Arezzo
Ghinelli e Comanducci in una foto d'archivio
Tra meno di tre mesi non sarà più sindaco di Arezzo e l'idea di sfilarsi la fascia tricolore dal petto già gli mette nostalgia. Incontriamo Alessandro Ghinelli mentre la griglia di partenza per le elezioni (24 e 25 maggio) prende forma, con il nodo sciolto nel centrodestra: Marcello Comanducci candidato. Domani sera ultimo passaggio nell'assemblea dell'associazione civica che lo sostiene.
- Ghinelli, come sta vivendo questo ultimo periodo da sindaco?
Con il solito entusiasmo, che non mi manca mai. Tanti impegni importanti per il Comune, poi c'è il referendum e ci saranno le elezioni amministrative di maggio. Un periodo intenso, positivo. Non nascondo un filo di tristezza mentre si avvicina il momento in cui lascerò questo ruolo.
- Ritiene di consegnare, a chi verrà dopo, una città in salute? Con margini di sviluppo su quali aspetti?
Arezzo è una città in salute, certamente, e questo lo dimostrano i numeri non lo dico io. Crescono le presenze turistiche, le cifre del commercio, la ricettività, l'oro continua a fare la sua strada nonostante la fase complicatissima. Lascio nelle prossime mani una città sana. Margini di crescita ci sono, pensiamo alle infrastrutture dove dobbiamo puntare su una stazione alta velocità, Medioetruria, non lontana dalla città, e poi il tratto aretino della Due Mari da completare, l'autostrada... Chiaro, non tutto dipende dal Comune, ma può essere il soggetto che detta i tempi e sollecita gli enti, in questo caso Anas, Autostrade, Ferrovie.
- Marcello Comanducci candidato sindaco del centrodestra, la soluzione che alla fine accontenta tutti. Un giudizio sull'uomo e sull'intelaiatura che si sta definendo.
Marcello è persona di qualità: intelligente e divertente, un amico. Sa di amministrazione, ha fatto l'assessore con me dal 2015 al 2020 anche se il Covid ha complicato la fase finale. Ha capacità, idee e si muove bene nella macchina organizzativa. L'intelaiatura è quella che ha già funzionato e funzionerà: civismo cittadino e i classici partiti del centrodestra, per quanto il peso sia diversamente distribuito rispetto al 2020, con Fratelli d'Italia più forte, la Lega arretrata, Forza Italia in ripresa.
- Di nuovo un candidato, per quanto già ex assessore, che non viene dalla politica: Comanducci è imprenditore. Nel centrosinistra c'è Vincenzo Ceccarelli, un habitué delle amministrazioni e delle istituzioni.
Due candidati molto diversi. Comanducci se la può giocare proprio per questo modus nuovo e diverso di produrre amministrazione, in perfetta continuità con gli ultimi undici anni di buongoverno di centrodestra. Ceccarelli è personaggio di peso e competenza amministrativa, ma non rappresenta una novità né per la città né per il modo di governare. A Comanducci può giovare quella spinta di freschezza che fu il motivo della mia prima vittoria nel 2015.
- C'è stata, prima della scelta Comanducci, l'iniziativa trasversale poi non condivisa da centrodestra e civici, su Beppe Angiolini Sugar. Come l'ha valutata?
In quel momento era stata una novità di un certo rilievo, un imprenditore importante che si metteva in gioco e io parlai subito di coraggio. Il suo limite è stato il fatto di non essere riconosciuto come espressione del centrodestra, da parte del popolo di centrodestra. Quindi si è levato un mugugno generalizzato. Sarebbe stato comunque un candidato forte, ma certe operazioni si fanno quando si condividono con un comune sentire: in quel caso, non lui, ma chi ha gestito il progetto, questa verifica non l'ha fatta con coloro che ne erano i primi recettori. Un'operazione gestita con aristocratico distacco. Un'operazione zoppa, che non poteva camminare.
- Officina rilancio Arezzo (Ora Ghinelli) ha segnato un pezzo di storia aretina, il civismo nato intorno a Ghinelli e i suoi interpreti saranno ancora protagonisti?
Assolutamente sì. Non so ancora la forma, ma Ora ci sarà. Lavoriamo ad una lista. Ci ritroveremo, come abbiamo già fatto, e valuteremo se condividere l'esperienza insieme ad altri. Di sicuro il civismo di Ora Ghinelli ha impresso un cambiamento di rotta nella politica di Arezzo. Quando sento parlare di discontinuità, mi viene da ridere se non di peggio. Senza Ora Ghinelli non avremmo vinto né rivinto nel 2015 e nel 2020. Ed è un patrimonio imprescindibile.
- Un fronte così compatto che comprende varie liste civiche e i partiti, può chiudere la partita senza ballottaggio del 7 e 8 giugno?
Dipende da quanto saranno forti dall'altra parte. Non dimentichiamo che c'è anche Marco Donati in campo. Nel 2020 arrivai al 48 per cento al primo turno: non so, se nel centrosinistra non sono uniti e noi compatti... vedremo.
- Lucia Tanti filo conduttore tra il prossimo futuro e il passato: su di lei ha pesato il veto perché troppo legata alla figura del sindaco uscente.
Allora, questa della discontinuità è una emerita ca..., perché la discontinuità la possono sostenere gli avversari, non i sodali. E' stata una tesi per appiedare Lucia Tanti. Era lei la più forte per le elezioni, poi ha prevalso una scelta diversa, lei ha fatto un passo di lato. E' rimasta sul tavolo man mano che le altre possibili candidature non si concretizzavano, come Giani e Graverini, per amore dell'unità Lucia Tanti ha lasciato strada e va apprezzata. Certo che è molto legata a me, alla giunta, ma voglio dire chiara una cosa: chi pensa di allontanarsi dalla politica che ho impostato io fa un grosso errore. Penso all'internazionalizzazione, alla conoscenza di Arezzo su mercati e orizzonti diversi da quello regionale, le iniziative turiste e culturali che hanno reso Arezzo visibile come prima non lo era.
- In caso di vittoria che ruolo vede appropriato a Tanti?
Per le capacità che ha e per la visione, la vedo come perfetto presidente del Consiglio comunale.
- Fratelli d'Italia, con Francesco Macrì, ha dato le carte, un po' si è incartato poi, va detto, ha trovato una quadra non male.
E' così.
- Il processo Coingas con finale a maggio: per lei c'è già la prescrizione, ma punta all'assoluzione nel merito.
Assolutamente.
- Al referendum sulla giustizia cosa voterà?
Convintamente sì. Una scelta di libertà e civiltà che ci riallinea con l'Europa e non solo. L'assetto attuale ha solo creato problemi.
- Incarichi nelle società in scadenza a primavera, tra queste Estra ma non solo. Le scelte le farà il prossimo sindaco o lei?
I cda scadono nel momento in cui approvano il bilancio: nella stessa seduta presentano i numeri e il rinnovo delle cariche sociali. Dunque, se questo passaggio capita nel mio mandato, devo procedere, se casca dopo spetta al nuovo sindaco. Ma attenzione, il sindaco prima di decidere sente la sua coalizione.
- Il consiglio che si sente di dare a Marcello Comanducci.
Caro Marcello, fai sempre con la tua testa. Confrontati sempre con chi vuoi, come vuoi, dove vuoi, ma poi decidi te. La forza più grande che ha il sindaco è proprio questa. Dopo aver ascoltato tutti, vai in una stanza da solo, con un caffè, un foglio bianco e una penna e prendi la decisione. Sei in grado di farlo e lo farai bene.
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