Arezzo
Il Passaparola e la titolare Laura
Fino a settembre scorso il Passaparola era uno dei ristoranti più amati dagli aretini e più frequentati dai forestieri. Chiuso con la tragica fine del gestore Emanuele Di Rocco, morto a 50 anni nell'incidente in moto sullo Scopetone, il locale non ha riaperto i battenti, nonostante gli annunci di vendita.
Possibile che in una dinamica città turistica come Arezzo non ci sia qualcuno disposto a riannodare i fili di una storia di buona cucina e ospitalità?
Ed è un locale, tra l'altro, posizionato in luogo strategico a ridosso del centro, lungo viale Michelangelo, davanti al parcheggio Eden.
"Purtroppo è così e questa cosa mi procura grande sofferenza" dice Laura, la moglie di Emanuele.
"In questi mesi, in verità, ci sono stati molti contatti, persone che si sono fatte avanti mostrandosi interessate, hanno visionato i conti e quindi hanno potuto verificare che l'attività aveva un ottimo fatturato". Ma nessuno ha deciso di rilevare il Passaparola, probabilmente trattenuti dall'impegno che un'impresa di questo genere comporta.
Ecco allora la decisione di Laura di far leva sull'aspetto economico, casomai fosse un incentivo: "Sono disposta ad andare incontro a chi vuol far ripartire il ristorante riducendo anche il prezzo, pur di non vedere la vetrina tristemente chiusa".
Quel ristorante era il mondo di Laura ed Emanuele, insieme al loro staff.
Insieme ogni giorno. Affiatatissimi, capaci di costruire un posto fatto di ospitalità, buoni profumi e sapori di una cucina genuina. Un patrimonio anche per la comunità, che è svanito in quel terribile schianto di settembre.
"Da allora ho continuato a pagare l'affitto, perché i locali non erano i nostri, e poi continuo a pagare le varie utenze" prosegue Laura.
"Quindi faccio uno sforzo anche importante, con la speranza di poter cedere un giorno o l'altro l'attività che amavamo", aggiunge. "Non mi vergogno a dire che è davvero dura per me in questo periodo. La vita mi si è ribaltata completamente. Da titolare di un ristorante, ora sono barista, dipendente, e non è facile far quadrare i conti con la paga che ricevo. Il fatto è che io da sola non sarei stata in grado di riaprire, di tenere in piedi il ristorante. E mia figlia, 21 anni, ha fatto altre scelte. Il sogno è andato infranto".

Stavano insieme da 23 anni, Emanuele e Laura, si erano conosciuti da dipendenti, poi avevano progettato l'apertura in proprio e avevano fatto centro. Lui il motore di tutto, un trascinatore, con il suo motto "Forza Ragazzi" capace di dare la carica a chiunque. Quel giorno dopo pranzo, nel breve viaggio dal ristorante alla casa acquistata insieme, lo scontro fatale. All'inizio del 2026 la notizia della vendita del Passaparola, pubblicata dal Corriere di Arezzo, aveva generato interessi. Sopralluoghi, approfondimenti, verifiche. Poi niente. "Vorrei che qualcuno ben intenzionato rilevasse il Passaparola per dargli nuova vita" conclude Laura.

"Farò di tutto per dare una mano ai nuovi gestori, a partire dalle condizioni economiche. La speranza è che tra le trattative stavolta possa essercene una che si concretizza davvero. Questa situazione per me è un trauma. Vorrei che il Passaparola rifiorisse. Vorrei stare tranquilla, senza l'ansia che mi accompagna ogni giorno, come se il dolore per aver perso Emanuele non fosse già abbastanza".
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