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L'intervista

Il figlio di Licio Gelli: "Testamento mai trovato. Il referendum e le sue idee. Io, il Nicaragua, il Papa. il futuro di Villa Wanda"

L'ambasciatore Maurizio parla di sé, del padre Venerabile, della giustizia e dei suoi legami con la città

Luca Serafini

20 Marzo 2026, 05:29

Il figlio di Licio Gelli: "Testamento mai trovato. Il referendum e le sue idee. Io, il Nicaragua, il Papa. il futuro di Villa Wanda"

Maurizio Gelli con Papa Leone XIV e Von der Leyen

Maurizio Gelli, 66 anni, è ambasciatore del Nicaragua. Figlio di Licio Gelli, porta con serenità un cognome pesante. Non soffre l'ombra del Venerabile padre, scomparso nel 2015 lasciando una scia di misteri. Vive a Londra, ma Arezzo resta la sua città. Lo abbiamo incontrato e la prima domanda, era inevitabile in clima di referendum sulla giustizia, non poteva che essere legata al Piano di rinascita democratica della P2.

- Suo padre teorizzò la separazione delle carriere e un modello di giustizia controllato dal parlamento. La riforma per alcuni versi riprende questi temi. Per lei è una buona cosa?

Mio padre è stato un precursore di molti temi che oggi sono al centro del dibattito pubblico. La separazione delle carriere, che mio padre teorizzò decenni fa, non era un attacco alla magistratura, ma un modo per garantire un processo più giusto. Io la ritengo una cosa ottima. La separazione delle carriere è fondamentale perché il giudice deve essere una figura terza e imparziale non un collega di chi accusa. Solo così si garantisce un processo equo.

- Nei mesi scorsi ha fatto notizia il suo allontanamento dalla Spagna come ambasciatore del Nicaragua, per difficoltà tra i due Paesi.

L'interruzione del mio incarico in Spagna rientra esclusivamente in una dinamica di stretta reciprocità diplomatica tra i due governi, creata dall'ambasciatore spagnolo che era accreditato in Nicaragua. Per quanto riguarda la situazione tra Nicaragua e Spagna, sostanzialmente non è cambiata, posso dire che i canali ufficiali continuano a dialogare migliorando le relazioni diplomatiche.

- Qual è oggi il suo impegno diplomatico?

Nonostante la fine della mia missione a Madrid continuo a rappresentare con orgoglio il Nicaragua in altri Paesi europei e organizzazioni internazionali come ambasciatore. Attualmente sono a Londra accreditato come ambasciatore.

- Che Paese è il Nicaragua? La gente ci vive bene?

Sotto la guida dei co-presidenti comandante Daniel Ortega e la compañera Rosario Murillo, il Nicaragua sta attraversando una fase di profonda trasformazione positiva che non viene raccontata correttamente all'estero. Il Nicaragua è oggi il Paese più sicuro di tutta la regione centroamericana. Questo è un fattore determinante per la qualità della vita dei cittadini e per la serenità delle famiglie, l'economia è solida e aperta agli investimenti stranieri, il nostro buon governo ha messo al centro la lotta alla povertà, sono stati fatti investimenti massicci nella sanità pubblica gratuita e nell'istruzione, oggi il Nicaragua vanta una rete di ospedali moderni e strade che sono tra le migliori della regione. Posso dire che il Nicaragua è un Paese affascinante conosciuto come la terra dei laghi e dei vulcani. I nicaraguensi sono incredibilmente accoglienti, allegri e laboriosi.

- I suoi legami con Arezzo oggi come sono?

Profondi e indissolubili. E' la città della mia famiglia. Nonostante i miei impegni diplomatici, quando me lo permettono, torno ad Arezzo ogni volta che posso, per mantenere vivi i rapporti con gli amici di sempre, posso affermare che per me Arezzo è casa e memoria storica.

- Come trova la città? E' stata bene amministrata?

Trovo che il centro storico di Arezzo sia assolutamente splendido, un gioiello che non smette mai di incantarmi ogni volta che torno. Non vivendo la città a causa del mio lavoro all'estero, non posso dare un giudizio puntuale sull'operato dell'amministrazione, anche se ho l'impressione che si sarebbe potuto fare di più. Credo fermamente che Arezzo debba puntare più in alto. Abbiamo la fortuna di avere una figura come Patrizio Bertelli , un'amministrazione lungimirante dovrebbe cogliere l'opportunità di una collaborazione stretta con un imprenditore del suo calibro, capace di proiettare la città in un circuito internazionale d'eccellenza. Per il futuro, mi auguro un sindaco che metta al centro il rilancio del cuore della città, magari attraverso incentivi concreti alle attività del centro storico, affinché Arezzo diventi non solo un luogo da visitare, ma un modello di dinamismo economico a livello europeo.

- Essere figlio di Licio Gelli le ha aperto strade o le ha creato problemi?

