Il fatto
Una fase delle verifiche dei carabinieri
Nell’area ancora sotto sequestro il personale Asl del dipartimento Prevenzione, igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro ha svolto nuovi accertamenti, mentre l’esame autoptico è stato disposto per la tarda mattinata di martedì 24 febbraio. Dolore e sgomento, tra Arezzo e Pieve Santo Stefano, per la morte sul lavoro di Marco Cacchiani, l’operaio 38enne, dipendente di una ditta esterna con sede nel capoluogo, precipitato dal tetto di uno dei capannoni della sede centrale di Tratos, a Pieve Santo Stefano, mentre stava eseguendo la manutenzione dell’impianto di climatizzazione. L’incidente è avvenuto nella tarda mattinata di venerdì 20 febbraio. Secondo quanto ricostruito stava camminando su un lucernario in plexiglas quando, per cause ancora in fase di accertamento, la superficie ha improvvisamente ceduto e l’uomo è precipitato a terra da un’altezza di 7 metri.
Dopo il sopralluogo, il pm Giorgio Martano ha disposto l’autopsia: il corpo è stato poi trasferito all’obitorio del policlinico Le Scotte di Siena dove martedì verrà eseguito l’esame autoptico. Gli accertamenti dei tecnici Asl dovranno verificare il rispetto delle normative in materia di sicurezza. Sul posto anche i carabinieri della locale stazione, insieme ai colleghi della compagnia di Sansepolcro. Profondo il cordoglio per il tragico incidente sul lavoro. Marco Cacchiani era molto conosciuto ad Arezzo anche per il suo impegno in politica - nel 2020 si era candidato alle elezioni amministrative nella lista di Forza Italia - e per il sociale con l’associazione Arezzo nel cuore.
“Come Uil Toscana ci stringiamo al dolore della famiglia, alla quale esprimiamo le nostre più sentite condoglianze. In attesa che le indagini facciano il loro corso e chiariscano la dinamica dei fatti, ribadiamo che non è possibile continuare a morire di lavoro in un Paese civile”, sono le parole di Paolo Fantappiè, segretario generale Uil Toscana, e Cesare Farinelli, coordinatore Uil Arezzo. “Dobbiamo fermare questo stillicidio. Servono più controlli, più prevenzione e formazione. Non smetteremo di lottare per Zero morti sul lavoro finché non avremo raggiunto il nostro obiettivo”. Esprime vicinanza alla famiglia anche Stefano Mencherini, presidente dell’associazione Il Corsaro, che alle morti sul lavoro ha dedicato un libro - Il pane loro - che diventerà una rappresentazione in teatro, tra musica e testi. “Ci troviamo di fronte a una ecatombe globale che non ha fine e conta numeri sempre più inaccettabili. A modo nostro cerchiamo di sensibilizzare sulla cultura della sicurezza, fare prevenzione. Ognuno di noi, anche su questo fronte, qualcosa lo può fare, se non si limita a dare colpa alla fatalità”.
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