Arezzo
Helenia Rapini
Va in Cassazione il 29 aprile il caso di Helenia Rapini, la giovane aretina di 29 anni morta il 6 novembre 2019 in un tragico incidente stradale sulla via di Ristradelle nei pressi di Arezzo. L'automobilista alla guida di un Suv, Marco C., un uomo affetto da sindrome delle apnee ostruttive del sonno (Osas), si addormentò alla guida improvvisamente e centrò l'auto della vittima, causando anche la morte del cane che Helenia trasportava. La giovane, volontaria Enpa e educatrice cinofila, che procedeva nel senso di marcia opposto all'uomo, morì sul colpo.
In primo grado, il Tribunale di Arezzo ha assolto l'imputato ritenendo il "colpo di sonno" patologico, imprevedibile e non penalmente rilevante. La Corte d'Appello di Firenze ha confermato l'assoluzione, basandosi su una perizia che escludeva responsabilità legate a farmaci, negligenze o alla patologia nota, nonostante le contestazioni della famiglia rappresentata dall'avvocato Francesco Valli. La diagnosi di Osas per il conducente del Suv fu scoperta dopo l'incidente. Segue delle cure.
Il caso è sempre stato controverso, tra perizie e controperizie. A febbraio 2026, su istanza della famiglia, la Procura Generale di Firenze ha depositato ricorso in Cassazione contro le assoluzioni, contestando la valutazione della colpa e l'imprevedibilità dell'evento in presenza di Osas e ipertensione. Tra gli elementi anche la velocità dell'auto sopra il limite in quel tratto.
La Suprema Corte nell'udienza fissata a Roma per il 29 aprile, esaminerà se la condizione clinica rendesse prevedibile il rischio, con possibile rinvio per un nuovo appello a Firenze, in caso di accoglimento del ricorso. La famiglia auspica un riconoscimento della verità e il ritiro della patente dell'imputato. La difesa dell'automobilista - con gli avvocati David Scarabicchi e Giulia Brogi - punta alla conferma della doppia sentenza conforme.
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