E' un'eredità che porto con immenso orgoglio, sebbene questo cognome mi abbia esposto a pregiudizi e ostacoli. Tuttavia, non ho mai cercato scorciatoie, la mia carriera diplomatica in Nicaragua è frutto del mio lavoro e della mia lealtà verso lo Stato che mi ha accolto. Le porte che si sono aperte, le ho aperte con la mia professionalità.

- Anche suo figlio Licio jr ha intrapreso la carriera diplomatica. Cosa fa?

Licio ha scelto la carriera diplomatica e ne sono orgoglioso. Sta portando avanti un percorso eccellente come ambasciatore del Nicaragua in Uruguay, un incarico di grande responsabilità che ricopre con estrema professionalità. Vedo la stima che riscuote a livello internazionale e questo mi dà una immensa gioia.

- Lei è stato al funerale di Papa Francesco e all'incoronazione di Papa Leone? Momenti storici, ma anche il tentativo di avvicinare il Vaticano al Nicaragua col quale i rapporti non sono idilliaci.

Rappresentare il Nicaragua in occasioni così solenni è stato un onore immenso. Partecipare ai funerali di Papa Francesco e all'incoronazione di Papa Leone XIV sono stati due momenti storici straordinari, non solo dal punto di vista istituzionale, ma anche umano. Il mio incontro e il dialogo con Papa Leone XIV sono stati passi fondamentali, la diplomazia è fatta di ascolto e ponti da costruire.

- Torniamo alla giustizia, sentenze definitive hanno individuato suo padre in uno dei mandanti della strage di Bologna, che effetto le fa?

Prima di tutto, desidero esprimere il mio massimo rispetto per il dolore delle vittime e dei loro familiari. Tuttavia, la ricerca della verità non può passare attraverso l'ingiustizia: mio padre è innocente rispetto a queste accuse infamanti. Secondo me è inaccettabile e penso che sia anche contrario ai principi del diritto, che si istruiscano processi e si emettono sentenze definitive contro una persona che non c'è più e che non ha alcuna possibilità di difendersi o di replicare alle accuse. Ritengo che la sua figura sia stata usata come un comodo paravento per coprire le responsabilità di altre persone e per chiudere il caso senza voler cercare la reale verità storica e politica di quegli anni.

- Sempre la giustizia ha negato allo Stato la confisca di Villa Wanda. Sfida fiscale aperta. Chi ci abita? Che futuro avrà?

La decisione di negare la confisca conferma la correttezza della nostra posizione legale. Oggi villa Wanda è la residenza di alcuni familiari. Il futuro di villa Wanda è un impegno che mi sta molto a cuore, nonostante comporti un costo di mantenimento enorme, la mia speranza è che rimanga alla nostra famiglia, perché è il custode della nostra storia e dei nostri ricordi più cari .

- Si parla sempre poco di vostra madre, Wanda, che donna era?

Mia madre Wanda è stata l'anima silenziosa e il vero pilastro della nostra famiglia. Era una donna di una forza straordinaria, dotata di una dignità e di una discrezione rare. Ha vissuto accanto a mio padre con una lealtà incrollabile, affrontando ogni tempesta con una calma che infondeva sicurezza a tutti noi figli . Se villa Wanda porta il suo nome, è perché quella casa era il suo regno di amore e accoglienza. Senza di lei, la nostra storia non sarebbe stata la stessa.

- Avete mai aperto il testamento di vostro padre?

Diciamo che lo stiamo ancora cercando, tra i vari doppi fondi di villa Wanda . Mio padre amava tanto il mistero che probabilmente ha nascosto le sue ultime volontà in un posto che solo lui conosceva, così il segreto continua.

- Nella vita familiare, nel rapporto padre figlio, cosa le ha lasciato come insegnamento Licio Gelli?

Mio padre mi ha insegnato che una parola data, vale tutto. Mi ha lasciato il valore della disciplina, del lavoro e della coerenza. Ma l'insegnamento più grande è stato la resilienza: affrontare le avversità a testa alta, senza mai perdere la dignità, anche quando il mondo intero sembra venirti contro. Mi ha lasciato la capacità di guardare oltre l'orizzonte con la consapevolezza che il tempo, alla fine, mette sempre ogni cosa al suo posto.

- Un'ultima cosa. Il mondo è inquieto, in fiamme. Dal suo osservatorio diplomatico, cosa pensa?

Guardo con estrema preoccupazione l'attuale scenario in Medio Oriente. Siamo di fronte a una situazione estremamente delicata che sta già alimentando una pericolosa insicurezza globale e pesanti rincari che colpiscono l'economia di tutti i Paesi. La mia speranza è che prevalga il dialogo e che la comunità internazionale agisca con determinazione per una distensione di pace immediata, perché solo attraverso la stabilità si può garantire il benessere e la sicurezza dei cittadini nel mondo.

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