (prima in Italia, in particolare nel Nord), negli Stati Uniti e in America Latina. Nell'arco di pochi mesi, migliaia di decessi, sistemi sanitari sovraccarichi, mancanza di dispositivi di protezione, terapie intensive al limite e un flusso continuo di contagi hanno imposto misure senza precedenti. Lockdown, restrizioni agli spostamenti, chiusure di scuole e attività commerciali: l'intero tessuto sociale venne messo in pausa per cercare di contenere la diffusione.


Dati Istat: i decessi in Italia dal 2015 al 2024. La punta nell'anno del Covid: 746.146

In Italia, il virus trovò un terreno particolarmente favorevole alla diffusione rapida, soprattutto nelle prime fasi. La zona rossa del Nord, con i focolai di Codogno e Alzano-Bergamo, divenne simbolo di una crisi sanitaria che avrebbe richiesto risposte immediate e drastiche. Il governo italiano adottò misure progressivamente più severe, culminando nel lockdown nazionale di marzo 2020, una misura storica che bloccò praticamente ogni attività non essenziale. Nel corso del 2020 e del 2021 si susseguirono ondate di contagi e di restrizioni, insieme alla campagna vaccinale che divenne l'elemento chiave per controllare la pandemia. Dal punto di vista epidemiologico, l'Italia ha vissuto ondate successive: la prima in primavera 2020, una seconda in autunno/inverno 2020-21, e ulteriori picchi correlati all'emergere di varianti come Alpha, Delta e Omicron. La risposta sanitaria ha dovuto adattarsi costantemente: aumento dei posti letto in terapia intensiva, potenziamento dei sistemi di tracciamento dei contatti, test diagnostici più rapidi e, soprattutto, la realizzazione di un vasto programma di vaccinazioni che, nel 2021, ha coinvolto milioni di cittadini.


Alessandro Ghinelli nel 2020, l'anno del Covid

In Toscana, la pandemia ha seguito un quadro simile a quello nazionale, sebbene con intensità e tempistiche diverse rispetto alle regioni più colpite del Nord. Le autorità sanitarie regionali organizzarono protocolli di sorveglianza, isolamento e cura per rallentare la diffusione. Gli ospedali dovettero riconfigurare reparti per gestire i pazienti Covid, mentre nelle fasi più acute si verificò pressione sui servizi sanitari territoriali e sulle Rsa.

La Toscana, con il suo sistema sanitario regionale attivo, cercò di garantire un equilibrio tra assistenza ai malati di Covid e mantenimento delle cure per altre patologie. Anche nella Provincia di Arezzo la comunità, già coesa di per sé, dovette affrontare la sfida di conciliare sicurezza sanitaria con vita sociale ed economica. Arezzo città, San Giovanni Valdarno e Montevarchi, in particolare, videro cambiamenti rapidissimi. I medici di base furono costretti ad una vera e propria mobilitazione, così come volontari e amministrazioni locali cercarono in tutti i modi di supportare anziani e persone fragili.


Il presidente della Regione, Eugenio Giani

Come nel resto della Toscana, anche in provincia di Arezzo la campagna vaccinale del 2021 rappresentò una svolta, offrendo protezione alla popolazione e consentendo, nel tempo, la graduale ripresa di lavoro, studi, spostamenti, cultura e imprese. Stando ai bilanci ufficiali dell'Istituto superiore della sanità, in Italia i decessi sono stati circa 190 mila, di questi poco meno di 9 mila nel territorio della Toscana. Secondo l'Oms, una persona è deceduta a causa del Covid quando il caso è clinicamente confermato e non sussiste una chiara causa di morte alternativa non correlata al virus. Una definizione vaga che ha causato le più diverse interpretazioni. Per avere un quadro più chiaro, vale la pena prendere in considerazione i decessi assoluti (Istat). Nel 2018 in Italia sono morte 640.843 persone, l'anno successivo 644.515. Nel 2020 i decessi sono saliti di oltre 100 mila, per l'esattezza sono stati 746.146, mentre l'anno successivo 709.035 e nel 2022 ancora 713.499. Poi sono tornati nella media: 660.600 (2023), 648.617 (2024). Oggi, mentre il mondo convive con varianti e cicli del virus, l'esperienza del Covid 19 rimane un monito sulla vulnerabilità globale di fronte a nuove minacce biologiche.

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