Arezzo
Il sindaco Ghinelli con il presidente Manzo
“Oggi sarò allo stadio a tifare Arezzo”. Primo cittadino e anche primo tifoso. Il sindaco Alessandro Ghinelli in tribuna. Può chiudere la sua lunga amministrazione alla guida del Comune (11 anni) con il salto di categoria che un popolo interno sogna.
“È un grande giorno e contiamo di uscire dal Comunale sorridendo” dice Ghinelli. “C'è una straordinaria partecipazione intorno a questa partita e lo stadio sarà pieno per le possibilità attuali di accogliere i tifosi”.
Il sindaco di una città avvolta dai colori amaranto, prosegue: “Mi auguro una grande festa, di sicuro questa squadra e questa città meritano la promozione in serie B”.
Nel corso del suo mandato iniziato nel 2015, Ghinelli ha visto il Cavallino cadere, rialzarsi, trottare, correre. Alcuni flash sono il fallimento del 2018 e la Battaglia totale contro tutto e contro tutti (mister Pavanel) per mantenere la C, la retrocessione del 2021, la risalita con Paolo Indiani (2022-2023).
Ora ecco il sogno del ritorno tra i Cadetti che è davvero ad un passo.
“Sì, in questi anni ne abbiamo passate tante, ricordo un giorno sotto Covid, quando andai insieme a Paolo Bertini a tranquillizzare la squadra perché era un momento molto difficile per tutti, anche per il calcio, e i giocatori non venivano pagati. Li incontrammo negli spogliatoi, il capitano era Cutolo, riuscimmo a far capire al gruppo che non dovevano demordere e che la situazione sarebbe cambiata, e così fu”.
Dalle diverse montagne russe alla stabilità e progettualità di oggi con il presidente Guglielmo Manzo. Con il sindaco Ghinelli è stato subito un rapporto improntato alla massima collaborazione e il piano per la riqualificazione dello stadio comunale - tutto coperto, 13 mila posti ha preso forma in questo scorcio di mandato alla guida di Arezzo, con i lavori alle porte e possibile conclusione nel 2030.
“Un sogno che con il presidente Manzo si realizza” dice Ghinelli “speriamo di svegliarci con il prossimo sindaco con la realizzazione dello stadio nuovo, moderno, funzionale per accogliere e celebrare al meglio l'Arezzo negli scenari che gli competono”.
La mente poi va anche al passato, alla prima promozione in serie B dell'Arezzo, stagione 1965-1966, sessanta anni fa.
“Ero un ragazzino, in quel periodo mio padre era consigliere comunale e aveva la tessera per la tribuna, ma a vedere l'Arezzo ci andavo io. Ed ho assistito a tutte le partite interne. Tra l'altro - confessa Ghinelli - non gli facevo fare una buona figura in quanto come tifoso ero molto scalmanato...” Ghinelli ricorda il portiere Ghizzardi, Meroi, Flaborea, Ferrari. Ma è un attimo e lo sguardo torna sulla stringente attualità. Ottomila spettatori per 90 minuti già nella storia prima ancora di essere giocati. Dopo quattro volte potrebbe essere la quinta sinfonia amaranto.
Ma il sindaco avrà qualche ospite con sé oggi in tribuna? “Macché, è stata un'impresa avere il biglietto anche per me...”
Dal suo collega di Sassari, Giuseppe Mascia, nessun segnale: non si sa se sarà al seguito della Torres che vive, a sua volta, una giornata decisiva. Quando ad Arezzo venne l'Ascoli, il sindaco Marco Fioravanti contattò Ghinelli.
Ci siamo. Pre partita musicale con Pau dei Negrita, inno by Pupo, cori dal cuore della curva e dal profondo dell'identità aretina. Fuochi d'artificio e pullman pronti per il corteo verso il Prato. Al campo alla battaglia. La parola al rettangolo verde. Manca solo una cosa: vincere.
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