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LA STORIA

Mohammed Alì: "Io musulmano che entro anche in chiesa. Ingiustificati gli attacchi al vescovo Migliavacca"

Allenatore all'Olmoponte Santafirmina: "Mi vesto anche da Babbo Natale"

Francesca Muzzi

25 Marzo 2026, 06:53

Mohammed Alì

Mohammed Alì

Mohammed Alì è arrivato dall'Egitto 21 anni fa. Ad Arezzo lavora nel turismo ed è un punto di riferimento per i ragazzi dell'Olmoponte Santafirmina.

Fa l'allenatore e lo fa da diversi anni. Parla bene l'italiano, anche se capisci subito che non è nato in Italia, ma nel nostro paese si è integrato bene.

Musulmano di fede, non si fa nessun problema a vestirsi da Babbo Natale per fare sorridere i ragazzi della società di calcio del presidente Treghini, dove lì, davvero le parole come accoglienza o inclusione, sono all'ordine del giorno.

Per questo Alì si arrabbia quando la gente attacca via social il vescovo Andrea Migliavacca, perché ha accettato l'invito della comunità islamica l'ultimo giorno del Ramadan.

Anche Alì rispetta il mese di digiuno, ma la scorsa mattina non era insieme ai suoi connazionali, "perché avevo un impegno di lavoro".

"Per me è stata un'aggressione orale ingiustificata nei confronti del vescovo Andrea Migliavacca – sottolinea Alì – E a chi ha offeso, vorrei chiedere il perché di questi attacchi verso un vescovo che ha accettato l'invito della nostra comunità in un giorno davvero importante".

"Occorre andare oltre e accettare le tradizioni, i riti e le religioni gli uni degli altri. Io, per esempio – sottolinea Alì – se devo entrare nelle vostre chiese per un funerale, lo faccio. Con rispetto, perché non ci vedo nulla di male".

"Così come quando all'Olmoponte ho deciso di indossare i panni di Babbo Natale. L'ho fatto volentieri e non mi sono mai posto nessun tipo di problema. Donare un sorriso ai bambini va oltre qualsiasi religione".

Natale e Pasqua. Due feste e due modi di festeggiarle anche nella tradizione islamica: "Il Natale lo sentiamo di più – ci dice Alì – La Pasqua invece ha un altro significato, ma non per questo se vedo gli amici o i colleghi di lavoro non faccio loro gli auguri. Come voi anche io mangio l'agnello e mi piace tantissimo, ma non partecipo ai riti della Settimana Santa. Se però lo facesse un mio connazionale non vedo dove sia il problema".

Rispetto l'uno dell'altro, così come hanno fatto amici e conoscenti nei confronti di Alì durante il mese di digiuno. Quello del Ramadan quando dall'alba al tramonto, i musulmani praticanti si astengono dal cibo e dalle bevande.

È duro, Alì? "Quello che noi pratichiamo da secoli, è diventato anche un tipo di dieta. Se pensiamo che oggi viene praticato il digiuno intermittente. Dico che un mese all'anno fa bene al nostro organismo. Ci si disintossica".

Per poi festeggiare la fine in alcuni punti della città. E proprio al Pionta, era presente anche il vescovo Andrea Migliavacca che ha accettato l'invito e ha parlato di pace e della mano verso il popolo islamico.

E qui torniamo alla domanda iniziale. "A coloro che hanno offeso e attaccato il vescovo solo perché ha fatto un atto amichevole, di pace e ha teso la mano alla nostra religione, perché non ci vanno a parlare? Perché non gli chiedono spiegazioni? Perché le loro ragioni non gliele dicono in faccia. Tutti si riempiono la bocca con la parola 'pace', ma il più delle volte si pronunciano parole così importanti solo per 'facciata'. Quello che è successo solo per avere fatto quel gesto, dispiace davvero".

"Io – conclude Alì – per quanto mi riguarda continuerò a vestirmi da Babbo Natale, a mangiare l'agnello, a rispettare la mia e la vostra religione. Siamo tutti esseri umani".

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