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Arezzo

Staccò la lingua alla compagna con un morso: condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione

Luca Serafini

07 Aprile 2026, 18:36

Tribunale

Condanna in tribunale

E' stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione il giovane che con un morso ha staccato un pezzo di lingua alla compagna. Un episodio avvenuto ad Arezzo la scorsa estate. La sentenza è stata emessa dal tribunale aretino in composizione collegiale, oggi martedì 7 aprile. All'udienza era presente l'imputato - detenuto nel carcere di Prato - e la donna, che al momento dell'aggressione era incinta ed ha dato alla luce un figlio riconosciuto dal padre, in un clima complesso ma civile e improntato al rispetto.

Il trentenne aretino era accusato per le lesioni gravissime e per maltrattamenti emersi nel corso delle indagini. Il drammatico fatto avvenne nella notte tra il 14 e il 15 giugno 2025 in piazza Guido Monaco. L'uomo, durante un litigio, mentre la baciava dette un morso alla fidanzata di 29 anni amputandole un pezzo di lingua, recuperato da un'amica e portato in ospedale. La donna venne soccorsa dal 118 e operata d'urgenza all'ospedale San Donato, dove i chirurghi riattaccarono la lingua avviando un iter terapeutico complicato dalla gravidanza. L'episodio, avvenuto davanti a testimoni, è scaturito da una convivenza segnata da episodi di tensione e violenza, complice l'assunzione di sostanze.

Inizialmente denunciato per lesioni aggravate dai carabinieri, il trentenne è stato arrestato successivamente su richiesta della Procura di Arezzo con custodia cautelare in carcere disposta dal giudice Stefano Cascone per rischio di reiterazione.

Il processo è iniziato il 4 novembre 2025 davanti al Tribunale di Arezzo (presidente Anna Maria Lo Prete): l'imputato ha riconosciuto il figlio neonato con consenso della vittima (parte civile con avvocati Osvaldo Fratini, Laura Cruciani, Filippo Alberti). E' stato disposto un risarcimento provvisionale di 25 mila euro. L'imputato era difeso dagli avvocati Silvia Gori e Teresa Malentacchi. Il Pm Julia Maggiore aveva chiesto la condanna a 5 anni di reclusione. Per il reato più grave, le lesioni gravissime, la difesa ha chiesto il giudizio con rito abbreviato (che riduce la pena di un terzo).

Il tribunale ha ritenuto le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. Dopo l'udienza il trentenne è tornato in carcere. Nella precedente udienza aveva parlato, chiedendo scusa, piangendo e parlando del percorso di recupero e cambiamento che sta affrontando.

La donna era in tribunale con il loro figlio - l'uomo ha potuto vedere entrambi - e aveva già espresso il concetto di perdono e di desiderio di cambiamento per il trentenne, verso il quale prova ancora del bene.

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