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Arezzo

Vigile del fuoco morto precipitando dal viadotto durante il servizio: un parco verde con il suo nome in città

Intitolazione alla memoria di Filippo Bertini, aveva 27 anni quando perse la vita sulla E45

Luca Serafini

23 Marzo 2026, 07:18

Filippo Bertini

Filippo Bertini

Filippo Bertini aveva 27 anni, faceva il vigile del fuoco e per lui il nuovo millennio non è mai iniziato: morì il 20 dicembre del 1999 in servizio, precipitando da un viadotto sulla E45, tra Verghereto e Valsavignone. Con i colleghi stava operando sul Tevere 4 per la rimozione di un tir bloccato nella neve. Un volo nel vuoto di molti metri, senza scampo. La zona era avvolta dalla tormenta: visibilità quasi zero.

La sciagura provocò grande commozione ad Arezzo, dove il giovane viveva. Domani, martedì24 marzo, la città gli rende perenne onore con l'intitolazione di un parco al Villaggio Dante. Alle 10 ci sarà il sindaco Alessandro Ghinelli. Bertini è stato decorato con la Medaglia d'argento al merito civile per il sacrificio nell'adempimento del suo lavoro. Il Consiglio Comunale di Arezzo anni fa approvò un atto di indirizzo per l'intitolazione di uno spazio pubblico, su proposta dal consigliere Roberto Bardelli. L'atto amministrativo trova ora il suo compimento ufficiale.

La memoria di Filippo Bertini è sempre stata custodita e tenuta viva dal Corpo dei Vigili del Fuoco. Il Comando di Arezzo lo ricorda anche presso il monumento ai caduti dei Vigili del Fuoco, situato nel parco Elsa Rosi Nofri, con momenti di omaggio e deposizione di corone. Ora però una targa specifica con il suo nome e cognome viene scoperta con la cerimonia in programma domani.

Anche sul viadotto della E45 negli anni ci sono stati momenti di ricordo: è stato portato un abete e dei simboli commemorativi sono stati collocati sotto il pilone 10.

Filippo Bertini è ricordato come esempio di senso del dovere e di dedizione al servizio pubblico, spesso citato nei discorsi dei comandanti come “testimone” per i giovani che si avvicinano alla professione. Nelle cerimonie si sottolinea il rischio che fa parte del lavoro dei vigili del fuoco, utilizzando la sua storia come monito e come occasione per rafforzare il legame tra Vigili del fuoco e familiari dei caduti. In questa circostanza, il ricordo riguarda anche un'altra luminosa figura, Simone Mazzi, che perse la vita anni dopo, il 28 gennaio 2003, tra Palazzo del Pero e Molin Nuovo per recuperare un camionista finito fuori strada. A lui è stato intitolato un piazzale vicino alla caserma di via degli Accolti. A fine 2025 la Cassazione ha respinto il ricorso del Ministero che si opponeva al risarcimento per il suo infortunio mortale: si spezzò un cavo d'acciaio mentre veniva calato con il verricello e il bozzello d'acciaio lo colpì in testa. Il mezzo era vetusto e non era stato oggetto dei controlli necessari.

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